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Coronavirus, i sindacati bocciano la Pat sulla sicurezza nel lavoro. Fugatti interviene sui cantieri: ''Possono continuare i lavoratori con medico sul territorio provinciale''

Dure critiche da parte dei sindacati Cgil, Cisl e Uil sulle linee guida della Pat in tema di sicurezza sui posti di lavoro. “Fino a quando le imprese resteranno aperte – hanno spiegato i sindacati - il principio resta quello di massima precauzione: o si lavora in sicurezza o si chiude"

Di Giuseppe Fin - 14 marzo 2020 - 19:17

TRENTO. Prima si chiudono le attività non essenziali e prima ripartirà anche l'economia locale. “Il personale occupato nei settori di logistica, reti, farmaceutica e medicale, pulimento, agroalimentare, distribuzione e servizi pubblici essenziali va messo in totale sicurezza dotandole di tutti i dispositivi utili a prevenire il contagio”, i sindacati trentini in una nota unitaria hanno bocciano le linee guida su salute e sicurezza sul lavoro che nei giorni scorsi erano stati pubblicati dalla Provincia di Trento.

 

Linee, fanno capire dal mondo sindacale, superate dal protocollo di regolamentazione sulle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro firmato questa mattina tra sindacati e imprese (Qui l'articolo). Attraverso questo accordo, a partire già dai prossimi giorni, ai lavoratori degli stabilimenti di tutta Italia saranno forniti dei kit per sicurezza dotati di mascherina e guanti, il tutto gratuitamente. Tutte quelle aziende che non saranno in grado di garantire delle condizioni di sicurezza ai lavoratori potranno chiudere, in attesa di adeguarsi al protocollo. Nel frattempo ci sarà la possibilità di procedere alla sanificazione delle aree e sarà consentito il ricorso agli ammortizzatori sociali.

 

Da Cgil Cisl Uil del Trentino arriva quindi alle associazioni datoriali e alla Provincia la richiesta di adeguarsi a questo protocollo. Nei giorni scorsi i sindacati avevano ribadito che, se davvero restare a casa è la misura più utile per ridurre l’emergenza sanitaria, prima si chiudono le attività non essenziali, prima ripartirà anche l’economia locale. “Fino a quando le imprese resteranno aperte – hanno spiegato i sindacati - il principio resta quello di massima precauzione: o si lavora in sicurezza o si chiude”.

 

Dai sindacati dure critiche nei confronti della Provincia per non aver accolto, fin dall'inizio, le proposte di integrazione avanzate ieri al Tavolo di coordinamento salute e sicurezza. Per questo il documento di linee guidata emanato dalla Provincia è al momento insufficiente a fronteggiare il rischio contagio nei luoghi di lavoro.

 

“Per noi il testo licenziato, ma non condiviso dal Tavolo di coordinamento provinciale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro non ha valore. Pretendiamo l’applicazione del protocollo nazionale – tuonano i responsabili salute e sicurezza di Cgil, Cisl e Uil del Trentino, Manuela Faggioni, Milena Sega e Alan Tancredi -. Evidentemente la Provincia di Trento, che pur sta facendo moltissimo per fronteggiare l’emergenza coronavirus, sembra mettere in secondo piano quello che accade nei luoghi di lavoro. Per noi questo è inaccettabile”.

 

Bocciato non solo il contenuto ma anche il metodo. “Ci è stato presentato un documento praticamente inemendabile e mai condiviso con le organizzazioni sindacali che ricordiamo alla giunta rappresentano i lavoratori – insistono –. E quando abbiamo presentato le nostre osservazioni gli assessori Spinelli e Segnana si sono impegnati a recepirle anche alla luce di quanto si stava discutendo a Roma. Impegno che si è vanificato nell’arco di 24 ore”. Al tavolo con Provincia, Azienda Sanitaria, Uopsal e associazioni datoriali, Cgil Cisl Uil avevano posto alcuni punti fermi: si continua a lavorare solo in quei contesti in cui sono garantite tutte le norme di prevenzione dal contagio; si sospende l’attività per sanificare gli ambienti, si sospende la produzione per modifiche organizzative che assicurino la tutela della salute e in tutti quei posti di lavoro dove, nonostante ogni sforzo, non si possono garantire le misure di contrasto del contagio, si chiude subito. Si assicura massima attenzione al personale che opera nelle attività economiche e di servizi che resteranno aperti perché essenziali e di pubblica utilità. Si fa ricorso a integrazioni salariali in caso di sospensione temporanea o riduzione delle attività.

 

Tra i problemi segnalati anche la mancanza di dispositivi di protezione individuale anche se trovarli in questo momento non è facile.

 

Nel corso della conferenza della task force provinciale durante la quale sono stati dati gli ultimi aggiornamenti disponibili sulla situazione del contagio da Coronavirus in Trentino (Qui l'articolo), è arrivata una prima risposta del governatore Maurizio Fugatti. Il presidente, infatti, ha spiegato di essere intervenuto, su sollecitazione delle categorie e anche a seguito dell'accordo avvenuto tra il governo, i sindacati e le imprese. “Seguiremo questo accordo che ha avuto un avvallo nazionale ed è per questo importante. Su base locale – ha spiegato - vogliamo intervenire sulla questione dei cantieri. Questi a nostro modo di vedere potranno continuare la loro attività, se lo vorranno fare, solamente se il medico di base dei loro dipendenti è residente sul territorio provinciale”.

 

Attraverso quindi una nuova ordinanza, firmata nelle prossime ore da Fugatti, verrà messo in evidenza che potranno rimanere aperti i cantieri, a parte chi per necessità, che possono contare su imprese e maestranze che hanno una copertura sanitaria a livello provinciale.

 

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