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Bando pulizie, i sindacati: “Non si rispettano le norme”. La Giunta: “E' stato emanato dalla scorsa amministrazione”

Alle accuse mosse ieri dal comunicato dei sindacati, tra cui quella di favorire un dumping economico e di assecondare le aziende, la Provincia risponde negando ogni responsabilità. "La scelta di costi più bassi per la pubblica amministrazione è stata operata dalla Giunta precedente"

Di Davide Leveghi - 03 agosto 2019 - 19:33

TRENTO. Dopo i deludenti risultati per le imprese trentine di pulizie nel bando d'appalto sui servizi a uffici provinciali, Comune di Trento, università, scuole, ecc. - caratterizzato da cifre molto alte, attorno ai 95 milioni di eurosindacati e Giunta si sono affrontati in un acceso scambio di battute. La vittoria sui 19 lotti dell'appalto gestito da Apac, agenzia provinciale per gli appalti e i contratti, di ben 17 bandi da parte di aziende non trentine ha provocato non pochi malumori nel settore.

 

“La conclusione del mega appalto delle pulizie- hanno dichiarato Cgil, Cisl e Uil in un comunicato congiunto- è la plastica dimostrazione che la ratio della legge sugli appalti viene disattesa attraverso la costruzione bandi di gara non coerenti con i principi di quella norma. Per questa ragione le regole a garanzia della qualità del servizio e soprattutto della tutela dei lavoratori vanno ancora rafforzate”. Norma disattesa, a giudizio dei sindacati, dalla vittoria di alcune aziende di più di tre appalti (un'azienda di Udine, la Euro & Promo FM Spa se n'è aggiudicati ben 10).

 

Ma è il trattamento economico con le nuove aziende appaltatrici a preoccupare maggiormente un comparto che in Trentino conta tra i 1200 e i 1400 lavoratori. “I criteri dell’offerta economicamente più vantaggiosa non sono sufficienti - hanno sottolineato Maurizio Zabbeni, Michele Bezzi e Matteo Salvetti, rappresentanti delle tre sigle sindacali al tavolo provinciale per gli appalti - in appalti ad alta intensità di manodopera come le pulizie deve valere solo l’offerta tecnica non quella economica. La formula del 70% qualità e 30% prezzo è assolutamente inefficace perché a fronte di offerte simili sulla qualità vince sempre chi ribassa di più. E a rimetterci sono sempre i lavoratori che rappresentano in questa tipologia di appalti la parte più consistente dei costi”.

 

Sul banco degli imputati Giunta e agenzia degli appalti, colpevoli secondo i sindacati di non aver ascoltato le richieste dei lavoratori e di aver puntato in sede di costruzione dell'appalto su criteri economicisti prima ancora che di qualità e garanzie per i lavoratori. “Bandi di gara non costruiti sul criterio della qualità- hanno incalzato i delegati- alla fine svantaggiano anche il tessuto economico locale, a favore di chi sta sul mercato facendo dumping sul costo del servizio. I rappresentanti delle imprese al tavolo appalti non hanno avuto sufficientemente coraggio nel comprendere che norme stringenti sulla qualità avrebbero garantito non solo i lavoratori, ma anche le imprese locali. Questo è il risultato”.

 

La reazione della provincia, però, non si è fatta attendere: “Il bando era stato emanato nella precedente legislatura - si legge nel comunicato stampa di risposta - sulla base di una deliberazione che dava la possibilità, secondo quanto previsto a livello nazionale, di aggregare gli acquisti in modo da favorire l'acquisizione di servizi più economici per la pubblica amministrazione”. Di fronte alle proteste sindacali, la Giunta, chiamata dai sindacati a prendere posizione, risponde: “Nulla potevamo fare su tale bando, essendo già stato emesso”.

 

La responsabilità dei criteri regolativi del bando, dunque, sarebbe dell'amministrazione precedente. “Premesso che il bando è stato costruito nel pieno rispetto delle disposizioni vigenti, ovviamente resta la possibilità che venga impugnato da chi ritenesse lesi i propri diritti di partecipanti all’appalto- continua la nota- tuttavia, al netto di eventuali impugnative, si ribadisce l'impegno ad un attento monitoraggio, in fase di esecuzione, affinché quanto dichiarato in sede di offerta venga eseguito in maniera strettamente conforme dagli aggiudicatari”.

 

A riguardo, infine, delle preoccupazioni per i lavoratori del settore, la Giunta rassicura affermando l'inclusione nel bando di “una clausola sociale forte”, che “prevede l'obbligo di assunzione dei lavoratori uscenti”. Alle accuse di aver assecondato aziende che propongono un trattamento economico peggiorativo, la Pat ha invece detto di far “fede a quello previsto nel protocollo sindacale firmato dalle parti sociali nel 2013”, almeno “fino a quando questo non verrà cambiato d'intesa fra i rappresentanti dei datori e delle organizzazioni sindacali”.

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