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Crisi delle imprese artigiane. Tengono Trentino e Alto Adige. Il Cna: ''Grazie alle politiche degli ultimi anni. Preserviamole e miglioriamole''

Nonostante la ripresa economica degli ultimi anni (2014 – 2018) l'artigianato non è riuscito a ripartire dopo il 2008. Le imprese sono continuate a calare e quelle in maggiore difficoltà sono nel settore delle costruzioni e quelle tipiche del Made in Italy 

Pubblicato il - 17 febbraio 2019 - 18:34

TRENTO. Nel corso del 2018 in Italia quasi 18 mila imprese artigiane hanno chiuso una cosa come 48 al giorno. Un calo (-1,3% rispetto al 2017) che non conosce sosta ormai dallo scoppiare della crisi del 2008 come certifica il Centro Studi Cna. Si salvano Trentino e Alto Adige grazie alle buone pratiche messe in campo dalla politica locale negli ultimi anni

 

“Questi dati – afferma Claudio Corrarati, presidente della Cna del Trentino Alto Adige – sono un buon motivo affinché le politiche mirate al sostegno delle piccole aziende fatte fino ad oggi dalle due Province autonome di Trento e Bolzano vengano mantenute e, ove possibile, ampliate per dare continuità ai risultati positivi registrati nel 2018. Mi riferisco agli sgravi fiscali, insistiamo sull’abbattimento dell’Imi altoatesina e sull’Imis trentina che gravano sugli immobili strumentali delle imprese, ma auspichiamo ulteriori facilitazioni nell’accesso al credito, incentivi mirati al recupero di competitività, innovazione, formazione continua del personale, appalti suddivisi in piccoli lotti a misura di piccole e medie imprese locali, forniture a chilometro zero, semplificazioni burocratiche”.

 

Ma mentre il Trentino Alto Adige tiene, il processo di assottigliamento della base produttiva artigiana su scala nazionale appare allarmante ''perché - si legge nello studio del Cna - è proseguito, senza soluzione di continuità, anche negli anni della ripresa economica (2014 – 2018). Nell’ultimo anno, in particolare, il Paese ha comunque continuato a crescere, nonostante la recessione tecnica registrata nella seconda metà dell’anno e il segno “più” ha accompagnato la dinamica dell’intera base produttiva nazionale (arrivata a 6.099.672 imprese, grazie a un incremento di 7.777 unità in più rispetto all’anno precedente) oltre che quelle del Pil e dell’occupazione''. Eppure l'artigianato sta continuando a frenare.

 

Il processo di erosione della base artigiana prosegue ormai da diversi anni. Il settore delle costruzioni, che da solo rappresenta il 37,6% della base produttiva artigiana, ha riportato la contrazione in valore assoluto più marcata (-9.081 imprese). I settori manifatturieri e del trasporto e magazzinaggio (che rappresentano rispettivamente il 22,9% e il 6,2%) hanno perso, invece, rispettivamente, 6.282 e 2.097 imprese. La situazione più preoccupante si ha, dunque, nel settore delle costruzioni, crollato dal 2008, e di alcuni settori manifatturieri messi in difficoltà dalla concorrenza a basso costo dei paesi asiatici come tessile e pelletteria.

 

“A tal proposito – afferma Corrarati – rilanciamo i contenuti della partnership tra Cna Nordest e Fiera Bolzano nel corso della Klimahouse 2019 di fine gennaio per esportare in tutta Italia la best practice altoatesina dell’anticipo della detrazione fiscale sulle ristrutturazioni energetiche, misura proposta da Cna Alto Adige sei anni fa e accolta dalla Provincia con ottimi risultati: oltre 1.500 domande accolte in cinque anni, pari ad altrettanti interventi su immobili che hanno dato lavoro alle piccole imprese di costruzioni, e 50 milioni di euro investiti che hanno rilanciato le imprese artigiane dell’edilizia e dell’impiantistica”.

 

Il profilo più diffuso è però quello dei settori in lento declino nel quale l’erosione della base produttiva è causata in primis dal basso numero di nuove iniziative imprenditoriali. Purtroppo, rientrano in questo profilo molti settori manifatturieri tipici del Made in Italy: i mobilifici, l’oreficeria, la meccanica, la produzione di ceramiche e piastrelle, ma anche il trasporto, la stampe, le produzioni di carta e il commercio.

 

Non mancano i settori in espansione. Alcuni di questi, vere e proprie mosche bianche dell’artigianato, sono apparentemente in buona salute poiché caratterizzati da un sostanziale equilibrio tra iscrizioni e cessazioni garantito dalla solidità delle imprese. In questo profilo rientrano settori sia manifatturieri che dei servizi nei quali operano imprese micro e che presentano una domanda rigida (bevande e servizi per la persona).

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