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Coronavirus, i sindacati sulle case di riposo: ''Chiediamo la fornitura di Dispositivi di protezione individuale. Siete l'ultimo baluardo del mondo esterno''

Sono tantissimi gli operatori del sistema sanitario a vario titolo impegnati in questa emergenza, compreso quello nelle case di riposo. Diaspro (Fp Cgil), Pallanch (Cisl Fp) e Tomasi (Uil Fpl): "Finita l'emergenza. Ci sarà un tempo poi in cui ripartiremo con il contratto collettivo e troveremo forme di riconoscimento a fronte di questo straordinario impegno"

Pubblicato il - 14 marzo 2020 - 16:28

TRENTO. "C'è grande preoccupazione per quanto accade in questo periodo: ci sarà una fine dell'emergenza e saremo persone diverse e guarderemo con occhi diversi i cittadini che incontriamo tutti i giorni", queste le parole di Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Marcella Tomasi (Uil Fpl), che aggiungono: "Ci sono colleghi, infermieri, oss, personale d'assistenza tutto, che non si fermano e sono in prima linea, che non possono permettersi di 'stare a casa' perché del loro lavoro ne va della vita di altre persone con grandi e gravi problemi di salute".

 

Sono tantissimi gli operatori del sistema sanitario a vario titolo impegnati in questa emergenza, compreso quello nelle case di riposo. "I colleghi che lavorano nelle Apsp sono l'ultimo 'baluardo del mondo esterno' per centinaia di persone, l'unico contatto che sostituisce quello dei propri cari: a loro va tutta la nostra riconoscenza e il nostro grazie. Siamo con voi e ci piacerebbe esserlo fisicamente - aggiungono Cgil, Cisl e Uil - ma in questo momento non ci è possibile: vorremmo potervi sostenere e aiutare, far apparire magicamente Dpi per tutti, sostituirvi nei casi d'emergenza, essere con voi per vivere insieme la fatica fisica e psicologica. Ma sappiamo che questo non è possibile e molti di voi sono preoccupati per questo perché a rischio ci sono anche i vostri familiari, compagni, figli e genitori".

 

Sono ormai diversi i casi di positività al coronavirus in diverse case di riposo e la situazione più difficile è quella a Pergine, anche per la grandezza della struttura. "Pensare però di fare causa al proprio ente - proseguono i sindacati - anziché lavorare insieme riteniamo sia profondamente sbagliato, volto solo a cavalcare l'onda della giusta preoccupazione anziché a tutelare tutti voi. Abbiamo apprezzato la stima e i ringraziamenti espressi a Pergine, e vediamo in tutti voi, professionisti del sociale, atteggiamenti ineccepibili e responsabili. Meno invece le immagini che ritraevano un sindaco con la mascherina: sarebbe stato meglio donare quella mascherina al personale socio sanitario che ne ha bisogno per il lavoro che svolge".

 

Il confronto con Upipa è costante. "Chiediamo con forza - concludono Diaspro, Pallanch e Tomasi - un continuo monitoraggio anche attraverso strumenti non usuali, l'attivazione di un ulteriore canale di comunicazione con Upipa attraverso riunioni a distanza e teleconferenze oltre alla prima fornitura al personale dei Dpi con le relative condizioni d'uso, per essere pronti al contagio. Fin da subito era stata attivata una via preferenziale di comunicazione, ma vorremmo implementare la nostra presenza ed il nostro monitoraggio, perché siamo chiamati anche noi organizzazioni sindacali ad essere responsabili e collaborativi a sostegno delle persone che lavorano in prima linea. Ci sarà un tempo poi in cui ripartiremo con il contratto collettivo e troveremo forme di riconoscimento a fronte di questo straordinario impegno".

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