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Ecco come il coronavirus ha inciso sull'occupazione e disoccupazione trentina, Ispat: "Le forze lavoro diminuite di oltre 4mila unità"

Nel mese di marzo l'emergenza sanitaria ha provocato una riduzione evidente delle forze di lavoro, dell’occupazione e un aumento della disoccupazione. I dati sono condizionati dalla situazione in atto che ha, da un lato, bloccato i licenziamenti ma dall’altro ha visto il mancato rinnovo di contratti in scadenza o la mancata assunzione di nuovo personale

Pubblicato il - 12 giugno 2020 - 18:08

TRENTO. L’Istat ha diffuso i dati sull’occupazione e sulla disoccupazione relativi al 1° trimestre 2020 (da gennaio a marzo). La rilevazione, in provincia di Trento, è coordinata dall’Ispat (Istituto di statistica della provincia di Trento). I dati emersi del mercato del lavoro riflettono la difficile situazione economica conseguenza dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate dal Governo per limitare la diffusione del Covid-19.

 

Nel mese di marzo le misure di distanziamento sociale e di blocco di parte delle attività produttive hanno provocato una riduzione evidente delle forze di lavoro, dell’occupazione e un aumento della disoccupazione. Sono cresciute sensibilmente le persone inattive. I dati sono condizionati dalla situazione in atto che ha, da un lato, bloccato i licenziamenti ma dall’altro ha visto il mancato rinnovo di contratti in scadenza o la mancata assunzione di nuovo personale. Inoltre, il distanziamento sociale e il blocco delle attività non essenziali hanno reso difficile la ricerca attiva di un lavoro che giustifica il calo della disoccupazione a fronte di un calo dell’occupazione. Molti lavori stagionali nei settori dell’agricoltura, delle costruzioni, del commercio e del turismo e attività ad esso connesse sono stati posticipati o sono stati interrotti bruscamente in anticipo.  

 

Nello specifico, gli occupati sono diminuiti di circa 2,5mila unità e si attestano ora sui 236mila, con un’incidenza delle lavoratrici prossima al 46% (45,9%). La diminuzione è imputabile agli uomini che calano di oltre 3,8mila occupati a fronte invece di un aumento di oltre 1,3mila unità delle donne occupate. La componente maschile dell’occupazione diminuisce, su base annua, del 2,9% mentre quella femminile incrementa dell’1,2% con un risultato complessivo di riduzione dell’1% degli occupati nel primo trimestre 2020.

 

Per i settori produttivi il calo nell’occupazione è concentrato in quelli con prevalenza di lavoratori uomini e che si caratterizzano per avere bisogno di stagionali: agricoltura (-45%) e costruzioni (-9%). L’altro comparto che vede ridursi l’occupazione è il commercio, alberghi e ristoranti (-1,3%) che ha visto una stagione turistica invernale eccellente interrotta bruscamente in marzo. Gli incrementi di occupazione si rilevano nell’industria in senso stretto (+2,5%) e nelle altre attività dei servizi (3,8%) che permette al settore di aumentare la propria occupazione, su base annua, del 2,4%.

 

Per posizione professionale si rileva una sostanziale stabilità dei dipendenti (0,2%) e un calo importante degli indipendenti (-6,0%). I dipendenti aumentano esclusivamente nelle altre attività dei servizi (6,3%) e controbilanciano le perdite che si riscontrano importanti nelle costruzioni (-12,4%) e nell’agricoltura (-68,1%) e contenute nell’industria in senso stretto (-0,4%) e nel commercio, alberghi e ristoranti (-2,6%). Gli indipendenti crescono significativamente nell’industria in senso stretto (23,4%) e nel commercio, alberghi e ristoranti (3,0%); perdono pesantemente nell’agricoltura (-29%) e nelle altre attività dei servizi (-11%).

 

I disoccupati sono meno di 13mila unità, con una netta prevalenza degli uomini. Infatti, nel primo trimestre 2020 l’incidenza delle disoccupate è pari al 38%. Coerentemente con l’incremento dell’occupazione femminile, si osserva una riduzione marcata delle disoccupate (-40% su base annua) e una crescita sensibile dei disoccupati (20% su base annua). La composizione della disoccupazione evidenzia la prevalenza dei disoccupati exoccupati. Questo gruppo incide per il 63% sul totale e rimane sostanzialmente stabile rispetto al 1° trimestre 2019 (-3,5%). Gli altri due insiemi della disoccupazione sono gli exinattivi (24%) e quelli senza esperienza di lavoro (12,5%) che sono tradizionalmente un gruppo residuale. 

 

Per il 1° trimestre 2020 i tassi caratteristici del mercato del lavoro evidenziano che il tasso di attività (15-64 anni), pari a 70,8%, è in diminuzione di 1,5 punti percentuali rispetto al 1° trimestre 2019, con un calo sia di quello maschile (-1,7 punti percentuali) che di quello femminile (-1,4 punti percentuali). Il tasso di occupazione (15-64 anni) è pari al 67,1% (71,8% gli uomini, 62,4% le donne) con un calo di 2,4 punti percentuali per gli uomini e un aumento di 6 decimi di punto percentuale per le donne. Il tasso di disoccupazione (15 anni e più) è sceso al 5,1% (5,8% nel 1° trimestre 2019), con una crescita di 1,1 punti percentuali per gli uomini (5,8%) e una riduzione di 2,7 punti percentuali per le donne (4,3%). Si osserva che, come poche volte in passato, il tasso di disoccupazione femminile risulta più contenuto di quello maschile: in questo trimestre è inferiore di oltre un punto percentuale;

 

Il tasso di inattività (15-64 anni) ha superato il 29% (29,2%) dal 27,7% del 1° trimestre del 2019, con un incremento di 1,7 punti percentuali per gli uomini e di 1,4 per le donne. Rispetto all’Italia questi tassi notoriamente presentano una situazione migliore, con differenze positive evidenti per il mercato del lavoro trentino. Si osserva, invece, uno svantaggio rispetto ai valori dei tassi della ripartizione Nord-est, tranne che per quello di disoccupazione che risulta nella ripartizione leggermente superiore a quello trentino. 

 

In Trentino rispetto all’Italia il tasso di attività è superiore di circa 6 punti percentuali (64,7% in Italia); il tasso di occupazione è superiore di circa 9 punti percentuali (58,4% in Italia); il tasso di disoccupazione è inferiore di circa 4 punti percentuali (9,4% in Italia) e il tasso di inattività è inferiore di circa 6 punti percentuali (35,3% in Italia).

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