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Sfruttamento dei lavoratori, i sindacati: ''Quando le vittime entrano nel nostro ufficio è già troppo tardi. Serve una migliore contrattazione territoriale''

Stefano Picchetti e Dino D’Onofrio della UilTuCS del Trentino-Alto Adige/Südtirol sono intervenuti dopo il caso di 12 pakistani sfruttati a Riva del Garda

Pubblicato il - 02 dicembre 2018 - 15:54

TRENTO. “Oggi, come il secolo scorso, se vuoi fare sindacato devi entrare di nascosto dalla porta posteriore del ristorante, prendere tre caffè aspettando il momento giusto per palare di nascosto con il lavoratore” così, però, non si può andare avanti e a farlo capire sono i sindacalisti Stefano Picchetti e Dino D’Onofrio della UilTuCS del Trentino-Alto Adige/Südtirol.

 

Parole che arrivano dopo la vicenda dei dodici pakistani che a Riva del Garda venivano sfruttati in un ristorante orientale da due cinesi che sono stati individuati e bloccati dalla Guardia di Finanza. Dodici pakistani resi quasi schiavi perchè costretti a vivere tutti assieme in pochi metri senza alcun diritto.

 

Una situazione, hanno spiegato i due sindacalisti, che “purtroppo non ci sconvolge non perché non siamo sensibili a quanto accaduto, ma perché ormai da tempo il mondo del lavoro si è deteriorato, distrutto, frammentato soprattutto nel terziario, nel turismo, nei servizi”.

 

Il lavoro nero e la sempre più frequenti casi di retribuzioni che non vengono pagate, sono all'ordine del giorno in tutto il territorio e toccano tutti i settori.

 

“Spesso le vittime di questo sistema – affermano Stefano Picchetti e Dino D’Onofrio - entrano dalla porta del nostro ufficio quando hanno già abbandonato il posto di lavoro per chiedere motivazioni, spiegazioni e difesa, ma ormai è troppo tardi e fra un pianto e un bicchiere d’acqua per calmarne i singhiozzi, più di rabbia che di disperazione, si cerca strizzare fuori dalle carte sudate e accartocciate un po’ di speranza e troppo spesso quella che riesci a a tirarne fuori è poca. Purtroppo i lavoratori stessi pur di guadagnarsi da vivere accettano tutto e verrebbe voglia di gridare anche a te”.

 

Per il sindacato occorre ripartire anche da una migliore contrattazione territoriale, da un maggior dialogo con gli uffici competenti, da strumenti di controllo migliori. “Non da tavoli di discussione – viene spiegato - ma da strumenti, forse così si riuscirà ad inventare nuovi sistemi di controllo e di dialogo che aiuterebbero tutti, lavoratori ed imprese (quelle sane). Vorremmo una società giusta, moderna, telematizzata, democratica, ordinata e sicura, ma per tutto ciò dobbiamo cominciare dal lavoro perché, senza di questo, non c’è democrazia, non c’è giustizia non c’è libertà, non c’è dignità”.

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