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L'ex segretario della Cgil restituisce la targa della Federazione dopo le parole della presidente su ''buoni e cattivi''

Mattarei ha detto ''sui migranti no alla logica manichea dei buoni che accolgono e dei cattivi che respingono'' e Burli si arrabbia: ''La carta dei valori della cooperazione trentina non è neutra. Tutt'altro. E' molto, molto, di parte: essere cooperatori significa essere dalla parte dei più fragili, di chi è più in difficoltà''

Pubblicato il - 01 febbraio 2019 - 16:53

TRENTO. ''Le restituisco la targa che ho ricevuto e mi auto-sospendo da socio delle 'mie' due cooperative non esercitandone più diritti e doveri statutari''. Così Paolo Burli ex segretario della Cgil, oggi sindacalista e presidente di Sanifonds, dopo le dichiarazioni della presidente della Federazione trentina della cooperazione, Marina Mattarei rilasciate ieri al quotidiano l'Adige. ''Sui migranti no alla logica manichea dei buoni che accolgono e dei cattivi che respingono - ha detto - l'accoglienza vale anche per i trentini''. La frase non è piaciuta a Burli che per questa ragione ha deciso di restituire la targa ricevuta, ''qualche anno fa'', spiega, con scritto ''con sincera riconoscenza per il prezioso servizio reso alla collettività''.

 

''Quando parla di buoni e di cattivi - scrive con la sua lettera di 'dimissioni' l'ex segretario della Cgil - senza voler davvero entrate nella complessità della questione. Perché vede, presidente, la carta dei valori della cooperazione trentina non è neutra. Tutt'altro. E' molto, molto, di parte: essere cooperatori significa essere dalla parte dei più fragili, di chi è più in difficoltà. Significa tendere una mano a chi resta indietro. Per arrivare a tutti, nessuno escluso. Questo ci hanno insegnato i nostri vecchi, che la cooperazione l'hanno inventata''.

 

ECCO LA LETTERA COMPLETA

 

Non avendo mai avuto l'occasione di conoscerla personalmente, anzitutto mi presento: sono Paolo Burli e sono un sindacalista della CGIL. Come molti trentini che credono nella cooperazione quale strumento fondamentale per lo sviluppo e il benessere delle nostre comunità, anch'io qualche tempo fa avevo scelto di dare il mio contributo volontario come amministratore e presidente di alcune realtà cooperative e sono ancora socio di due. Per questo impegno, qualche anno fa, mi è stato assegnato un piccolo riconoscimento simbolico: una targa con scritto "con sincera riconoscenza per il prezioso servizio reso alla collettività".

 

Quella targa per me è stato sempre motivo di orgoglio e per questa ragione l'ho conservata con cura e sistemata in bella mostra nel soggiorno di casa mia. Mi riconosco da sempre nei valori di solidarietà, mutualità e attenzione agli altri che contraddistinguono (o dovrebbero contraddistinguere) il vivere cooperativo e, vorrei sperare: i cooperatori. E ci credo al di là delle posizioni ideologiche: ho amministrato sia cooperative bianche che rosse, per dirla usando le parole (e le categorie) di un tempo. Sono infatti stato felice quando questi due mondi si sono uniti ed hanno dato vita a quella che oggi è la Federazione Trentina della Cooperazione. Io in quei valori, così ben esposti come nella Sala di via Segantini, ci credo ancora, credo che oggi siano più che mai attuali.

 

Per questa ragione sono rimasto profondamente colpito e amareggiato nel leggere la sua intervista su un quotidiano locale: ho avuto l'impressione che per lei quelle parole siano soltanto parte dell'arredamento. Mi interrogo, e mi permetto di suggerirle di fare altrettanto, se quelle affermazioni così come riportate siano coerenti al ruolo che lei ricopre pro-tempore e dunque ai valori della Cooperazione trentina. Ho letto e riletto, incredulo, quanto lei afferma in merito alla questione "accoglienza". Quando parla di "buoni e di "cattivi" senza voler davvero entrate nella complessità della questione.

 

Perché vede, presidente, la carta dei valori della cooperazione trentina non è neutra. Tutt'altro. E' molto, molto, di parte: essere cooperatori significa essere dalla parte dei più fragili, di chi è più in difficoltà. Significa tendere una mano a chi resta indietro... Per arrivare tutti, nessuno escluso! Questo ci hanno insegnato i nostri vecchi, che la cooperazione l'hanno inventata! Per un momento provi a pensare al positivo e prezioso ruolo delle "sue" cooperative sociali nel qualificare e sostenere un sistema provinciale di accoglienza in Trentino, di sicuro invidiabile rispetto a quello che accade ed è accaduto nel resto del Paese. Dovrebbe rivolgersi con gratitudine ai "suoi" soci, soci-lavoratori e a tutte le lavoratrici e lavoratori che hanno dimostrato di saper intervenire tempestivamente, con testa, cuore e professionalità, contenendo disagi e contribuendo a far progredire le nostre comunità.

 

E non parlo solo del sistema "accoglienza". Lo stesso vale per il sistema Progettone che ha avuto (ed ha) l'importantissimo ruolo di prendersi cura intelligentemente della popolazione fragile, espulsa o non più accettata dal normale mercato del lavoro. Come può non riconoscere che l'accoglienza, l'aiuto e il sostegno ai più deboli, tutti i più deboli senza “manichee distinzioni”, siano elementi indispensabili per costruire una società trentina più giusta, più sana, più sicura per tutti? Una società che abbia a riferimento i valori per cui sono nate e spero operino le "sue" cooperative ( e non mi riferisco solo a quelle sociali)? Per queste ragioni ritengo che le sue dichiarazioni non mi rappresentino in qualità di cooperatore, socio ed ex amministratore. Pertanto, con profondo rincrescimento, Le restituisco la targa che ho ricevuto e mi auto-sospendo da socio delle "mie" due cooperative non esercitandone più i diritti e doveri statutari.

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