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| 11 mar 2020 | 16:26

Coronavirus, i sindacati rilanciano: "Chiudere tutti gli esercizi commerciali"

Dopo l'Unione Commercio e Turismo di Rovereto e Vallagarina, anche le sigle sindacali trentine chiedono unite la chiusura di tutti gli esercizi commerciali a eccezione di quelli che vendono ben di primaria importanza. "La priorità ora è sconfiggere il virus". Nel mentre la consigliera di Futura Lucia Coppola ha depositato un'interrogazione alla Provincia per chiudere parrucchieri, estetisti e tatuatori

di Davide Leveghi

TRENTO. Mentre dalla vicina Lombardia, in un rimbalzo di richieste in contrapposizione, Regione e Confindustria lanciano il proprio appello sulla proposta di chiusura di tutte le attività commerciali, salvo alimentari e farmacie, anche dal Trentino cominciano ad arrivare voci in linea con il grido d'allarme del governatore Attilio Fontana. Dopo l'appello dell'Unione Commercio e Turismo di Rovereto e Vallagarina a “disporre la chiusura totale della attività economiche del terziario, fatte salve quelle che garantiscono la fornitura dei generi alimentari e dei beni di prima necessità”, a seguito della presa d'atto dell'impossibilità di “conciliare le esigenze lavorative con le misure introdotte per combattere il Covid-19”, anche dalle sigle sindacali giunge un'analoga voce.

 

Teniamo aperte solo le attività economiche essenziali anche in Trentino – chiedono Cgil, Cisl e Uil alla Giunta provinciale – fermiamoci oggi per ripartire domani. Diamo massima priorità a risolvere l'emergenza sanitaria rafforzando la capacità di Apss e tutelando in ogni modo possibile tutti gli operatori”.

 

E' il tempo delle scelte coraggiose per arrestare in ogni modo possibile l'avanzata del contagio anche sul nostro territorio – scrivono i segretari Andrea Grosselli (Cigl), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil) – per questa ragione senza cedere a isterie facciamo appello alla Giunta provinciale perché adotti misure ancora più rigide e valuti con assoluta razionalità e in tempi rapidi l'ipotesi di chiudere tutte le attività economiche non essenziali. Più dura l'emergenza sanitaria maggiore sarà il tempo che servirà per ripartire. Dunque fermiamoci oggi concentrando ogni sforzo nel contenimento della diffusione del coronavirus”.

 

Un provvedimento di questo tipo – continuano – è importante anche per garantire una ripresa più rapida: prima si esce dalla emergenza sanitaria prima ripartono le attività economiche, a cominciare da quelle turistiche che hanno davanti a sé una stagione estiva molto incerta. Non è efficace e genera insicurezza questa situazione di limbo, scelte più incisive aiuteranno anche i cittadini e i lavoratori a comprendere la portata della situazione che stiamo affrontando e il contributo che tutti possono e devono dare con comportamenti responsabili. Non servono provvedimenti in ordine sparso”.

 

Il fronte sanitario, dunque, viene ribadito come quello centrale in questo momento di difficoltà, con un appello fatto dalle sigle sindacali a favore di misure che garantiscano la tutela della salute e della sicurezza degli operatori sanitari come medici, infermieri, Oss e personale di servizio dei presidi ospedalieri: “Per superare l'emergenza è indispensabile che l'Azienda sanitaria sia dotata di tutte le risorse necessarie per potenziare le proprie capacità di prevenzione e cura. Siamo consapevoli che molto si sta facendo in termini di posti letto aggiuntivi e risorse umane. Bisogna fare ancora di più. Si adottino protocolli straordinari anche sul piano organizzativo perché il rischio contagio sia ridotto al minimo. La preoccupazione tra gli operatori è tanta”.

 

Riguardo alle rilevanti ricadute economiche causate da una chiusura più estesa, con un particolare impatto su lavoratori e lavoratrici, autonomi e dipendenti, i sindacati dichiarano: “Su questo fronte la Giunta provinciale deve muoversi in modo netto e incisivo, superando ogni timidezza. L'esecutivo stanzi subito risorse per estendere gli ammortizzatori sociali e per il bilancio di Agenzia del Lavoro che dovrà approntare interventi straordinari per anticipare o integrare le misure nazionale che verranno adottate per decreto dal Consiglio dei ministri”.

 

Fino ad oggi i soldi per i lavoratori sono quelli del Fondo di solidarietà, 14 milioni di euro che sono frutto si risorse di aziende e dipendenti. Vanno tutelati tutti i lavoratori, dipendenti e autonomi, italiani e stranieri”. Infine arriva il rilancio sulla necessità di un piano condiviso per la crescita e il lavoro con interventi straordinari già con il prossimo assestamento di bilancio, a sostegno delle imprese e dell'occupazione: “Servono misure forti e anticicliche, investimenti straordinari per le imprese e per i lavoratori. Una fase eccezionale chiede misure eccezionali. Se serve il Governo provinciale non esiti ad usare la leva del debito per finanziare questi interventi”.

 

E se da parte delle sigle sindacali l'appello, in funzione della sicurezza della salute dei cittadini, è andato verso la chiusura totale di tutti gli esercizi commerciali non connessi ai beni primari di farmaci e cibo, dalla consigliere provinciale di Futura 2018 Lucia Coppola arriva una proposta in linea con misure già adottate in altre parti del Paese.

 

Nello specifico, vista la natura dei lavori in questione, Coppola ha interrogato il presidente della Provincia per sapere “se non ritenga opportuno, in questo momento cruciale dove è massima l'importanza di arginare la diffusione del coronavirus, che la Provincia preveda temporaneamente la chiusura degli esercizi di parrucchieri/e, barbieri/e, estetisti/e, tatuatori e tatuatrici, in quanto non è possibile assicurare oggettivamente il rispetto della distanza di sicurezza prevista”.

 

Aggiungendo la richiesta di “varare misure per fronteggiare la paralisi dell'economia dovuta al virus” anche per i lavoratori dei settori citati, Coppola ha giustificato la proposta sulla base di provvedimenti del genere adottati già nella Regione Campania e in alcune città della penisola. L'attività di questi esercizi infatti, secondo una comunicazione dell'Associazione Artigiani del Trentino, dovrebbe avvenire solamente nella misura in cui parrucchieri ed estetisti si dotino di guanti monouso e mascherine e in cui gli spazi lavorativi permettano di evitare assembramenti e di rispettare la distanza di un metro.

 

In virtù delle misure del Dpcm, sia in Trentino che nel resto d'Italia, molte attività di acconciatura ed estetica hanno deciso autonomamente la chiusura temporanea. E questo perché al professionista è stata lasciata la libertà di decidere il da farsi, con molti esercizi tenuti aperti per paura di perdere la clientela o spinte all'autoorganizzazione.

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