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Artoni in sciopero, a rischio 170 posti di lavoro. I sindacati: "La Fercam ha cambiato le carte in tavola, abbiamo interpellato il Ministero"

Giovedì 16 e venerdì 17 i dipendenti e alcuni padroncini hanno incrociato le braccia dopo la mancata fusione fra le due aziende. Montani (Cgil): "Rischio concreto di fallimento, un'eventualità drammatica per lavoratori diretti e indiretti"

Di Luca Andreazza - 17 febbraio 2017 - 10:50

TRENTO. Fercam ha cambiato le carte in tavola, i lavoratori della Artoni e i sindacati non hanno digerito questa decisione unilaterale, che rischia di tagliare 170 posti di lavoro in tutta Italia. 

 

Il confronto fra Fercam e le sigle sindacali Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti è saltato dopo che la società altoatesina ha deciso di cambiare l'accordo all'ultimo momento, facendo marcia indietro sull'assunzione di tutti i lavoratori: la nuova proposta è la presa in carica di 400 unità, lasciandone a casa altre 170. Una decisione che ha portato i dipendenti a incrociare le braccia giovedì 16 e venerdì 17 febbraio.

 

Sul tavolo c'è il trasferimento in capo a Fercam dei rami d’azienda di Artoni Group, Artoni Logistica e Artoni Trasporti per un totale di 570 lavoratori diretti.  "Non si possono cambiare unilateralmente le regole durante una trattativa così delicata - dicono i sindacati - . E' necessario proseguire il confronto per trovare un accordo che tuteli l'occupazione e garantisca la prosecuzione dell'attività. Fercam, oltre a tentare di scaricare le proprie responsabilità sulle organizzazioni sindacali, non si è ancora resa realmente disponibile a sottoscrivere un accordo che contempli tutte le richieste formulate dall’azienda stessa nell’incontro del 10 febbraio e la possibilità, per i lavoratori non interessati dal passaggio di azienda, di accedere ad ammortizzatori sociali”.

 

Il 10 febbraio i sindacati e Fercam si sono incontrate per avviare la procedura di affitto del ramo d'azienda, mentre Artoni avrebbe portato avanti parte dell'attività per attivare la mobilità straordinaria: "Il secondo incontro è stato fissato per il 15 febbraio - spiega Stefano Montani, segretario di Filt - ma l'azienda non si è presentata. Una prospettiva ora potrebbe essere il fallimento dell'azienda: un'eventualità drammatica in quanto si andrebbe a perdere letteralmente tutto, mettendo in ginocchio anche i padroncini che lavorano sulle commesse. Ora stiamo procedendo attraverso il Ministero del lavoro per sistemare la questione".

 

Alla protesta hanno partecipato anche i lavoratori della sede di Trento, 8 impiegati e tutti lavoratori di una cooperativa che lavora per Artoni. A loro si sono uniti anche alcuni dei 17 padroncini che lavorano esclusivamente su commesse dell'azienda logistica emiliana. “I lavoratori in sciopero presidiano la sede e le merci sono bloccate - conferma -. La protesta si è svolta in modo assolutamente pacifico e non ci sono stati momenti di tensione di alcun tipo. I dipendenti stanno solo cercando di difendere legittimamente il loro posto di lavoro: attendiamo l'evolversi della trattativa nazionale”.

 

La situazione, ammette Montani, è molto delicata: “Accanto ai dipendenti diretti e indiretti ci sono poi altrettanti padroncini in Trentino che lavorano esclusivamente per Artoni. Per loro la situazione è drammatica. Serve - conclude - l’immediata prosecuzione del confronto per la realizzazione del subentro di Fercam in Artoni. La procedura attivata va rapidamente conclusa per garantire la continuità dell’occupazione e delle attività, considerato il concreto rischio occupazionale per circa 3 mila lavoratori tra diretti ed indiretti qualora Fercam abbandoni pretestuosamente l’acquisizione”. 

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