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| 16 ott 2018 | 19:30

Studio della Cgil: l'industria trentina torna ai livelli precrisi. Ianeselli: ''Ora si alzino i salari e si qualifichi l'occupazione''

L'analisi annuale condotta su 111 aziende mostra un industria in netta ripresa in provincia tornata a livelli di fatturato precedenti alla crisi del 2008. Resta una criticità legata all'occupazione: le aziende del campione hanno avuto una riduzione dell'1% di occupati rispetto al 2016

di Redazione

TRENTO. Il fatturato è cresciuto dell'8,7% (record dal 2010 e da prima della crisi) con utili in attivo in tutti i settori e tasso di profitto in crescita e indici di produttività e redditività che proseguono nel solco di un miglioramento significativo. Ma si può migliorare, soprattutto per quanto riguarda l'occupazione. L'analisi annuale sui bilanci dell'industria locale realizzata dalla Cgil su un campione di 111 aziende del settore secondario mostra che l'industria trentina è tornata ai livelli di prima della crisi. "Il dato complessivo per le aziende del campione vede una crescita molto significativa - commenta Franco Ischia che ha condotto lo studio -, inferiore solo a quella 2010 e migliore anche di quella del periodo pre crisi 2007 – 2006".

 

Ma a fronte della crescita degli indicatori di redditività non cresce allo stesso ritmo l'occupazione. Nel 2017, per le imprese campione, il saldo occupazionale ha fatto registrare un calo dell'1%. "Sul dato sicuramente ha inciso anche il dato delle gelate che hanno ridotto il tasso di occupazione nell'ortofrutta – prosegue Ischia -. Al netto di ciò ci sono margini per auspicare una ripresa anche in questo campo". E proprio dell'occupazione ha parlato anche il segretario della Cgil del Trentino Franco Ianeselli che ha detto: ''In questi anni di crisi indubbiamente l'industria trentina ha tenuto e questi dati lo testimoniano. Siamo consapevoli del ruolo del manifatturiero nella nostra economia, ne riconosciamo l'importanza perché anche in un'economia terziaria, l'industria al di là del numero degli occupati, ha un ruolo fondamentale nell'innovazione e nell'apertura ai mercati esterni".

 

Ianeselli ha quindi posto l'accento su un settore che ha comunque assicurato negli anni una tenuta, contribuendo in modo importante al reddito della provincia. "In questi anni operai e impiegati hanno tirato la cinghia; adesso serve un'inversione di tendenza. Ora che gli indicatori dell'economia risalgono - ha concluso - è tempo di aumentare le retribuzioni attraverso la contrattazione integrativa ed è necessario concentrarsi sull'occupazione di qualità, che vuole dire da una parte puntare sulle stabilizzazioni e dall'altra aprire al coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte aziendali, ne ha vantaggio il dipendente ma anche l'impresa".

 

I dati sono stati elaborati sulla base dei bilanci 2017 relativi a 48 società metalmeccaniche, 15 chimiche, 7 tessili-abbigliamento, 17 del settore alimentare, 11 del settore cartario-poligrafico, 4 delle costruzioni, 9 gruppi o aziende di settori diversi, sono riportati ed elaborati in modo da ricavarne alcuni indici molto importanti per capire l'andamento delle aziende.

 

Il fatturato 2017 delle aziende del campione è stato di 5,753 miliardi di euro con una crescita del 8,7% rispetto all’anno precedente; il campione 2016 aveva visto una crescita del 1,9% rispetto all'anno precedente. Il campione 2015 aveva visto una crescita del 2,6% rispetto al 2014. La crescita è stata soddisfacente in tutti i settori, tranne nelle costruzioni. In particolare l'aumento è stato buono nel settore metalmeccanico +13,4%, nel tessile +9,8% e nel chimico +7,6%. Bene anche l'agroalimentare con +4,9% e il cartario con +3,1%. Nelle costruzioni si è registrata invece una riduzione del'1,4%.

 

Nel 2017, dunque, la crescita è stata la migliore degli ultimi anni: eccetto il 2010, anno di recupero rispetto alla crisi, bisogna andare ai campioni degli anni 2006 e 2007 per trovare un risultato simile. A livello di utili il bilancio complessivo è di 323 milioni di euro pari al 5,6% del fatturato con tutti i settori in attivo. Il margine operativo delle aziende del campione, differenza tra il valore della produzione e i costi (prima della gestione finanziaria), è stato di 395,5 milioni di euro pari al 6,9% del fatturato; è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2016; era il 5,9% nel 2015, il 6% nel 2014.

 

Il costo del lavoro (retribuzioni, oneri sociali ,Tfr ecc.) ammonta a 805,2 milioni di euro pari al 14% del fatturato; era il 14,5% nel campione 2016; il 13,5% nel 2015, era il 13,4 % del fatturato nel 2014. L'incidenza del costo del lavoro rimane, dunque, contenuta. Gli indici di produttività e redditività proseguono in un miglioramento significativo. Va anche detto che sui dati incidono situazioni particolari di alcune aziende particolarmente brillanti e altre particolarmente negative.

 

Infine l'occupazione: l'analisi ha preso in considerazione il confronto del saldo occupazionale nelle aziende del campione, ad esclusione dei gruppi. E il dato su questo fronte non è positivo: le aziende del campione hanno avuto una riduzione dell'1%, da 16.606 del 2016 a 16.436 del 2017. Il dato sull'occupazione, secondo l'analisi, non si giustifica neanche al netto della riduzione legata alla gelata in agricoltura (-437 occupati). Il dato è positivo solo nel tessile (+6,9%) e nel meccanico (+2,8%), grazie allo sviluppo di qualche singola azienda.

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