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Scuola, niente accordo sui nuovi contratti. Cgil: "Chi spiegherà ai docenti trentini che al contrario dei loro colleghi italiani non avranno un centesimo in più in busta paga?"

Mentre il Governo ha trovato (dopo nove anni di stop) l'accordo con i sindacati con aumenti salariali e nuove tutele a livello di diritti in Trentino il primo marzo la trattativa è saltata. La Uil non ha nemmeno partecipato: "Proposte irricevibili. Corre obbligo porsi una domanda sulla capacità di esercitare gli spazi di autonomia"

Di Luca Pianesi - 03 marzo 2018 - 17:35

TRENTO. Un tempo si diceva: nessuna nuova buona nuova, ma per il mondo della scuola, in Trentino, non è così. Se nel resto del Paese, infatti, gli accordi tra sindacati e Governo, dopo nove anni di stallo, hanno portato ad aumenti salariali (da un minimo di 80,40 euro a un massimo di 110,70 euro e resta il bonus fiscale di 80 euro per le fasce minime) al blocco della crescita delle ore di lavoro e alla concessione di una serie di diritti (come quello alla disconnessione: qui quanto deciso) in Trentino le trattative sono in stallo. Il primo marzo, infatti, si è tenuto un incontro all'Apran tra parti sociali e Provincia.

 

Un incontro che non ha visto la partecipazione della Uil Scuola perché la "bozza giunta il 28 febbraio, irricevibile, si configura decisamente con un grosso passo indietro, rispetto a quanto si era faticosamente negoziato sino ad oggi. Alla vigilia del settimo incontro - spiegava il primo marzo il segretario Di Fiore - la provocatoria proposta inviata sembra costruzione strategica al fine di dilatare i tempi stessi della negoziazione. È più di un anno che andiamo avanti scambiandoci bozze. Se questo è il risultato corre obbligo porsi una domanda sulla capacità di esercitare gli spazi di autonomia".

 

Chi ha partecipato all'incontro è stata la Cgil che comunica il suo disappunto per quanto accaduto: "Chi spiegherà ai docenti trentini della scuola statale che, al contrario di quanto avverrà per i colleghi del resto d’Italia, la loro busta paga del mese di marzo non peserà, probabilmente, neppure un centesimo in più? E probabilmente nemmeno quella di aprile? Con quali argomenti - prosegue il sindacato - potremo placare la loro indignazione di non vedersi riconosciuto lo stesso trattamento del nazionale, né tanto meno di assistere alla legittima valorizzazione di una professionalità qualitativamente alta, impiegata da anni in sperimentazioni d’avanguardia? Il primo marzo l’incontro in Apran finalizzato al rinnovo delle disposizioni contrattuali, malgrado si sia protratto fino a sera, si è tradotto in un ennesimo flop, poiché la quadratura del cerchio stenta ad essere trovata".

 

Stallo assoluto, dunque. Per la Uil Scuola questi in particolare sono i punti contenuti nella bozza inviata dalla Provincia considerati irricevibili:

 

- Torna ad essere inserita la possibilità di immissioni in ruolo su part-time ab origine.

- Vengono introdotte nel monte-ore “ex nazionale” 10 ore di formazione, peraltro limitando richiesta di altra parte sindacale, da svolgere a titolo gratuito.

- Parte della formazione viene ricondotta obbligatoriamente all’Istituto provinciale Iprase, trasformando un diritto/dovere (quello alla formazione) in un obbligo lesivo della libertà di insegnamento.

- Rimane in un limbo contrattuale la negoziazione del fondo per la cosiddetta valorizzazione del merito.

- Manca il riferimento ad una attenta pianificazione degli impegni di lavoro. Uil Scuola e Cisl Scuola hanno chiesto (e la richiesta sembra di tutta ragionevolezza) una programmazione almeno trimestrale dell’orario di servizio: i docenti vogliono sapere quando debbono prestare servizio e per quali attività.

 

"In buona sostanza - spiega Di Fiore - nessuna delle richieste avanzate da tempo dalla nostra organizzazione sindacale, assieme alla Cisl Scuola, è stata accolta". Anche la Cgil resta molto delusa dall'incontro avuto con la Provincia ma ribadisce la scelta fatta di partecipare, comunque, agli incontri. 

 

"Come Flc Cgil del Trentino ci siamo spesi con proposte innovative e garantiste - spiegano - nei confronti dei docenti: dalla maggiorazione delle assunzioni a una più capillare tutela della maternità, dal riconoscimento equo delle attività Clil e di alternanza a tutte le ore sommerse legate alla funzione docente, dal raddoppiamento dell’assegno di flessibilità alla rivalutazione del potere della contrattazione (anche in tema di bonus premiale), dallo stralcio economico (che abbiamo chiesto dal 2016, unici e soli) alla parità di diritti fra personale di ruolo e precario. Vogliamo rassicurare i nostri iscritti - conclude la Cgil - e tutti i lavoratori. Noi al tavolo ci siamo e ci saremo, anche al prossimo incontro previsto per il 21 marzo. Dal nostro punto di vista, presidiare gli incontri negoziali significa stare sul pezzo per portare a casa risultati in termini giuridici ed economici, per mediare, per smussare il più possibile le asperità normative".

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