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| 15 ott 2018 | 06:01

Pensioni, gli stranieri sono necessari ma non bastano. Anche in Trentino Alto Adige servono maggiori sforzi per rilanciare la natalità

I dati contenuti nell'ultimo rapporto della Fondazione Leone Moressa consentono di fare delle proiezioni demografiche che non sono però  positive. L'aumento del welfare legato alla popolazione più anziana sarà difficile da supportare

TRENTO. Nel 2050, quando in Italia la popolazione anziana sarà aumentata del 47% rispetto ad oggi, per soddisfare la richiesta di welfare non saranno sufficienti le persone in età lavorativa (calate del 18%). E tutto questo, ovviamente, riguarda anche il Trentino Alto Adige, che non può ritenersi immune da questo problema di sostenibilità economica.

 

Diventerà quindi fondamentale, ma comunque non abbastanza, l'apporto che gli stranieri regolari riescono (e riusciranno) a dare al Pil italiano e regionale. Ad analizzare la situazione attraverso i dati, anche locali, è lo studio pubblicato dalla Fondazione Leone Moressa.

 

Il problema reale per la sostenibilità economica del paese è che a diminuire sarà la popolazione dai 15 ai 64 anni che subirà una contrazione di 7 milioni, mentre la popolazione con almeno 65 anni aumenterà di 6 milioni. Mantenendo lo stesso livello occupazionale dello scorso anno, gli occupati diminuirebbero di quasi 4 milioni, mentre aumenterebbero i pensionati arrivando allo stesso numero degli occupati.

 

A questo trend preoccupante va aggiunto il numero sempre crescente di italiani che stanno lasciando il Paese. Basti pensare che dal 2011 al 2017 il saldo migratorio è negativo e pari a -391 mila. Si tratta nella maggior parte di potenziali lavoratori che esportiamo all’estero: giovani ed istruiti.

 

Nello stesso periodo nel nostro paese la popolazione straniera è cresciuta di 1,1 milioni senza contare le oltre 800 mila naturalizzazioni. Rispetto agli italiani gli stranieri sono più giovani ed il loro saldo naturale è positivo, per questo incidono sulla spesa pubblica solo con il 2,1%.

 

I dati elaborati dalla Fondazione Leone Moressa descrivono anche la situazione in Trentino Alto Adige. Sono 95 mila i residenti stranieri presenti e rappresentano l'8,9% della popolazione suddivisi per 47 mila a Trento e 48 mila a Bolzano. Stiamo parlando anche di 1.443 nati stranieri (il 14,7% del totale) e di 4.293 stranieri naturalizzati.

Ma quanto vale il loro apporto dal punto di vista economico? I dati ci dicono che gli occupati stranieri sono 44 mila, 8.9% del totale regionale. Con il loro lavoro riescono a generare un valore aggiunto di circa 3,3 miliardi di euro che rappresenta una buona fetta del Pil regionale, il 9,1%.

Un altro indicatore importante è dato dalla crescita degli imprenditori immigrati. A livello regionale sono circa 12 mila e negli ultimi 5 anni sono aumentati dell'11,9%.

 

Anche l'impatto fiscale, come già detto, non è di poco conto. I lavoratori stranieri presenti in Trentino Alto Adige, dichiarano 862 milioni di euro (stima) e versano 106 milioni di Irpef. Redditi ed imposte sono inferiori alla media italiana, spiegano dalla Fondazione Leone Moressa, in quanto provengono da lavori poco qualificati.

Da qui la riflessione che un aumento della mobilità sociale degli stranieri inciderebbe in modo positivo sull’impatto fiscale italiano.

Le prospettive future non sono certamente rosee. Le previsioni demografiche non sono positive, la fascia più anziana peserà sempre di più e l’immigrazione tamponerà solo in parte l’invecchiamento della popolazione. Questo comporterà un aumento del welfare legato alla popolazione più anziana difficile da supportare. Rilanciare la natalità e riuscire a sostenere la popolazione che invecchia sarà una delle sfide che si dovrà affrontare nei prossimi anni.

 

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