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Salini Impregilo sarà WeBuild, il nuovo leader delle costruzioni in Italia

Salini-Impregilo lascia a WeBuild – che in inglese significa: noi costruiamo - un’eredità di grande rilevanza, visto che quasi un quarto dei ricavi arriva oggi dagli Usa, primo mercato in assoluto, mentre il 28% del giro d’affari è assicurato dai Paesi del Medio Oriente, il 18% arriva dall’Italia, il 12% da grandi opere realizzate in Asia e Australia

Pubblicato il - 23 gennaio 2020 - 11:44

MILANO. Il gruppo Salini-Impregilo guarda al futuro con il nuovo nome di WeBuild e archivia un passato ricco di successi: ora si chiama così il colosso italiano delle costruzioni che cambia denominazione per segnare un nuovo passo avanti di Progetto Italia, l’operazione che vede Salini (www.salini-impregilo.com) come fulcro di un processo di consolidamento di altre importanti realtà italiane delle costruzioni per creare un gruppo che avrà una doppia missione: dovrà essere in grado da una parte di realizzare le grandi opere infrastrutturali di cui ha bisogno il nostro Paese, da tempo in stallo, e dall’altro dovrà confrontarsi alla pari con la concorrenza internazionale per aggiudicarsi i contratti sui mercati di tutto il mondo.

 

Il mercato delle costruzioni presenta dimensioni molto significative, con progetti di potenziale interesse per il gruppo valutati 630 miliardi di euro nei prossimi tre anni.

 

 

WeBuild, nome indicato dal consiglio di amministrazione e che ora va approvato dagli azionisti, nei prossimi mesi perfezionerà l’acquisizione di Astaldi per poi proseguire con ulteriori ampliamenti del suo perimetro, con l’obiettivo di arrivare a un giro d’affari nella grandi opere di 14 miliardi di euro e un portafoglio ordini di oltre 60 miliardi, avvicinandosi così ai principali leader internazionali e guadagnando competitività nei cinque continenti, nei quali peraltro Salini-Impregilo lascia a WeBuild – che in inglese significa: noi costruiamo - un’eredità di grande rilevanza, visto che quasi un quarto dei ricavi arriva oggi dagli Usa, primo mercato in assoluto, mentre il 28% del giro d’affari è assicurato dai Paesi del Medio Oriente, il 18% arriva dall’Italia, il 12% da grandi opere realizzate in Asia e Australia.

 

Il passaggio da Salini a WeBuild segna anche i profondi cambiamenti nell’assetto finanziario di un gruppo che dà lavoro a 35mila persone. Dopo un importante aumento di capitale (600 milioni di euro), oggi la famiglia controlla la società con una partecipazione del 44%. Tra i soci principali – a fianco di importanti investitori istituzionali stranieri – ci sono adesso Cassa Depositi e Prestiti con il 18% e le tre principali banche italiane, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm, alle quali congiuntamente fa capo circa l’11% di WeBuild.

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