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Coronavirus, gli albergatori: ''Con lo stop di Conte agli impianti sparite le poche prenotazioni. C'è frustrazione dopo un'estate difficile''

In Trentino il turismo è un settore strategico, pesa per il 20% del Pil provinciale, il periodo di Natale e Capodanno vale un terzo della stagione invernale e il "buco" in caso di chiusura tout-court viene valutato in 1 miliardo. Un danno che si aggiunge alla primavera cancellata e l'estate oltre le aspettative ma in fortissimo calo: si stima di aver bruciato tra indotto diretto e indiretto circa 280 milioni di euro e mezzo miliardo da marzo

Di Luca Andreazza - 25 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. "Le poche prenotazioni sono completamente sparite alla notizia che gli impianti non avrebbero aperto per Natale e Capodanno. Speriamo sia solo una boutade del governo". Queste le parole di Gianni Battaiola, presidente di Asat. Il momento è delicato e la preoccupazione massima nel comparto del turismo. "I Mercatini di Natale sono saltati e se le funivie non entrano in funzione vengono a mancare le motivazioni principali di una vacanza. Servano aiuti immediati, come quelli a fondo perduto, ma anche interventi di medio e lungo periodo per rilanciare il settore".

 

Si è aperto un fronte tra Stato e Regioni sulla chiusura degli impianti sciistici per Natale Capodanno, oltre alle probabili limitazioni negli spostamenti interni e dall'estero (Qui articolo). Una decisione spinta anche dai precedenti che inducono alla cautela: le immagini del marzo scorso, quelle di Ferragosto e quanto avvenuto in Cervinia al primo assaggio di questo inverno.

 

All'ipotesi del governo di chiudere gli impianti, le Regioni del nord sono intervenute in fretta e furia con i protocolli di sicurezza per forzare una decisione diversa (Qui articolo), mentre la partita si gioca anche a livello europeo: non basta che l'Italia si fermi, se tutte le altre località sciistiche sono operative. Una presa di posizione che agita l'Europa. La rinomata località di Ischgl in primavera è stato considerato il focolaio d'Europa (Qui articolo), ma l'Austria si è dichiarata contraria alla soluzione di Roma: se si blocca tutto, la richiesta è semplice: Bruxelles è chiamata a ristorare l'80% dei proventi (Qui articolo).

 

In Trentino il turismo è un settore strategico, pesa per il 20% del Pil provinciale, il periodo di Natale e Capodanno vale un terzo della stagione invernale e il "buco" in caso di chiusura tout-court viene valutato in 1 miliardo. Un danno che si aggiunge alla primavera cancellata e l'estate oltre le aspettative ma in fortissimo calo: si stima di aver bruciato tra indotto diretto e indiretto circa 280 milioni di euro e mezzo miliardo da marzo (Qui articolo).

 

Ora sul tavolo ci sono 5 milioni per l'innevamento programmato, un importo che copre comunque una parte dei costi (complessivamente siamo sui 25 milioni - Qui articolo) e 1 milione per sostenere 6 stabilimenti termali, per il resto poco altro. E la Pat ha già messo le mani avanti: "Non abbiamo le risorse necessarie per coprire la perdita causata dalla chiusura degli impianti e servono ristori", il commento del presidente Maurizio Fugatti (Qui articolo). Si bussa alle porte di Roma (e eventualmente Bruxelles), anche se piazza Dante è chiamata a fare la sua parte per quanto possibile.  

 

Ma l'apertura degli impianti non basta. La stagione sarebbe comunque difficilissima, l'inverno è praticamente compromesso. "A oggi - prosegue Battaiola - abbiamo raccolto solo le briciole. I ristori sono stati esigui e il confronto è stato tra aprile 2020 su aprile 2019, la Pasqua è caduta piuttosto tardi e quindi gli impianti erano già chiusi per calendario e non per scelta o decreto. I confronti con la Provincia sono frequenti e onesti, la richiesta è evidentemente di attenzione e aiuti". 

 

La concentrazione intanto si è focalizzata sulle società funiviarie, che certo necessitano di sostegni, ma che appare anche il socio più forte dell'industria invernale e gli interventi non sono mai storicamente mancati da parte di piazza Dante (Trentino sviluppo è intervenuta nel recente passato per acquisire un po' di rami secchi e sgravare queste imprese, gli apporti per nuove seggiovie a fronte di piani concreti e sostenibili non sono mai stati negati, senza dimenticare che la Giunta Rossi ha salvato Folgarida-Marilleva dal crack, anticipando risorse importanti a Campiglio. Poi gli interventi a Folgaria e Pinzolo, Panarotta, un centinaio di milioni a Brentonico. L'ultimissima operazione è quella a sostegno di Bolbeno inserito in un piano che dovrebbe rilanciare l'intero Trentino). 

 

Ci sono poi hotel ristorantiscuole di scinoleggi artigiani che vedono in molti casi una drastica diminuzione dei fatturati nell'arco di 12 mesi nonostante le forti stagionalità che contraddistinguono buona parte del Trentino (ma sono saltati anche convegni e congressi per esempio). 

 

Aprire ma a quali costi? La stagione invernale è comunque un turismo di massa. In pista c'è il distanziamento, ma ci sono i rischi code e assembramenti alle casse, nei locali. Il punto di rottura non è dato sapere. La mobilità è un tema caldo: quali sono le possibilità di spostamenti interni? L'estero e le limitazioni in materia quarantena dei governi? Destagionalizzare è più facile a dirsi che a farsi. "La componente straniera - evidenzia il numero uno degli albergatori - questa estate è stata praticamente assente. E il comportamento degli italiani è stato piuttosto standard: il turista che non è venuto a luglio, poi non è arrivato nemmeno in autunno. Aprire a singhiozzo tra febbraio e aprile diventa comunque difficile, mentre senza il mercato estero il mese di gennaio è già da profondo rosso".

 

Le incertezze sono tantissime, gli hotel davanti a questo scenario potrebbero alzare bandiera bianca e rinunciare definitivamente a preparare la stagione. "C'è un comune senso di frustrazione ma è complicato avere un quadro completo degli operatori intenzionati a restare comunque operativi - dice Battaiola - le sensibilità sono diverse e dipende se l'albergo è di proprietà oppure in affitto, se la gestione è familiare oppure più strutturata. Molte le componenti da valutare e inoltre è veramente difficile pianificare eventuali azioni. Si può lavorare per la sopravvivenza perché consci del momento delicato ma è necessario anche un minimo di riscontro imprenditoriale".

 

La stagione invernale è inoltre più complesso a livello organizzativo rispetto all'estate. I costi sono anche maggiori. Si ricorre principalmente e naturalmente agli spazi interni. "E' un discorso che riguarda anche la tutela dei tanti posti di lavoro. I dipendenti ora sono a casa e non sappiamo come procedere a causa di queste incertezze. Sono stati portati avanti investimenti per la messa in sicurezza secondo i protocolli di sicurezza per garantire residenti, collaboratori e ospiti. E' necessario valutare un ampio piano di interventi per il comparto. La variabile fondamentale poi per una vera ripartenza è poi il vaccino", conclude Battaiola.

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