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Allarme dei sindacati: ''La Finanziaria toglie 7 milioni di euro a 52.734 pensionati trentini''

Cgil, Cisl e Uil contro i nuovi adeguamenti all'inflazione: ''Si fa sempre cassa sui pensionati. Non sono stati rispettati i patti fatti in precedenza''

Pubblicato il - 07 gennaio 2019 - 19:24

TRENTO. La Finanziaria nazionale interviene sulla perequazione pensionistica. E i sindacati, anche in Trentino, sono sul piede di guerra: "Vengono tolti 7 milioni di euro a 52.734 pensionati trentini", dicono.

 

L'intervento in merito è unitario delle sigle Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp che puntano il dito contro la modifica degli adeguamenti delle pensioni all'inflazione.

 

"Il governo Conte non ha mantenuto i patti fatti precedentemente dal governo Gentiloni con i sindacati. La legge 388 del 2000 non andrà in vigore perché è stato inserito uno stop in Finanziaria. Come pensionati avremo una perdita dal 2011 in poi che non è di spiccioli, ma consistente. E ce la trascineremo per tutta la nostra vita. Il governo del cambiamento ha cambiato, ma in peggio" è la posizione dei sindacati spiegata da Tamara Lambiase (Fnp Cisl).

 

E prosegue: "Quando il premier Conte dice che del taglio "non si accorgerebbe nemmeno l'avaro di Moliere" ci offende. Non parliamo di pochi spiccioli".

 

La quantificazione è affidata alle parole di Claudio Luchini (Uil pensionati): "In Trentino su 138.000 pensionati 52.734 sono colpiti dal provvedimento; a loro vengono tolti 7 milioni di euro in totale. E questo pur avendo precedentemente concordato che nel 2019 la rivalutazione sarebbe stata recuperata".

 

"Interessati da questo cambiamento in peggio - fanno sapere i rappresentanti di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp - saranno i pensionati la cui pensione è medio-alta, vale a dire sopra i 1.522 euro lordi".

 

Il nuovo sistema di rivalutazione delle pensioni, cioè l'adeguamento al costo della vita, secondo le tre sigle "frutterà allo Stato 2,3 miliardi di euro in tre anni, più un miliardo all'anno per i sei anni successivi". "A questa somma si aggiunge il prelievo straordinario sugli assegni superiori a 100.000 euro lordi l'anno, pari a circa 300 milioni equivalenti".

 

"È l'ennesima prova che, quando c'è da fare cassa, si va dai pensionati" dichiara ancora Lambiase. Secondo la quale il problema si riflette sull'aspetto culturale: "Questo far apparire i pensionati qualcosa di privilegiato non fa altro che fomentare un antagonismo generazionale che noi non vogliamo, che anzi noi cerchiamo di mitigare e di oltrepassare", afferma.

 

Luchini ricorda che la perequazione "è il recupero del costo della vita, che per i pensionati è talvolta superiore che per i non pensionati, perché più la vita avanza più c'è bisogno di cure mediche".

 

Ruggero Purin (Spi Cgil): "La nostra indignazione è legata al fatto che il governo del cambiamento sta comportandosi peggio di chi lo ha preceduto. E lo sta facendo senza coinvolgere il Parlamento. Samo alla deriva dei diritti: l'unto di turno pensa di poter decidere tutto lui e nessuno sa niente nel dettaglio di cosa sarà scritto nei decreti attuativi. Il problema è anche di metodo".

 

Continua:"Noi rivendichiamo i diritti, il fatto di avere un progetto". Poi la stoccata sulla flat tax: "Per i lavoratori con la partita Iva la tassazione è pensata ferma al 15%, ma l'aliquota media di un pensionato è il doppio. Non è un'operazione di giustizia, ma di consenso. Non si contrasta così la povertà e l'impegno non deve riguardare una sola categoria, ma l'intera società. È la fiscalità che fa la giustizia, perché preleva sul reddito".

 

Accanto alla manovra finanziaria nazionale per le tre sigle dei pensionati trentini resta inoltre aperta la questione della riforma locale del welfare anziani: "Attendiamo quanto prima un confronto con la giunta provinciale e con l'assessora alla Salute per l'attuazione, a livello dei singoli territori, dello Spazio Argento per la presa in carico degli utenti, la pianificazione e l'omogeneizzazione dell'offerta di servizi e l'integrazione dei vari soggetti erogatori delle prestazioni". 

 

Di questo e altro discuteranno Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp il prossimo 16 gennaio: "Faremo un direttivo unitario: ci troveremo sotto il palazzo della Regione e poi saliremo in Sala Rosa". Non una manifestazione, ma un ragionamento congiunto e un segnale alla politica. Seguirà la manifestazione nazionale che unitaria si terrà a Roma entro la fine del mese, quindi sarà la volta delle assemblee dei tre sindacati sul territorio trentino.

 

"La Cisl non è contraria ai governi a priori. Ma se l'inizio del governo provinciale è quello che vede Fugatti andare a Roma e impropriamente votare per 70 milioni in meno al Trentino e poi tornare a dirci che sono 70 milioni in meno di tasse sono preoccupata. E lo sono anche per la delibera sulla sanità e per lo Spazio Argento" afferma infine Lambiase.

 

Sulle rivalutazioni delle pensioni si esprimono anche i parlamentari Diego Binelli e Vanessa Cattoi (Lega) con una nota: "A seguito di notizie discordanti circolanti su mezzi di informazione e social network, riteniamo opportuno fare un po' di chiarezza in merito a quanto contenuto nella manovra di bilancio appena approvata dal governo Lega-Movimento5stelle. In primis è doveroso ricordare che la rivalutazione delle pensioni era bloccata dal 2012; bene fa dunque il governo a risolvere una situazione ferma da 8 anni. Va quindi sottolineato che grazie alle misure contenute nella manovra di bilancio, le attuali retribuzioni beneficeranno di un aumento rispetto a quanto percepito nel 2018. Chi ha preso 800 euro riceverà 9 euro in più al mese, 1.000 euro un aumento di 11 euro al mese, 1.200 euro un aumento di 13 euro, 1.500 euro ne avrà 16,5, e via dicendo".

 

Ancora: "Nessun pensionato prenderà un euro in meno rispetto al 2018, come invece la disinformazione vuol far credere. L'adeguamento al costo della vita ci sarà infatti per tutte le pensioni, con rivalutazioni differenziate, che saranno percentualmente più consistenti per le fasce più basse e via via decrescenti per quelle più elevate. Come si può vedere, quanto attuato dal governo tutela ancora una volta le fasce deboli, in linea con le altre misure contenute nella manovra di bilancio".

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