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Export, Anno negativo per il Trentino che perde l'1,5%, l'Alto Adige invece cresce

Le esportazioni trentine all'interno dell'Unione europea sono in crescita, il rallentamento si registra negli Stati Uniti. Segno positivo per le importazioni. L'Alto Adige cresce meglio dell'Italia e quasi a livello del resto del Nord Est. Arno Kompatscher: "Un dato importante che significa posti di lavoro"

Di Luca Andreazza - 14 marzo 2017 - 19:23

TRENTO. L'export rallenta e le importazioni aumentano, questa la fotografia del Trentino nel 2016, mentre le esportazioni dell'Alto Adige crescono. Nell'anno appena concluso il valore delle esportazioni trentine delle merci è risultato pari a 3.386 milioni di euro, in diminuzione dell'1,5% rispetto al 2015, periodo durante il quale le vendite all'estero avevano registrato una variazione tendenziale del +4,2%. Nello stesso periodo, il valore delle importazioni di merci ha raggiunto i 2.156 milioni di euro con un incremento del 5,9% rispetto all'anno precedente. Il saldo della bilancia commerciale si attesta quindi sul valore di 1.230 milioni di euro: in calo rispetto ai 1.402 milioni di euro registrati nel 2015. L'Alto Adige chiude il 2016 nelle esportazioni in crescita del +1,5% per un valore di 4.434,1 milioni di euro. "Le aziende che esportano contribuiscono in misura notevole alla crescita della nostra economia - dice il presidente Arno Kompatscher -. È un dato importante, perché da questo sviluppo dipendono anche molti posti di lavoro".


Un quadro in controtendenza delle esportazioni trentine rispetto a quanto rilevato a livello complessivo nazionale, dove le esportazioni sono aumentate dell'1,2%, e nell'area del Nord Est (+1,8%). "Una flessione è sempre spiacevole - commenta Giovanni Bort, presidente di Concommercio Trento - ma il risultato è da ricondurre al calo di esportazioni negli Stati Uniti nel settore dei macchinari manifatturieri. Si tratta semplicemente di dinamiche di mercato: questo indice negativo può essere legato al rallentamento negli ordini di qualche grossa azienda. Nulla di allarmante". 


L'Unione europea si conferma la principale direttrice di interscambio per il Trentino e gli indicatori sono tutti positivi: +3,1% nelle esportazioni e +9,1% delle importazioni. I Paesi oltre alpe hanno infatti assorbito nel terzo trimestre quasi il 66% delle esportazioni e hanno acquisito l'82% delle importazioni.


Al primo posto della graduatoria dei principali Paesi per valore di export trentini rimane sempre la Germania che rappresenta per il territorio provinciale il mercato verso cui si sono dirette le merci per un valore che supera i 568 milioni di euro, pari al 16,8% delle vendite effettuate sui mercati internazionali. A grande distanza seguono gli Stati Uniti con circa 349 milioni di euro (pari al 10,3% delle esportazioni complessive), la Francia con 311 milioni di euro (pari al 9,2%) e il Regno Unito con 296 milioni di euro (pari all'8,8%). Tra i mercati principali su base tendenziale hanno segnato buone performance le esportazioni verso Regno Unito (+25 milioni), Spagna (+20 milioni) e Paesi Bassi (+13 milioni), mentre subiscono una diminuzione (-58 milioni) le esportazioni verso gli Stati Uniti.

Le destinazioni prevalenti europee per l'Alto Adige sono la Germania (34%), l'Austria (11,1%), la Svizzera (5,8%), Francia (4,8%) e Spagna (3,7%). Asia e America assorbono invece rispettivamente il 10,3% e il 6,1% dell'export. I principali mercati alto atesini sono in crescita tra il +14,7% e il +2,8%, mentre Regno Unito, Repubblica Ceca e Polonia sono in calo del -11,4%, del -6,3% e del -4%. In termini assoluti gli aumenti più consistenti sono quelli fatti segnare da Germania (+50,4 milioni di euro), Austria (+25,2 milioni di euro) e Belgio (+11,7 milioni di euro), mentre la flessione più netta è quella del Regno Unito (-16,3 milioni di euro). 

