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Delega giustizia, presidio del comparto. I sindacati: "I lavoratori sono ancora senza risposte. Tanti nodi critici"

Martedì 2 maggio le parti sociali hanno presidiato a Palazzo della Regione per chiedere chiarimenti sul progetto organizzativo, il diritto di opzione, l'adeguamento degli organici e la tabella di equiparazione

Di Luca Andreazza - 02 maggio 2017 - 16:13

TRENTO. La mattina di martedì 2 maggio i dipendenti della Giustizia hanno presidiato il Palazzo della Regione per protestare contro le incertezze causata dalla delega alla Regione Trentino Alto Adige. "Questa contestazione - spiega Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp - è avvenuta qui in quanto luogo simbolo: ci siamo riuniti proprio al palazzo che sta per assorbire i lavoratori del comparto. La politica crede che questo sia un rafforzamento dell'Autonomia, senza vedere le tante criticità".

 

Una mobilitazione che coinvolge i dipendenti di corte d’appello, procura generale, tribunale, procura presso il tribunale, tribunale di sorveglianza, tribunale dei minori, procura presso il tribunale dei minori e ufficio Unep. "Sono trascorsi oltre tre anni dalla legge di stabilità che delega la giustizia alla Regione e quasi due mesi dopo la norma di attuazione - aggiunge il segretario della Cisl Fp - le lavoratrici e i lavoratori del comparto attendono ancora risposte sul loro futuro professionale e registriamo un alto rischio di disparità di trattamento tra i diversi settori". 

 

Il comparto di giustizia interessa in Trentino Alto Adige oltre 400 dipendenti, ma “le nostre osservazioni – commenta Carlo Alberto Incapo, segretario della Uil Pa - le proposte e le possibili soluzioni sono rimaste totalmente inascoltate”.


I confederati Cisl Fp, Fp Cgil e Uil Pa mettono in luce che non si conosce ancora il progetto organizzativo, "Non è garantito - Luigi Diaspro, segretario della Fp Cgil - un pieno diritto di opzione per i dipendenti che vogliono rimanere nell'amministrazione statale e la totale incertezza sulle risorse necessarie per l'adeguamento degli organici e le riqualificazioni professionali".

 

Oltre a questo, sarebbero tante le criticità sul tavolo "Come - ribadiscono le parti sociali - le prospettive per far fronte alla grave carenza degli organici che rischia di compromettere definitivamente la funzionalità di alcune strutture da tempo in sofferenza, ma anche il rischio concreto di esclusione dalle procedure di carriera faticosamente riavviate dopo oltre vent’anni, senza dimenticare i ritardi nell'elaborazione della tabella di equiparazione”.

 

Un'altra preoccupazione sollevata dai lavoratori e dalle parti sociali riguarda l'ipotesi di rinnovo del contratto regionale in quanto “prevede – conclude Pallanch - espresse revoche di istituti che valorizzano l’anzianità pregressa del personale proveniente da altre amministrazioni ai fini di riconoscimenti professionali ed economici, in chiave di evidente ed inaccettabile discriminazione del personale giudiziario. La mobilitazione continua fino a quando la politica non batte un colpo”.

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