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Cgil e Cisl alla Provincia: ''Bene la ripresa delle trattative dopo le mobilitazioni. Ma non ci accontentiamo di promesse''

Le confederazioni Cgil e Cisl, così come le rispettive categorie delle funzioni pubbliche e della scuola ribadiscono l’apprezzamento per la ripresa delle trattative sul rinnovo dei contratti pubblici e i risultati raggiunti dopo la mobilitazione dei lavoratori di novembre e dicembre, ma ripetono: "Non ci accontentiamo di promesse. Nel protocollo deve essere chiara la garanzia dell'esigibilità delle risorse, con impegni realmente vincolanti"

Pubblicato il - 11 gennaio 2020 - 20:00

TRENTO. "La partita economica sul tavolo4,1% del monte salari a regime, cioè dal 2021, anche se vediamo che qualcuno parla ancora di rinnovo in quattro anni - è un passo avanti significativo". Così Manuela Faggioni (Cgil) e Michele Bezzi (Cisl), Luigi Diaspro (Fp Cgil) e Giuseppe Pallanch (Cisl Fp), Cinzia Mazzacca (Flc) e Stefania Galli (Cisl scuola). "Ci sono però ancora questioni fondamentali da approfondire, quali le decorrenze degli aumenti e gli ulteriori e distinti finanziamenti per altre partite, tra cui le progressioni economiche, il riordinamento professionale e il completamento del percorso di valorizzazione del personale, sulle quali mancano impegni precisi".

 

Le confederazioni Cgil e Cisl, così come le rispettive categorie delle funzioni pubbliche e della scuola ribadiscono l’apprezzamento per la ripresa delle trattative sul rinnovo dei contratti pubblici e i risultati raggiunti dopo la mobilitazione dei lavoratori di novembre e dicembre, ma ripetono: "Non ci accontentiamo di promesse. Nel protocollo deve essere chiara la garanzia dell'esigibilità delle risorse, con impegni realmente vincolanti".

 

Altro scoglio è quello di voler condizionare l’intero accordo – e quindi le risorse impegnate – al bilancio provinciale. "A patto che non ci siano spese impreviste", ha sottolineato chiaramente la giunta provinciale nella conferenza stampa di ieri. "E’ obiettivamente complicato per il sindacato assoggettare un accordo a dinamiche finanziarie più o meno prevedibili. Il rinnovo dei contratti pubblici va fatto e le risorse stanziate. Ricordiamo che a livello nazionale gli stanziamenti ad oggi superano il 3,5% e nel vicino Alto Adige il contratto intercomparto si è chiuso con aumenti complessivamente superiori al 5%. In Trentino abbiamo ad oggi lo 0,7% previsto dalla finanziaria 2020”.

 

Un altro tema è quello della proroga dei termini per la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione per far partire concretamente l’Osservatorio per la verifica della stabilizzazioni. "Siamo pronti invece a raccogliere la sfida di un progetto riorganizzativo delle strutture pubbliche, di aumento degli orari di apertura a cittadini e imprese: la qualità e la fruibilità dei servizi pubblici trentini – già ai vertici delle graduatorie nazionali – può sempre migliorare, a partire dalle condizioni di chi lavora".

 

Importante risultato quello di prevedere la concertazione sindacale a monte del processo decisionale: tener conto del punto di vista di chi lavora non può che determinare maggiore efficacia delle misure riorganizzative. “Attendiamo dunque risposte dalla giunta sulle questioni che abbiamo posto, dopodiché valuteremo”.

 

Cgil e Cisl esprimono poi preoccupazione sulle misure preannunciate dall’assessora Stefania Segnana per le Rsa che diventerebbero, in alcune sedi, luoghi di guardia medica presidiati dagli infermieri. “Riteniamo sbagliato individuare nel personale delle Rsa, nello specifico infermieri, soluzioni alle questioni della carenza di medici o, come anche preannunciato, a quella dei prelievi domiciliari. Si tratta di alte professionalità sicuramente competenti e da valorizzare, ma già soggette a notevoli carichi di lavoro e ad elevate responsabilità. Aggiungere quella di valutare e decidere delle condizioni di un paziente può determinare rischi e aggravi delle condizioni di lavoro. Chiediamo l’apertura di un tavolo di discussione con i rappresentanti dei lavoratori, prima di decidere definitivamente che le Rsa diventino succursali di presidi sanitari sul territori".

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