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Mediocredito, Alotti lancia l'allarme: ''La Provincia deve dare un indirizzo, si rischia di perdere l'autonomia economica e finanziaria del Trentino''

A fine 2019 scade, infatti, la cessione da parte delle Province di Trento e Bolzano e della Regione del pacchetto azionario di maggioranza dell'istituto bancario e la Uil mette in luce due principali criticità se non dovessero arrivare altri interessati. Alotti: "L'idea potrebbe essere di una banca ad azionariato popolare con un nocciolo duro di azionisti forti trentini e qualche imprenditore coraggioso"

Pubblicato il - 04 febbraio 2019 - 12:05

TRENTO. "Il probabile destino di Mediocredito è quello di essere acquisito da Cassa Centrale Banca, che già oggi con Centrale Raiffeisen la gestisce. Se non ci saranno altri pretendenti all'acquisizione saranno due i risultati negativi", queste le parole di Walter Alotti, segretario della Uil, preoccupato per il futuro di questa realtà trentina, ma anche del silenzio della nuova giunta provinciale su questo tema.

 

"La nuova compagine governativa - aggiunge il segretario - non ha ancora proferito impegni e parole su questo importante nodo politico: in questa partita si potrebbe giocare anche la futura autonomia economica e finanziaria del Trentino. Sarebbe interessante capire quale direzione si vuole intraprendere".

 

A fine 2019 scade, infatti, la cessione da parte delle Province di Trento e Bolzano e della Regione del pacchetto azionario di maggioranza dell'istituto bancario e la Uil mette in luce due principali criticità se non dovessero arrivare altri interessati. "Il plusvalore che gli enti territoriali locali incasserebbero sarà minimo, soprattutto se all'asta non si dovessero presentare altri concorrenti". 

 

Non solo, un altro aspetto è legato al nuovo assetto di Cassa centrale banca. "La nuove veste - evidenzia Alotti - è meno legata al territorio di origine e rappresenta solo il 12% del patrimonio, la vocazione è verso un bacino europeo e nazionale. Se Ccb dovesse acquisire Mediocredito, l'unico ipotetico operatore di credito più vicino alle imprese e alle famiglie trentine verrebbe definitivamente perso".

 

E il paragone va al vicino Alto Adige. "Gli altoatesini - dice la Uil - non hanno mai rinunciato alla presenza reale di operatori di credito locale, come Sparkasse e Volksbank, ma la stessa Centrale Raffeisen si è slegata da Iccrea e Cassa centrale banca".

 

Si ripropone così la questione del futuro di Mediocredito dopo la gara e agli obblighi di dismissione delle quote da parte dei soci pubblici, come prescrive la Legge Madia. "A nostro avviso - prosegue Alotti - la soluzione migliore, che garantirebbe di avere tra qualche anno almeno una banca con 'testa' e 'fiscalità' a Trento, sarebbe quella di trasformarla in una banca ad azionariato popolare con un nocciolo duro di azionisti forti trentini quali IsaItas, Fondazione Caritro e Finanziaria Trentina che potrebbero esprimere una guida manageriale in grado di garantire la fiducia ai cittadini".

 

Ma i soliti noti azionisti trentini non possono bastare. "Ci vorrebbe - aggiunge il segretario - anche qualche imprenditore coraggioso, disposto a investire e rischiare qualcosa, come il nuovo presidente di Confindustria oppure i proprietari delle poche aziende multinazionale basate in Trentino. Una soluzione per assolvere un ruolo finanziario attivo, piuttosto che restare ad assistere alla sparizione dell’ultima banca del nostro territorio".

 

In questo modo si potrebbe ipotizzare anche una nuova direzione di Mediocredito. "Il business - conclude Alotti - sarebbe quello delle imprese e degli artigiani, ma anche delle grandi operazioni strutturali a regia e supporto pubblico e il pool con le Casse rurali superstiti. Questo permetterebbe di essere complementare al modello cooperativo incentrato sulle famiglie. E' necessario non lasciare praterie creditizie alle banche altoatesine, come avvenuto nell'accordo tra Sparkasse e Pastificio Felicetti". 

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