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L'Antitrust boccia la legge sugli appalti del Trentino. Il Cna: "Si corregga subito. Rischiamo ricorsi anche per il nuovo Not"

L'Autorità ha pubblicato una sua segnalazione del 27 ottobre fatta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Alla nuova legge provinciale si contesta di premiare troppo le imprese del territorio tanto da evidenziare "profili di contrasto con i principi a tutela della concorrenza". Mosse contestazioni anche a Bolzano che però ha già provveduto a mettersi in regola

Il vecchio progetto del Not. L'area dovrebbe sorgere il Polo sanitario del Trentino resta quella di via al Desert
Di Luca Pianesi - 15 dicembre 2016 - 08:08

ROMA. Il rischio? Quello di favorire troppo le imprese del territorio a discapito delle norme sul libero commercio e sul libero mercato. A dirlo? L'Autorità garante del commercio e del mercato. Il caso che salta subito alla mente? Quello del nuovo appalto per il Polo sanitario del Trentino (l'ex Not) che grazie alla nuova procedura prevista, quella delle suddivisioni in tanti lotti, per la realizzazione dell'opera, dovrebbe favorire proprio la partecipazione delle imprese locali. Cosa ribadita a più riprese da diversi membri della Giunta provinciale in svariate occasioni pubbliche con frasi del tipo: "A parità di offerte cercheremo di privilegiare le imprese trentine"; "La pluralità di lotti rappresenta un'occasione importante per le ditte del nostro territorio".

 

Cosa contenuta anche nella normativa provinciale sugli appalti pubblici, la legge 2/2016 (vigente dal 9 novembre che nasce per adeguare le norme provinciali a Direttive europee), all'articolo 17, dove tra "gli elementi di valutazione dell'offerta, che possono essere considerati in relazione alla natura, all'oggetto e alle caratteristiche del contratto", durante una gara d'appalto, vengono inseriti anche quelli "attinenti alla territorialità o alla filiera corta". La cosa non è passata inosservata all'Antitrust che ha reso pubblico, ieri, il suo dissenso verso la normativa provinciale. Nel bollettino dell'Autorità garante, infatti, si esplicita la sua segnalazione fatta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli Affari Regionali al ministero – sul potenziale mancato rispetto da parte della Provincia di Trento delle norme che devono garantire il libero mercato. Nello specifico l'Antitrust contesta la normativa per quella frase su "territorialità e filiera corta", contenuta tra i criteri per l'aggiudicazione dell'opera.

 

Secondo l’Antitrust “tale criterio è suscettibile di alterare la par condicio tra i potenziali partecipanti alle gare, conferendo un ingiustificato vantaggio alle imprese stabilite nella Provincia di Trento o che utilizzano input legati al territorio della Provincia. La previsione – prosegue l'Autorità garante - dunque, è suscettibile di violare i principi a tutela della concorrenza oltre che le norme sul rispetto dei livelli minimi di regolazione, non trovando alcun riferimento nella Direttiva 2014/24/UE ed anzi, contraddicendone uno dei principi cardine”.

 

Ma non è tutto: la norma provinciale all'articolo 32 prevede anche che "negli affidamenti eseguiti sul territorio provinciale si applicano disposizioni economico-normative non inferiori a quelle previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento e dall'eventuale contratto integrativo provinciale". E si aggiunge: "Il contratto di riferimento è individuato dalla Giunta provinciale fra i contratti collettivi nazionali e rispettivi accordi integrativi territoriali stipulati a livello nazionale e applicati in via prevalente sul territorio provinciale". Un articolo, questo, che nasce, giustamente, per garantire che a partecipare agli appalti siano ditte serie, che applicano contratti, prima di tutto, tutelanti per i lavoratori.

 

E ciò lo riconosce anche l'Antitrsut: "L’obiettivo principale del legislatore provinciale, in coerenza con i principi delle Direttive, è quello di favorire forme di protezione dei lavoratori, disciplinando un probabile requisito di ammissione alle procedure di gara. Impregiudicato l’obiettivo della tutela dei lavoratori, l’Autorità ha tuttavia evidenziato più di una volta le possibili distorsioni ricollegabili ai casi in cui il legislatore imponga formule di protezione sociale calibrate su un determinato tipo di Ccnl e/o su un determinato contratto integrativo. Tali previsioni sono suscettibili, infatti, di ridurre la concorrenza, costituendo una barriera all’entrata per i nuovi entranti soprattutto nei settori caratterizzati da una componente importante del costo del lavoro sul totale dei costi di produzione. Nei limiti sopra esposti - conclude l'Antitrust -, pertanto, la legge provinciale in esame continua a presentare profili di contrasto con i principi a tutela della concorrenza".

 

Le contestazioni erano già state sollevate alla Provincia di Trento dall'Antitrus come anche alla Provincia di Bolzano. Quest'ultima aveva ricevuto degli appunti sugli affidamenti in house, ma ha chiarito che "la disposizione era intesa unicamente a facilitare la collaborazione tra gli Ato ed è basata sul presupposto che l’affidamento possa essere adottato a beneficio di una società interamente pubblica, già partecipata anche dall’Ente affidante e già affidataria di altri servizi". Poi altri due rilievi uno sul potenziale conflitto della legge con le prerogative attribuite all’Anac superato, però, aggiungendo un periodo che chiarisca che la documentazione standard è adottata “in coerenza con le linee guida dell’Anac”. L'altro sul’innalzamento dal 20% al 30% della soglia comunitaria entro cui è consentito derogare al divieto di frazionare i lotti di un unico appalto per non applicare le procedure ad evidenza pubblica, superato con il reinserimento della soglia del 20% coerentemente con quanto previsto dalle Direttive comunitarie.

 

"Per questi motivi, l’Antitrust ha ritenuto che i profili di possibile contrasto con i principi a tutela della concorrenza possano considerarsi sostanzialmente superati per la Provincia di Bolzano - spiega Claudio Corrarati presidente della Confederazione nazionale dell'artigianato del Trentino Alto Adige - mentre Trento non è riuscita a fare altrettanto. Noi siamo molto preoccupati. Non vorremmo  ritrovarci con normative inapplicabili a causa dei pareri dell’Antitrust inviati dal Dipartimento per gli Affari Regionali del Consiglio dei Ministri. Il meccanismo della filiera corta e della suddivisione in lotti degli appalti sta dando lavoro alle piccole e medie imprese locali. Dopo anni di paralisi degli appalti pubblici, anche per effetto delle normative impugnate a più riprese, è opportuno che le Province Autonome di Trento e Bolzano si muovano insieme per blindare il quadro normativo a vantaggio delle piccole e medie imprese locali".

 

"Per farlo - conclude Corrarati - Trento trovi le motivazioni appropriate per spiegare all'Antitrust come tutto è in regola ma lo faccia subito e si adegui a quanto previsto dall'Europa e dalle leggi nazionali. C'è da evitare che permangono questi pareri e si proceda con appalti importanti, come per esempio quello del nuovo Not, il Polo Sanitario del Trentino, e poi ci si ritrovi con una miriade di ricorsi delle ditte sconfitte in forza di quanto pronunciato dall'Antitrust. Il rischio sarebbe ulteriori paralisi delle procedure e slittamenti senza fine per veder concluse le opere".

 

 

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