"Con la legalizzazione della cannabis soltanto possibili benefici", questa la tesi di economisti e matematici al Festival dell'Economia
Sala gremita all'Auditorium della Facoltà di Giurisprudenza. Gli esperti: "Oltre sei milioni di Italiani consumano cannabis. Il proibizionismo favorisce la criminalità organizzata e crea un danno alle casse dello Stato che potrebbe introitare 7 miliardi all'anno"

TRENTO. Questione di profonda attualità quella riguardante la legalizzazione della cannabis. Questione che deve essere assolutamente analizzata sotto aspetti differenti e con la massima serietà analitica perché una risposta ponderata da parte di chi prende parte al dibattito sia data razionalmente e seguendo una logica dimostrabile.
Spesso oggi chi si approccia al dibattito è confuso e ideologicamente annebbiato da opinioni non supportate da dati e da corrette analisi economiche e sociologiche. Il risultato è che introducendo nella discussione argomenti spesso fallaci molti aspetti vengono inquinati da prese di posizioni ideologiche.
Questo è stato l'obbiettivo principale dell'incontro avvenuto oggi presso l'aula magna della Facoltà di Giurisprudenza. I relatori erano: Marcello Esposito economista e amministratore del Quantum Financial Anlaytics (specializzata in analisi quantitativa dei dati), Pietro David, ricercatore di economia applicata presso l'IBAM-CNR di Catania e Carla Rossi già Ordinaria di Statistica Matematica e poi Medica presso l'Università di Roma “Tor Vergata”, la sua ricerca riguarda l'applicazione di modelli matematici volti a quantificare l'impatto di politiche mediche e sociali.
La presentazione dei relatori lascia già intuire il carattere giustamente analitico e quantitativo attraverso il quale alcune questioni fondamentali riguardanti la legalizzazione della cannabis, devono essere affrontate. Queste questioni, quali regolamentazione del mercato, tutela del consumatore, monopolio di Stato, regime fiscale, regolamentazione della coltivazione, tassazione sono i veri fulcri della questione che in un ragionamento economico riguardante costi e benefici devono essere affrontati razionalmente per poterne ricavare un quadro chiaro preciso.
Dati e numeri che sono strenuamente difesi dalla statistica Carla Rossi, impegnata da parecchi anni con il Partito Radicale a favore dell'antiproibizionismo. Le statistiche che presenta e che elabora in collaborazione con la Commissione Europea confrontando dati provenienti da diverse nazioni sono inequivocabili e mostrano come il proibizionismo non faccia in alcun modo diminuire il consumo delle droghe leggere.
Anzi l'unico effetto che ha il proibizionismo sul consumo delle droghe leggere è quello di non permettere un controllo adeguato sulla loro produzione e quindi di mandare incontro i consumatori ai danni provocati dagli additivi altamente tossici con i quali spesso vengono trattate le piante per aumentare la resa e il guadagno da parte delle associazioni mafiose che controllano la loro commercializzazione sul territorio.
Ciò significa che il proibizionismo oltre ad aumentare senza alcun successo le spese necessarie alla repressione e le spese giudiziarie per sostenere processi contro lo spaccio di queste sostanze aumenta anche la spesa per la sanità pubblica a causa degli ingenti danni collaterali legati alla tossicità e alla pericolosità di certe sostanze usate ne taglio e nella produzione della cannabis.
Carla Rossi continua argomentando che oggi oltre sei milioni di Italiani consuma cannabis e il fatto di lasciare questo mercato in mano alla criminalità organizzata a causa del proibizionismo coincide oltre che con un mancato enorme introito economico da parte dello Stato, circa 7 miliardi di euro, con un enorme appesantimento del bilancio dello Stato medesimo nel tentare una repressione che la Direzione nazionale antimafia ha esplicitamente definito come fallimentare.
A dimostrazione della politica fallimentare del proibizionismo il dato più incontrovertibile è quello che ha visto in anni di crisi economica e diminuzione del PIL aumentare il consumo della cannabis.
Il discorso della simbiosi tra criminalità organizzata e proibizionismo è condiviso da Pietro David, siciliano e ricercatore del CNR di Catania. In Sicilia questa situazione è tangibile con una forza sicuramente maggiore. La Mafia guadagna attraverso lo spaccio ma non solo, è anche grazie a tutte le attività che l'indotto della droga leggera crea che riesce a controllare il territorio con grande precisione e capillarità.
Ripercorrendo l'evoluzione della liberalizzazione della cannabis in Colorado, David, dimostra come i risultati siano solo positivi e oltre a non avere aumentato il consumo della sostanza la liberalizzazione ha fatto partire un'intera economia legata alla produzione, trasformazione e commercializzazione della cannabis.
Questa in pochi hanno ha prodotto circa 27.000 nuovi posti di lavoro, 18.000 a tempo pieno. David ricorda che il dato è relativo ad uno Stato di soli 5 milioni di abitanti e dove vista la discrezionalità da parte delle amministrazioni locali a permettere l'apertura di dispensari dove vendere la cannabis ad oggi solo circa in il 23% del territorio è effettivamente legale distribuire e produrre cannabis.
Se si ipotizzasse un impatto simile su un Stato come quello Italiano che conta circa 60 milioni di abitanti, con le adeguate proporzioni, i posti di lavoro creati dalla filiera sarebbero certamente alcune centinaia di miglia. Non pochi se inseriti in uno scenario dominato da una situazione di drammatica disoccupazione giovanile.
L'ultima opinione, più critica, ma comunque aperta ad una controllata legalizzazione della cannabis, è quella di Marcello Esposito, il quale individua alcune criticità relative alla commercializzazione controllata della cannabis. Una delle criticità sarebbero legate alla tutela del consumatore vista la necessità che ci sarebbe da parte di chi si troverebbe a commercializzare la cannabis ad aumentarne ovviamente il suo consumo. Argomento prontamente però reso inefficiente dalla replica di Carla Rossi che ,dati alla mano, ha mostrato come dal momento in cui è stata legalizzata la Cannabis in nessuno Stato questo ha portato ad un aumento del consumo.
Ciò che i relatori vogliono dimostrare è come un'informazione supportata da dati corretti e certificati può fare la differenza per decidere su una questione politica ed economica così importante: con la legalizzazione il numero di consumatori non aumenta come i dati di David e Rossi dimostrano, d'altro canto aumentano i posti di lavoro, gli introiti per lo Stato, l'informazione del consumatore e la qualità della cannabis prodotta.
Una scommessa dunque quella della legalizzazione della cannabis che in un momento economico così delicato, appurato il totale fallimento del proibizionismo, potrebbe portare soprattutto benefici per lo Stato, senza danni collaterali. Una carta quella della legalizzazione, al netto dei dati statistici, molto semplice da giocare e poco rischiosa.
La liberalizzazione non è un salto nel vuoto perché le esperienze di Olanda, USA, Portogallo, Spagna, Uruguay ci permettono oggi una valutazione più razionale e i dati sembrano certificare la positività di queste esperienze.











