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Decreto dignità, cala il lavoro per i giovani. Aumenta per gli over 55. UilTemp: ''Al momento esito negativo anche se crescono gli indeterminati''

Il sindacato analizza i dati dei Centri per l'Impiego: ''Il decreto del luglio scorso è stato un freno al contratto a tempo determinato, ha fatto sì aumentare le stabilizzazioni, ma non in quantità tale da compensare il brusco calo delle assunzioni complessive''. In Trentino il calo è in tutti i comparti tranne l'agricoltura 

Pubblicato il - 25 maggio 2019 - 12:23

TRENTO. Aumentano le assunzioni a tempo indeterminato per gli over 55, calano in generale le assunzioni per tutti gli altri con i giovani in maggiore difficoltà. Gli effetti del ''Decreto Dignità'' confermano il trend che si era palesato già dai primi mesi dopo l'approvazione, che risale a luglio 2018. A certificarlo i dati dei Centri per l'Impiego che raccontano nei primi due mesi del 2019, di un ridursi della assunzioni rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (con il governo Gentiloni): nel dettaglio nei primi due mesi dell'anno ci sono state 759 assunzioni in meno in Trentino (un dato che si traduce in termini percentuali in un calo del 4% di forza lavoro).   

 

E dai dati emerge che i più colpiti sono i giovani (- 489 assunzioni) e la fascia tra i 30 e i 54 ann(- 368 assunzioni) mentre aumentano le assunzioni (quasi 100) della fascia più anziana over 55 (+98) ed è proprio lì che si innesta il vero dato positivo del ''Decreto Dignità'' che è rappresentato da un +42,8% di contratti a tempo indeterminato. 

 

 

Per settore di attività la flessione delle assunzioni ha interessato soprattutto il secondario (-644) e, all’interno di questo, il manifatturiero (-554 per un -20%), ma diminuisce di 73 unità anche la domanda di lavoro nelle costruzioni e di 17 nel comparto estrattivo.

In controtendenza rispetto alla dinamica positiva che si registrava un anno fa prima del Decreto Dignità, è, però, anche il terziario, con un calo di assunzioni rilevabile nel commercio (-31), soprattutto nei pubblici esercizi e turismo (-446) e nei servizi alle imprese (-451); in crescita (+450 assunzioni), sono invece i rimanenti comparti del settore. A differenza del secondario e del terziario, prosegue invece nella sua crescita l’agricoltura, il cui fabbisogno di personale rispetto ai primi due mesi del 2018 aumenta di 363 unità.

 

''Come si evince da questi dati il decreto Dignità, che si profila come un freno al contratto a tempo determinato, ha fatto sì aumentare le stabilizzazioni, ma non in quantità tale da compensare il brusco calo delle assunzioni complessive - spiega la UilTemp del Trentino - e, pur approvando il decreto nelle sue buone intenzioni, non possiamo che prendere atto di quello che, almeno per il momento, si configura come un esito di fatto negativo. Il precariato, insomma, non è stato adeguatamente contrastato e, per quanto le 1094 assunzioni a tempo indeterminato restino un dato incoraggiante, non rappresentano un’adeguata compensazione. In sostanza, il decreto e i ristretti limiti di durata del determinato hanno causato più danni che benefici e, approssimativamente, per ogni lavoratore stabilizzato ce ne sono due che sono stati lasciati a casa''.

 

''Non va dimenticato - prosegue la UilTemp - inoltre, che le stabilizzazioni nella somministrazione (staff leasing) sono caratterizzate da una possibilità di recesso in più rispetto ai tradizionali contratti a tempo indeterminato (già peraltro compromessi dalle cosiddette “tutele crescenti”) con il famigerato “articolo 25”, il licenziamento per mancanza di occasioni di lavoro. A ciò si aggiunga che il significativo aumento delle partite Iva (+7,9% in un anno a livello nazionale, di cui il 45% al Nord; +5,6% in Trentino nel primo trimestre 2019 rispetto al 2018 secondo l’Osservatorio partite Iva del Dipartimento delle finanze) legato ai vantaggi della cosiddetta flat tax, dell’estensione del regime forfettario, il regime fiscale agevolato per lavoratori autonomi e imprenditori individuali che ha sostituito il vecchio regime dei minimi, fa sospettare, purtroppo, la copertura di una certa sostanziale subordinazione con un’anomala veste di lavoro formalmente autonomo che merita maggiori tutele''.

 

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