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Coronavirus, ad agosto prevista l'attivazione di 2.720 posti di lavoro (-11,4% rispetto al 2019). Laurea richiesta solo nel 15% dei casi

Le imprese trentine hanno sempre visto una preponderanza di offerte di lavoro con qualifiche richieste diplomi e qualifiche professionali ma dal Covid la situazione sembra ulteriormente peggiorata. A luglio solo 6% delle offerte richiedevano la laurea mentre il 36% si accontentavano della scuola dell'obbligo

Di Claudia Schergna - 05 agosto 2020 - 18:44

TRENTO. La ripartenza post-Covid sarà molto lenta. A sottolinearlo l’indagine del Progetto Excelsior che mostra come nonostante i dati sulle assunzioni siano lievemente in crescita, la mancanza di liquidità costituisce una grande preoccupazione.

 

Secondo la ricerca, le imprese trentine prevedrebbero l’attivazione di 2.720 nuovi contratti di lavoro per il mese di agosto. Questo dato vede un calo del 11,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ma un leggero miglioramento rispetto al mese di luglio, durante il quale la riduzione era stata del 19% rispetto allo stesso mese nel 2019.

 

In linea con gli anni precedenti, le figure professionali più richieste nel mese di agosto riguardano il terziario (1.040 assunzioni nel turismo e 400 nei servizi alle persone). Positivo il dato che riguarda le imprese edili, che per questo mese, prevedono di assumere 320 lavoratori, 60 in più rispetto ad agosto 2019.

 

Grandissima parte dei contratti proposti dalle imprese sono a tempo determinato e i titoli di studio più richiesti tradizionalmente, dalle imprese trentine, sono i diplomi e le qualifiche professionali (complessivamente il 60% delle offerte di lavoro nei due mesi di luglio e agosto). A seguire, il diploma di scuola dell’obbligo, richiesto nel 29% dei casi ad agosto e nel 36% dei casi a luglio ed infine la laurea, richiesto solamente nel 15% dei casi ad agosto e nel 6% a luglio.

 

Nonostante il leggero aumento nelle assunzione, l’85% delle imprese trentine ha dichiarato di non aver superato le difficoltà causate dalla pandemia e dal lockdown. Di queste, più della metà si aspettano di poter tornare a un livello di attività normale solo nei primi mesi del prossimo anno, un quarto, è convinto che le difficoltà si protrarranno fino alla fine dell’anno e solo il 7,5% conta di riprendersi entro la fine di ottobre.

 

 

In particolare difficoltà le attività turistiche e di ristorazione, le cui prospettive di recupero restano quasi ferme. La mancanza di liquidità è un problema che interessa una grossa fetta delle imprese in tutti i settori, con quasi il 61% delle imprese trentine richiedenti sostegno finanziario, nella maggior parte dei casi, per importi fino a 25 mila euro.

 

“È evidente – ha commentato Giovanni Bort, Presidente della Camera di Commercio di Trento – che, tra gli imprenditori, oltre alla preoccupazione in merito al dilatarsi dei tempi di recupero post-Covid, prevale l’incertezza e la difficoltà di poter operare in mancanza di liquidità. La disponibilità di fondi è infatti il presupposto essenziale per far ripartire un’impresa dopo i mesi di lockdown, per permetterle di produrre e fornire servizi, per fare investimenti mirati, confermare posti di lavoro, garantire tutele e creare benessere. Al momento, però, il quadro che ci si prospetta è tutt’altro che promettente e, a complicarlo ulteriormente, si presentano i nodi, non ancora risolti, che riguardano l’accesso alla cassa integrazione, senza oneri economici, e il blocco dei licenziamenti”.

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