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Oltre un anno senza stipendi, il sindacato Usb all'attacco delle aziende che sfruttano i dipendenti

Il sindacato ha attivato la pratica per il recupero degli emolumenti (circa 32 mila euro, senza considerare il Tfr) non corrisposti a due autisti operanti in una realtà in capo al Consorzio Trentino Autonoleggiatori. Daniel Agostini: "E' solo l'ultimo di tanti casi. Cta non fa nulla per combattere il lavoro sommerso e le aziende che non pagano gli stipendi" 

Di Luca Andreazza - 27 febbraio 2017 - 18:06

TRENTO. Oltre un anno senza ricevere lo stipendio. Questa la vicenda di due autisti di una ditta operante nel settore del noleggio che fa capo al Consorzio Trentino Autonoleggiatori: "Le buste paga non corrisposte - spiega Daniel Agostini, segretario del sindacato Usb - raggiungono il considerevole importo di 31.634 euro, senza considerare il Tfr: i lavoratori si sono dimessi per giusta causa. Stiamo procedendo - continua - all'ennesimo recupero degli emolumenti dovuti ai lavoratori da parte di un'altra azienda del Cta. Una procedura eseguita spesso anche in passato. La speranza è che si tratti sempre dell’ultima volta, anche se siamo consci che fino a quando la direzione del consorzio non darà una svolta, queste situazioni si ripeteranno ancora".

 

Il sindacato Usb ha già iniziato le pratiche per il recupero del credito dovuto, ma "ci chiediamo - prosegue - quali iniziative siano state prese dalla dirigenza del Cta nei confronti di queste aziende che hanno avuto non pochi problemi legati al lavoro sommerso e agli emolumenti non versati ai lavoratori".

 

L'acquisizione di mezzi e servizi delle aziende in crisi viene messa sotto la lente di ingrandimento del sindacato: "Anche in questo caso - spiega Usb - ci poniamo diversi interrogativi. La domanda è se tutti i consorziati ricevono l'informazione e sono quindi messi nelle condizioni di avere l'opportunità dell'acquisto o se, al contrario, siamo davanti ad una trattativa diretta con solo alcune aziende e altre che vengono quindi escluse. In quest'ultimo caso si tratterebbe di un'operazione non certo trasparente: tutti gli operatori del Consorzio dovrebbero essere messi al corrente per avere la possibilità di ingrandirsi e rafforzarsi".

 

Si tratta solo dell'ultimo episodio, dopo le vicende della gara d'appalto 2016-2020 da 83,7 milioni di euro del servizio scuolabus andato in fumo per la domanda non regolare presentata da Cta. Un servizio capillare e cruciale per il sistema Trentino che ogni giorno porta a lezione circa 14 mila studenti e che ha visto il Consorzio sborsare 1 milione e 675 mila euro dopo il ricorso rigettato dal Tar. Una gara, bandita dalla Provincia, alla quale aveva preso parte solo Cta che però aveva presentato tra i suoi consorziati una ditta gestita da un autonoleggiatore con precedenti penali. 

 

Una vicenda che aveva portato da un lato la Provincia ad affidare al Cta il servizio scuolabus attraverso una procedura negoziata in attesa nel nuovo bando e il settore a pensare ad una possibile partnership fra pubblico-privato, dove Cta e Trentino Trasporti sarebbero gli attori chiave: "Desta ancora più preoccupazione - conclude Agostini - il fatto che il 90% delle entrate di queste aziende provengano dall'appalto provinciale del servizio scuolabus e servizi integrativi alla linea, quindi soldi pubblici. Questo quadro porta a chiederci se esistano i presupposti per questa sinergia. Aspettiamo novità".

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