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Gli operai delle altre fabbriche incrociano le braccia per i colleghi della Sicor: “Aperta una raccolta fondi per sostenere gli scioperanti”

Lo sciopero degli operai della Sicor si protrae da quasi tre settimane, con il sostegno di altri stabilimenti che in segno di solidarietà si sono astenuti dal lavoro e hanno avviato una raccolta fondi per i colleghi. Caraba (Fiom): “Da Spinelli non abbiamo avuto garanzie”

Di Tiziano Grottolo - 06 agosto 2020 - 18:30

ROVERETO. Gli operai della Sicor sono in sciopero da metà luglio, da quando l’azienda metalmeccanica di Rovereto, che produce macchine di trazione a fune (le stesse che si montano per gli ascensori), ha deciso in maniera unilaterale di recedere dagli accordi aziendali, negando di fatto gli aumenti contrattuali e di tagliare la quattordicesima ai propri dipendenti.

 

Ormai sono quasi tre settimane che gli operai stanno incrociando le braccia, rinunciando alla paga, per far valere i propri diritti: “È evidente – denuncia la Fiom – che in questo momento di difficoltà generale, il comportamento dei vertici dell’azienda rischia di essere un precedente importante nel territorio che va contrastato anche oltre il perimetro della fabbrica”.

 

Così è stato, perché se gli scioperi all’interno della fabbrica, che conta 174 dipendenti, hanno raggiunto picchi di adesione del 90% anche gli operai di altri stabilimenti si sono mobilitati per supportare i colleghi. Fra i primi a farsi avanti ci sono stati lavoratori della Pama che hanno portato la loro solidarietà alle tute blu della Sicor scioperando un’ora su ogni turno. Poi è stata la volta dei dipendenti della Dana di Rovereto che con le stesse modalità si sono astenuti dal lavoro per un’ora. La protesta si è infine allargata ad altri stabilimenti come la Dana di Arco e la Bonfiglioli di Rovereto.

 

 

I metalmeccanici sono preoccupati per il fatto che altre proprietà seguano l’esempio della Sicor decidendo di stralciare gli accordi aziendali: “In ballo – sottolinea il sindacato – non c’è solo la cancellazione della quattordicesima mensilità e l’assorbimento dei dei superminini per i nuovi assunti, ma un principio fondamentale in base al quale gli accordi non possono diventare carta straccia per volere aziendale. Così si creerebbe un gravissimo precedente tra le realtà metalmeccaniche trentine che potrebbero intervenire peggiorando  le condizioni economiche dei propri addetti, senza alcuna ragione oggettiva né di tenuta dei conti”.

 

Gli operai della Sicor non intendono molare la presa: “La solidarietà dei metalmeccanici si fa sentire non solo con l’adesione agli scioperi – fa notare Aura Caraba della Fiom – ma anche economicamente tramite la raccolta fondi per la Cassa di Resistenza, già avviata nelle aziende tramite i delegati Fiom della Rsu”. Domani, 7 agosto, dalle 14 alle 15 a fianco dei lavoratori Sicor incroceranno le braccia, presidiando i cancelli assieme, anche i colleghi della Metalsistem, che si aggiunge all'elenco delle altre “fabbriche solidali”.

 

Nel frattempo ci sono stati dei tentativi di mediazione, sia da parte del comune di Rovereto (incontro disertato dai vertici dell’azienda) che dell’assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli: “Con la Sicor non abbiamo più avuto contatti dal 21 luglio, quando ci è stata confermata la volontà di recedere dagli accordi – conclude Caraba – mentre all’assessore abbiamo chiesto garanzie per il mantenimento dei posti di lavoro alla luce di una possibile crisi, ma non abbiamo ottenuto risposte”.

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