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Coronavirus, i ristoranti in allarme. Peterlana: ''Queste misure parziali non producono risultati e non accontentano nessuno''

Massimiliano Peterlana, vicepresidente Fiepet della Confesercenti trentina, commenta l’attuale situazione del settore della ristorazione, che giorno dopo giorno continua a collezionare chiusure di bar e ristoranti

Di Laura Gaggioli - 07 novembre 2020 - 19:25

TRENTO. “Provare a risolvere l’emergenza, sanitaria quanto economica, con mezze misure ha peggiorato la situazione. Il 'tiriamo a campare' non ha prodotto i risultati sperati”. Così Massimiliano Peterlana, vicepresidente Fiepet della Confesercenti trentina, commenta l’attuale situazione del settore della ristorazione, che giorno dopo giorno continua a collezionare chiusure di bar e ristoranti.

 

Il pranzo non basta, la gente ha paura e lavorare mezza giornata ha comunque un costo, mentre l’incasso non è sufficiente per coprire tutte le spese - incalza il vicepresidente - se a questo si aggiunge l’incertezza del futuro, con la data di riapertura che continua a slittare con la stessa frequenza con cui escono i Dpcm, ad oggi fissata per il 3 dicembre, la situazione che si va a prospettare è drammatica”.

 

Queste le motivazioni che hanno portato alla sofferta decisione di innumerevoli attività commerciali trentine di chiudere i propri locali per non aggravare i bilanci già magri, reduci della prima ondata di contagi. Come la pizzeria ristorante e caffè Uva e Menta o El Barrio, bar di quartiere in San Martino (Qui articolo). Per alcuni si tratta di chiusure spot, in attesa della ripartenza, per altri invece si parla di chiusure definitive, come quella dell’Antica Trattoria ai Tre garofani (Qui articolo) , a causa di scelte di vita familiare, facendo perdere alla città di Trento un caposaldo gastronomico della tradizione.

 

Stessa situazione per gli esercenti della ristorazione collettiva: “Tra le scuole che stanno chiudendo e i tantissimi lavoratori in smart working, anche le mense stanno soffrendo, ma per loro ancora nessun aiuto da parte dello Stato” continua il vicepresidente.

 

Purtroppo il numero è destinato a crescere da qua a Gennaio. “Siamo già fuori tempo massimo - commenta Peterlana - già la prima ondata aveva ridotto al lastrico il settore e oggi stiamo assistendo al tracollo finale. Se fosse garantita la data del 3 dicembre forse si potrebbe fare ancora qualcosa, ma se dovesse slittare ancora sarebbe un disastro”.

 

Questi provvedimenti non hanno accontento ne l’una ne l’altra parte - continua Peterlana: con le attività ancora aperte il virus dilaga e la pandemia continua la sua ascesa, allo stesso tempo i bar e ristoranti, così come tutte le altre attività commerciali, con l’orario ridotto del 50%, non guadagno abbastanza per coprire i costi della gestione. Queste misure parziali non producono risultati - e continua - noi non siamo virologi e non possiamo decidere per la politica, ma l’atto di chiusura di numerose attività è un atto di responsabilità che vuole sopperire alle mancanze del Governo, sperando che il contagio rallenti e le imprese resistano fino a nuova normalità”.

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