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Coronavirus, stop agli impianti sciistici. Confesercenti: “Un suicidio economico. I ristori? Pura demagogia”

Mentre si discute sull’opportunità di “saltare” la stagione invernale per evitare che si trasformi in una “bomba infettiva” come avvenuto a marzo, sono diverse le categorie economiche intervenute per scongiurare la chiusura. Dopo gli albergatori, anche Confesercenti Trentino è intervenuta per dire “no”. “Il sistema economico della montagna va tutelato. Si rischia danno incalcolabile”

Pubblicato il - 25 novembre 2020 - 10:51

TRENTO. Aprire gli impianti o non aprirli. Mentre il governo discute con le regioni e l’Europa per sciogliere il dilemma, tra la paura delle possibili conseguenze sanitarie delle aperture e la certezza dei devastanti effetti economici delle chiusure, da più parti arriva la richiesta di “tutelare il sistema economico delle montagne”. Oltre agli albergatori, ad alzare la voce sono gli esercenti, che tramite il vicepresidente dell’associazione di categoria hanno espresso la propria preoccupazione riguardo alla volontà del governo di rinunciare alla stagione invernale.

 

Bisogna tutelare il sistema economico legato alla Montagna – ha dichiarato Mauro Paissan, vicepresidente di Confesercenti del Trentino – imprese, imprenditori, famiglie, lavoratori. Una mancata stagione invernale sarebbe un danno incalcolabile e irreversibile all’economia della montagna e per tutti coloro che con essa ed in essa vivono”.

 

Considerato come un vero e proprio “suicidio economico”, lo stop alla stagione sciistica non si pone per gli esercenti in contrasto con la tutela della salute pubblica. Come ribadito anche da diversi presidenti di Regione e delle Province autonome, i protocolli sono stati approntati grazie a mesi di lavoro, garantendo che le piste non si trasformino nel moltiplicatore di contagi che sono state in primavera

 

“Il protocollo predisposto garantisce la sostenibilità della riapertura degli impianti – spiega Confesercenti in una nota – la stagione sciistica grazie a questo protocollo può e deve essere affrontata con rigore e massima attenzione alla sicurezza ed alla disciplina da parte di tutti, ma è il presupposto che deve altresì consentire di farla partire questa stagione sciistica, per tutelare gli interessi di migliaia di aziende, imprenditori, lavoratori e famiglie, le cui sorti sono collegate e dipendenti dall’economia di montagna”.

 

Quando diciamo ‘una stagione con o senza sci’ non parliamo in modo leggero solo dello sciare e del divertimento da parte di tanti appassionati – continua l’associazione degli esercenti – stiamo indirettamente parlando del lavoro di migliaia di operatori. Parliamo di commercio, di turismo (dagli alberghi ai ristoranti, bar, rifugi, B&B), parliamo degli addetti ai lavori degli impianti stessi, parliamo di centinaia di maestri di sci e professionisti legati al mondo della montagna, parliamo di centinaia di aziende di servizi che sostengono tutte le attività produttive e imprese che nei vari settori operano in montagna”.

 

Il danno economico delle chiusure, definito “incalcolabile”, avrebbe ripercussioni non solo nell’immediato, ma anche a “medio lungo termine”, costringendo il potere pubblico a dover trovare delle soluzioni per migliaia di famiglie che lavorano e traggono il proprio sostentamento dagli impianti - come ribadito anche dal presidente della Pat Maurizio Fugatti, da "ristori" destinati al settore. “Lo sci è sport – concludono – è un’attività praticata all’aria aperta e in spazi ampi. Con le dovute accortezze e con un rigoroso controllo del rispetto delle regole imposte da questo periodo, può e deve essere consentito”.

 

“Non farlo significherebbe mettere a repentaglio un intero sistema economico, che rischia di ritrovarsi sull’orlo di un precipizio dall’oggi al domani – aggiunge in conclusione Paissan – troppo facile parlare di chiudere tutto appellandosi ai ‘ristori’ a beneficio di tutti quelli coinvolti. Pura demagogia. Chiunque abbia fatto impresa nella propria vita, qualsiasi lavoratore o professionista o operatore economico, sa benissimo che non esiste ristoro garantito sufficientemente ‘capiente’ da compensare le perdite di breve, medio e lungo periodo, che la possibile mancata stagione invernale porterebbe con sé e causerebbe a tutte le persone coinvolte”.

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