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Contratto sanità pubblica, firmato definitivamente l’accordo collettivo 2016/2018. Critica la Cgil: ''Una distribuzione di somme consistenti a favore di alcune figure apicali a discapito degli altri''

L'accordo interessa quasi 7 mila persone tra infermieri, tecnici sanitari, oss, personale tecnico e amministrativo: l'aumento in busta paga è previsto già per questo mese di agosto. Il contratto è stato firmato da Apran e Cisl, Uil, Fenalt e Nursing Up

Di Luca Andreazza - 13 agosto 2020 - 20:08

TRENTO. Oggi Apran e quattro organizzazioni sindacali (Cisl, Uil, Fenalt e Nursing Up) hanno sottoscritto in via definitiva l’accordo collettivo stralcio 2016/2018 del personale non dirigenziale del Servizio sanitario provinciale. Un rinnovo contrattuale che riguarda la parte economica dei contratti di lavoro, mentre la parte normativa verrà trattata a partire da settembre. 

 

L'accordo interessa quasi 7 mila persone tra infermieri, tecnici sanitari, oss, personale tecnico e amministrativo: l'aumento in busta paga è previsto già per questo mese di agosto.

 

Complessivamente, l'accordo vale 26,3 milioni di euro in termini di maggiori risorse a carico del Servizio sanitario provinciale: 5,2 per l’anno 2018, 7 per il 2019, altri 7 per il 2020. Si aggiungono 7,1 milioni una tantum, mentre dal 2021 le risorse a regime derivanti da questo contratto sono stimate in circa 7 milioni di euro aggiuntivi annui.

 

L'accordo era stato siglato il 3 giugno scorso da Apran e da quattro Organizzazioni sindacali, mentre la Cgil si era chiamata fuori. Successivamente, l’Assessorato alla salute aveva verificato la compatibilità con le direttive per la negoziazione a suo tempo impartite e la copertura finanziaria dei costi derivanti dall’applicazione dell’accordo. Verificati positivamente entrambi questi aspetti, la Giunta provinciale aveva autorizzato il 4 agosto scorso, la sottoscrizione definitiva in videoconferenza.

 

Molto articolata è la gamma degli adeguamenti economici contenuti nel nuovo accordo: dall’indennità per il servizio articolato su tre turni all’indennità per il servizio articolato su due turni, dall’indennità di coordinamento all’indennità per il lavoro notturno, dall’indennità professionale specifica aggiuntiva provinciale ad altre indennità particolari.

 

Sono stati previsti aumenti stipendiali specifici per il personale delle categorie A, B e C, e per gli Oss; sono state stanziate risorse per l’armonizzazione dei trattamenti economici del personale tecnico ed amministrativo dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari con il personale delle Autonomie locali, ma anche per la valorizzazione delle professioni sanitarie.

 

Ancora, sono stati definiti i criteri per la distribuzione una tantum a tutto il personale del Servizio sanitario provinciale delle risorse residue dei fondi aziendali degli anni precedenti, per un valore di circa 5,1 milioni di euro senza oneri riflessi e di circa 7,1 milioni di euro oneri compresi.

 

Soddisfazione è stata espressa dall'assessora Stefania Segnana per la sottoscrizione definitiva di questo contratto, arrivata dopo una trattativa particolarmente lunga e difficile poiché contiene concrete soluzioni a problematiche particolarmente sentite nel mondo sanitario, quali la valorizzazione dei professionisti sanitari, l’armonizzazione tra il comparto della sanità e quello delle autonomie locali, la progressione orizzontale del personale con 40 anni di effettivo servizio, la distribuzione delle risorse stanziate nei fondi contrattuali e non spese nell’anno di competenza. Una trattativa che si è conclusa in questo periodo fortemente segnato dalla pandemia da coronavirus, che ha visto il personale sanitario in prima linea, con un impegno straordinario, nel fronteggiare questa emergenza di portata globale.

 

Grande è la soddisfazione delle quattro sigle che riescono così a concludere un percorso lungo e travagliato che ha portato ad un riconoscimento economico superiore a quanto è stato fatto a livello nazionale.

 

"Rimangono ancora da discutere le modalità per il rimborso parziale dell’iscrizione agli Ordini per i sanitari e la definizione del sanitario specialista - dicono Giuseppe Pallanch (Cisl Fp), Paolo Panebianco (Fenalt), Cesare Hoffer (Nursing up) e Giuseppe Varagone (Uil Fpl sanità) - temi che è nostra intenzione trattare al più presto. Si riparte quindi a settembre per concludere la parte normativa, subito dopo la manifestazione unitaria indetta per il 4 settembre sotto il palazzo della Provincia. Unitariamente i sindacati si ritroveranno per chiedere assunzioni e miglioramento della qualità di vita lavorativa, avvio e finanziamento del Ccpl 2019/2021, aumento della platea del bonus Covid, avvio delle procedure per riconoscerlo anche ai lavoratori della sanità privata, tempo di vestizione e maggior coinvolgimento in tutte le riorganizzazioni aziendali".

 

Critica invece la Cgil. "Abbiamo contrastato la logica spartitoria che ha contraddistinto la conclusione della trattativa - commentano il segretario generale Luigi Diaspro insieme a Gianna Colle e Marco Cont, referenti per il settore - una distribuzione di somme consistenti a favore di alcune figure apicali a discapito degli altri. Noi invece continuiamo a sostenere che se si fosse lavorato seriamente in modo unitario e soprattutto trasparente si sarebbero date risposte per valorizzare tutti, ampliando anche le tutele. La nostra azione continua e continuerà con l’attiva partecipazione nell’affrontare tutte le tematiche, nella tutela dei diritti di tutti all’interno di un unico contratto collettivo".

 

Il sindacato di via Muredei sostiene che questo accordo rischia di fornire risposte solo a parte del personale. "Non è solo un'operazione economica - conclude la Cgil - ma un riassetto strutturale delle dinamiche salariali, che allarga ulteriormente le distanze tra categorie di lavoratori e lascia irrisolti i temi della revisione complessiva dell’ordinamento professionale, a partire dallo svuotamento dell’Area A, come peraltro previsto espressamente dalla Giunta".

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