Coronavirus, gli albergatori: ''Con lo stop di Conte agli impianti sparite le poche prenotazioni. C'è frustrazione dopo un'estate difficile''
In Trentino il turismo è un settore strategico, pesa per il 20% del Pil provinciale, il periodo di Natale e Capodanno vale un terzo della stagione invernale e il "buco" in caso di chiusura tout-court viene valutato in 1 miliardo. Un danno che si aggiunge alla primavera cancellata e l'estate oltre le aspettative ma in fortissimo calo: si stima di aver bruciato tra indotto diretto e indiretto circa 280 milioni di euro e mezzo miliardo da marzo

TRENTO. "Le poche prenotazioni sono completamente sparite alla notizia che gli impianti non avrebbero aperto per Natale e Capodanno. Speriamo sia solo una boutade del governo". Queste le parole di Gianni Battaiola, presidente di Asat. Il momento è delicato e la preoccupazione massima nel comparto del turismo. "I Mercatini di Natale sono saltati e se le funivie non entrano in funzione vengono a mancare le motivazioni principali di una vacanza. Servano aiuti immediati, come quelli a fondo perduto, ma anche interventi di medio e lungo periodo per rilanciare il settore".
Si è aperto un fronte tra Stato e Regioni sulla chiusura degli impianti sciistici per Natale e Capodanno, oltre alle probabili limitazioni negli spostamenti interni e dall'estero (Qui articolo). Una decisione spinta anche dai precedenti che inducono alla cautela: le immagini del marzo scorso, quelle di Ferragosto e quanto avvenuto in Cervinia al primo assaggio di questo inverno.
All'ipotesi del governo di chiudere gli impianti, le Regioni del nord sono intervenute in fretta e furia con i protocolli di sicurezza per forzare una decisione diversa (Qui articolo), mentre la partita si gioca anche a livello europeo: non basta che l'Italia si fermi, se tutte le altre località sciistiche sono operative. Una presa di posizione che agita l'Europa. La rinomata località di Ischgl in primavera è stato considerato il focolaio d'Europa (Qui articolo), ma l'Austria si è dichiarata contraria alla soluzione di Roma: se si blocca tutto, la richiesta è semplice: Bruxelles è chiamata a ristorare l'80% dei proventi (Qui articolo).
In Trentino il turismo è un settore strategico, pesa per il 20% del Pil provinciale, il periodo di Natale e Capodanno vale un terzo della stagione invernale e il "buco" in caso di chiusura tout-court viene valutato in 1 miliardo. Un danno che si aggiunge alla primavera cancellata e l'estate oltre le aspettative ma in fortissimo calo: si stima di aver bruciato tra indotto diretto e indiretto circa 280 milioni di euro e mezzo miliardo da marzo (Qui articolo).
Ora sul tavolo ci sono 5 milioni per l'innevamento programmato, un importo che copre comunque una parte dei costi (complessivamente siamo sui 25 milioni - Qui articolo) e 1 milione per sostenere 6 stabilimenti termali, per il resto poco altro. E la Pat ha già messo le mani avanti: "Non abbiamo le risorse necessarie per coprire la perdita causata dalla chiusura degli impianti e servono ristori", il commento del presidente Maurizio Fugatti (Qui articolo). Si bussa alle porte di Roma (e eventualmente Bruxelles), anche se piazza Dante è chiamata a fare la sua parte per quanto possibile.
Ma l'apertura degli impianti non basta. La stagione sarebbe comunque difficilissima, l'inverno è praticamente compromesso. "A oggi - prosegue Battaiola - abbiamo raccolto solo le briciole. I ristori sono stati esigui e il confronto è stato tra aprile 2020 su aprile 2019, la Pasqua è caduta piuttosto tardi e quindi gli impianti erano già chiusi per calendario e non per scelta o decreto. I confronti con la Provincia sono frequenti e onesti, la richiesta è evidentemente di attenzione e aiuti".
La concentrazione intanto si è focalizzata sulle società funiviarie, che certo necessitano di sostegni, ma che appare anche il socio più forte dell'industria invernale e gli interventi non sono mai storicamente mancati da parte di piazza Dante (Trentino sviluppo è intervenuta nel recente passato per acquisire un po' di rami secchi e sgravare queste imprese, gli apporti per nuove seggiovie a fronte di piani concreti e sostenibili non sono mai stati negati, senza dimenticare che la Giunta Rossi ha salvato Folgarida-Marilleva dal crack, anticipando risorse importanti a Campiglio. Poi gli interventi a Folgaria e Pinzolo, Panarotta, un centinaio di milioni a Brentonico. L'ultimissima operazione è quella a sostegno di Bolbeno inserito in un piano che dovrebbe rilanciare l'intero Trentino).
Ci sono poi hotel e ristoranti, scuole di sci, noleggi e artigiani che vedono in molti casi una drastica diminuzione dei fatturati nell'arco di 12 mesi nonostante le forti stagionalità che contraddistinguono buona parte del Trentino (ma sono saltati anche convegni e congressi per esempio).
Aprire ma a quali costi? La stagione invernale è comunque un turismo di massa. In pista c'è il distanziamento, ma ci sono i rischi code e assembramenti alle casse, nei locali. Il punto di rottura non è dato sapere. La mobilità è un tema caldo: quali sono le possibilità di spostamenti interni? L'estero e le limitazioni in materia quarantena dei governi? Destagionalizzare è più facile a dirsi che a farsi. "La componente straniera - evidenzia il numero uno degli albergatori - questa estate è stata praticamente assente. E il comportamento degli italiani è stato piuttosto standard: il turista che non è venuto a luglio, poi non è arrivato nemmeno in autunno. Aprire a singhiozzo tra febbraio e aprile diventa comunque difficile, mentre senza il mercato estero il mese di gennaio è già da profondo rosso".
Le incertezze sono tantissime, gli hotel davanti a questo scenario potrebbero alzare bandiera bianca e rinunciare definitivamente a preparare la stagione. "C'è un comune senso di frustrazione ma è complicato avere un quadro completo degli operatori intenzionati a restare comunque operativi - dice Battaiola - le sensibilità sono diverse e dipende se l'albergo è di proprietà oppure in affitto, se la gestione è familiare oppure più strutturata. Molte le componenti da valutare e inoltre è veramente difficile pianificare eventuali azioni. Si può lavorare per la sopravvivenza perché consci del momento delicato ma è necessario anche un minimo di riscontro imprenditoriale".
La stagione invernale è inoltre più complesso a livello organizzativo rispetto all'estate. I costi sono anche maggiori. Si ricorre principalmente e naturalmente agli spazi interni. "E' un discorso che riguarda anche la tutela dei tanti posti di lavoro. I dipendenti ora sono a casa e non sappiamo come procedere a causa di queste incertezze. Sono stati portati avanti investimenti per la messa in sicurezza secondo i protocolli di sicurezza per garantire residenti, collaboratori e ospiti. E' necessario valutare un ampio piano di interventi per il comparto. La variabile fondamentale poi per una vera ripartenza è poi il vaccino", conclude Battaiola.