 

Questo calo nell'export interrompe interrompe una serie positiva di crescita che proseguiva dal 2010: "E' necessario aumentare il numero delle imprese esportatrici - dice Enrico Zobele, vice presidente di Confindustria Trento - ma è anche auspicabile che le aziende che internazionalizzano diversifichino i loro mercati di riferimento. Troppo spesso le nostre esportazioni si arrestano entro i confini dell'Unione Europea. L'economia mondiale sta crescendo: bisogna cogliere questa opportunità e guardare anche e soprattutto ai mercati extra europei. Serve un maggiore coordinamento tra i soggetti che sul nostro territorio supportano le imprese che intendono internazionalizzarsi: uniamo le energie, affinché gli sforzi di tutti gli stakeholder siano più razionali ed efficaci".


"La forte dipendenza dai mercati germanofoni è comprensibile - aggiunge Kompatscher - ma comporta anche una certa dose di rischio. Per questo le imprese sono chiamate a migliorare costantemente il proprio know-how per poter affrontare con successo la concorrenza internazionale. Un grosso vantaggio che le imprese locali già possiedono - osserva - è la flessibilità, ovvero la capacità di reagire rapidamente alle mutate situazioni. Per le piccole imprese, inoltre, è sicuramente una decisione saggia quella di cooperare con altre aziende per poter offrire servizi congiunti e provare assieme il passo avanti verso i mercati lontani".

 

I dati diffusi dall'Istat evidenziano quindi un generalizzato rallentamento dell'export per la Provincia di Trento che deriva dalla diminuzione delle vendite all'estero di macchinari (-54 milioni di euro), sostanze e prodotti chimici (-21 milioni), apparecchi elettrici (-14 milioni) e prodotti tessili (-14,6 milioni di euro). Il contraltare invece è il sensibile incremento dei prodotti in metallo (+30 milioni di euro), mezzi di trasporto (+13 milioni di euro) e prodotti alimentari (+9,5 milioni di euro). 

 

Le esportazioni sono costituite principalmente da prodotti dell'attività manifatturiera (94,7% del valore complessivo). La quota maggiore è da attribuire ai 'macchinari ed apparecchi' (19,4%), seguono i 'prodotti alimentari, bevande e tabacco' (17,3%), i 'mezzi di trasporto' (11,8%), le 'sostanze e i prodotti chimici' (9,2%) e il 'legno, prodotti in legno, carta e stampa' (9%). Complessivamente questi cinque settori rappresentano oltre il 65% delle esportazioni provinciali. 

 

Per quanto riguarda l'import, al primo posto, si collocano i 'mezzi di trasporto' con il 22,9%, seguito da 'legno, prodotti in legno, carta e stampa' con il 14,9%, dai 'prodotti alimentari e bevande' con il 12,1% e dalle 'sostanze e prodotti chimici' con il 10,7%.

 

Il saldo commerciale presenta un forte attivo per 'macchinari e apparecchi' (+494 milioni di euro) e per i 'prodotti alimentari e bavande' (+325 milioni di euro), ma registra invece un passivo soprattutto per i 'mezzi di trasporto' (-92 milioni di euro) e per i 'computer, apparecchi elettronici e ottici' (-38 milioni di euro).

 

Anche nell'anno 2016 altoatesino sono i 'Prodotti alimentari, bevande e tabacco' (18,8%) a incidere maggiormente nei flussi verso l'estero, seguito dai 'macchinari ed apparecchi' (16,5%), i 'prodotti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca' (14,3%), i 'metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti' (12,8%) e i 'mezzi di trasporto' (11%). 

 

I due principali settori rappresentato dai 'prodotti alimentari, bevande e tabacco' (+8,1%) e i 'macchinari e apparecchi' (+7,6%), evidenziano un deciso aumento. All'interno dei dieci settori principali si registrano consistenti crescite per 'Legno e prodotti in legno, carta e stampa' (+14,5%) e 'apparecchi elettrici' (+7,1%). Evidenti invece i cali per i 'mezzi di trasporto' (-8,2%), 'prodotti delle altre attività manifatturiere' (-7,9%), 'articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi' (-6,3%) e prodotti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca' (-4,1%). 

 

Sempre rispetto al 2015, gli incrementi più rilevanti del fatturato estero in termini assoluti riguardano i 'prodotti alimentari, bevande e tabacco' (+62,8 milioni di euro), i 'macchinari e apparecchi' (+51,9 milioni di euro), i 'metalli di base e prodottti in metallo, esclusi macchine e impianti' (+31,6 milioni di euro) e 'legno e prodotti in legno, carta e stampa' (+23,2 milioni di euro). Le diminuzioni più evidenti sono invece relative ai settori 'mezzi di trasporto' (-43,8 milioni di euro), 'prodotti dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca' (-27,3 milioni di euro) e 'prodotti delle altre attività manifatturiere' (-17,5 milioni di euro). 

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