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Diamanti come investimento ''sicuro'', nei guai 4 Banche. Anche in Trentino diversi casi. Il Crctu: ''Si aprono spiragli per i risarcimenti''

Le sentenze del Tar del Lazio individuando specifiche responsabilità in capo alle Banche che hanno offerto i diamanti ai consumatori. Biasior: "Con i consumatori che si rivolgono a noi avviamo due azioni: la prima per farsi dare i diamanti e la seconda per chiedere un risarcimento alle banche''

Di Giuseppe Fin - 05 febbraio 2019 - 20:19

TRENTO. Andavano in banca e venivano consigliati ad acquistare con i propri risparmi dei diamanti con tanto di spiegazione che quelli erano una sorta di “beni rifugio” stabili e sicuri sul piano dell'investimento. Una sicurezza che è stata mandata però in frantumi qualche tempo fa quando la vicenda è esplosa con una inchiesta di Report che ha mostrato come il valore effettivo delle pietre preziose in molti casi era risultato ben inferiore a quanto i consumatori avevano investito per averle.

 

Nello scandalo dei diamanti sono finiti anche numerosi trentini che, consigliati dalle banche, avevano acquistato i diamanti. Sono circa una decina quelli seguiti dal Centro di Ricerca e Tutela dei Consumatori e degli Utenti di Trento per un valore medio investito da ognuno di 30 mila euro. Ma la sensazione è che siano molte di più le persone che si sono trovate con un investimento poi risultato profondamente depotenziato se non addirittura azzerato.

 

“Non tutti gli utenti – ha spiegato Carlo Biasior, responsabile del Centro – sanno come muoversi e per questo si possono rivolgere a noi. Stiamo seguendo al momento una decina di casi e il nostro impegno, affiancando i consumatori, è quello da un lato farsi dare i diamanti dall'altro attivare un'azione risarcitoria”.

 

Per capire bene la vicenda e le difficoltà incontrare dai consumatori nel far valere le proprie richieste di risarcimento occorre fare un passo indietro. Quando è scoppiato lo scandalo dei diamanti nell'ottobre 2017 l'Antitrust ha multato per più di 15 milioni di euro due società venditrici delle pietre preziose e quattro banche che hanno venduto a prezzi gonfiati le loro pietre a ignari clienti, spacciandoli per investimenti sicuri e senza informare dei rischi reali e dell'impossibilità di rivendere i preziosi acquistati. Le banche sanzionate sono state Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM, assieme alle due società IDB e DPI (QUI IL COMUNICATO DELL'AGCM).

 

''Una di queste due società, la IDB Spa, è stata poi successivamente dichiarata fallita - spiega il Crctu - e il Tribunale di Milano ha nominando quale curatore della procedura l'avvocata Maria Grazia Giampieretti, assegnando termine per il deposito dell’ammissione allo stato passivo per i creditori e per i terzi che vantino diritti reali e mobiliari su cose in possesso del fallito l’8 marzo 2019, con fissazione dell’udienza di esame dello stesso l’8 aprile 2019''.

 

In poche parole significa che tutti coloro che hanno deciso di lasciare in deposito i diamanti presso la società IDB Spa devono intervenire per chiederne la restituzione fisica, rivendicandone la proprietà, e coloro che hanno diritti di credito possono insinuarsi al passivo della procedura.

 

“Uno dei nostri interventi che stiamo facendo per dare una mano a chi è coinvolto in questa vicenda – ha spiegato Biasior - è di chiedere, attraverso i curatori, che ai consumatori siano mandati questi diamanti. Ovviamente non è semplice ma è fondamentale per il cittadino avviare un azione affinché rivendichi la proprietà dei diamanti in modo tale che non rientrino nel patrimonio su cui andranno a soddisfarsi i creditori”.

 

Il secondo capito sul quale il Centro di Ricerca e Tutela dei Consumatori e degli Utenti di Trento sta lavorando è l'azione risarcitoria nei confronti delle banche. Un'azione che sembrava non possibile secondo l'ambito delle controversie bancarie e quello delle controversie finanziarie ma che, invece, il Tar del Lazio ha ribadito.

 

Ecco allora, spiega ancora il Crctu, che per tutte le richieste risarcitorie, riconducibili al minor valore delle pietre rispetto il prezzo d’acquisto (circostanza dell’inganno che ha portato alla condanna di banche e società) si può prospettare la via del ricorso avverso le banche che hanno venduto i diamanti. Le sentenze negli ultimi mesi del Tar Lazio hanno infatti insistito molto sul loro ruolo attivo (e, quindi ritenendole responsabili) nella vendita.

 

“ Queste sentenze – ha spiegato Biasior - aprono importanti spiragli su cui fondare i ricorsi agli Arbitri attivi in materia bancaria e finanziaria, individuando specifiche responsabilità in capo alle Banche che hanno offerto i diamanti ai consumatori. Noi ci mettiamo a disposizione dei consumatori coinvolti in questa situazione per valutarla e trovare la strada migliore spettare i propri diritti”.

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