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"OltrEconomia Festival", il patto tra produttori agricoli e consumatori. Un dibattito sulla 'città sostenibile'

Tra gli ospiti anche Geremia Gios: "Le politiche agricole non premiano le buone pratiche ma quelle cattive". L'agricoltore Giuliano Micheletti: "Trento è il Comune agricolo più grande della Provincia, ci sono più di 100 aziende bio, il 30% del terreno agricolo è coltivato a biologico"

Di db - 03 giugno 2017 - 15:17

TRENTO. “Nutrire Trento, patto virtuoso tra produttori agricoli e consumatori consapevoli”. È ambizioso il titolo del dibattito proposto nella quarta giornata di “Oltreconomia2017”, il festiva 'alternativo' a quello dell'Economia che si svolge in questi giorni in città.

 

'Alternativo' fino a un certo punto, non certo settario e 'contrario' a prescindere, capace di dialogare anche con i professori che di solito preferiscono calcare la scena ufficiale della kermesse arancione.

 

Nella cornice del parco Santa Chiara, infatti, si sono ritrovati allo stesso tavolo Alessandro Zanon della neonata associazione Trento Consumo Solidale che si occupa di Gruppi di acquisto, Giuliano Micheletti, agricoltore biologico biodinamico, con il professore universitario Geremia Gios, del Dipartimento di Economia, e tra gli invitati, oltre a Manuela Gualdi della segreteria del Tavolo Economia solidale, anche l'assessore comunale Roberto Stanchina.

 

A coordinare il dibattito, molto partecipato, la professoressa Francesca Forno del Dipartimento di Sociologia che ha subito voluto spiegare il filo conduttore di questo appuntamento: “Dal nostro consumo deriva la produzione – ha spiegato – questo se siamo capaci di passare dall'essere consumatori passivi ma al diventare consumatori attivi”.

 

“La situazione generale è questa – spiega – quella di un consumatore sempre più attento ma anche quella di un produttore altrettanto attento per il proprio territorio, per l'economia. Si formano i Gruppi di acquisto ma a livello nazionale – continua la professoressa – ci sono anche produttori che si mettono insieme per formare bio-distretti”. L'idea che si sta sviluppando è quella di una “città sostenibile”.

 

Geremia Gios, da economista e da ex amministratore, tra le altre cose affronta la questione del sostegno pubblico all'agricoltura, “un sostegno che c'è ovunque”. Ma che per il professore “dovrebbe essere maggiormente destinato a produzioni che incidono meno sull'ambiente. Il solo principio del 'chi inquina paga' – spiega – non è sufficiente, e non è efficiente nemmeno dal punto di vista economico”.

 

“Attualmente – dice con estrema chiarezza – le politiche agricole non premiano le buone pratiche ma quelle cattive. Chi fa bio – osserva – deve sostenere costi aggiuntivi per fare bene il proprio prodotto, chi non fa bio spese aggiuntive non ne ha”. E conclude affermando questo: “Il cambiamento passa solo dalle scelte consapevoli. Dipende in gran parte da noi”.

 

“Trento è il Comune agricolo più grande della Provincia, ci sono più di 100 aziende bio, il 30% del terreno agricolo è coltivato a biologico – informa Micheletti – e non perché è più redditizio, non per motivi di mercato: ma perché questo sarà l'unico modo per rimanere sul mercato”.

 

“Quello che noi chiediamo alle amministrazione – spiega – è la valorizzazione del terreno agricolo che deve essere considerato come risorsa della comunità, riconoscendogli non solo un valore economico ma anche sociale. Poi – continua – la valorizzazione dello stesso agricoltore come custode dell'ambiente”. E un occhio ai giovani, “perché la Provincia dovrebbe pensare a proporre dei bandi dedicati a loro, magari rinunciando all'affitto dei terreni demaniali”.

 

Sul tema del rapporto con la politica e l'amministrazione interviene Manuela Gualdi, del Tavolo Economia Solidale, al quale gli amministratori siedono di diritto. “Le istanze devono per forza arrivare dal basso – spiega – ma le facilitazioni devono per forza arrivare dall'alto”.

 

Descrive una relazione virtuosa tra queste due componenti, per quel che riguarda il nostro territorio: “C'è una legge specifica sull'Economia solidale che ci dà grande forza, un testo che contempla molti ambiti. E l'ambito del consumo critico è quello fondamentale perché se non esistesse e se non fosse valorizzato non rimarrebbe in piedi nulla di tutto il resto dell'impalcatura”.

 

Francesca Forno, lanciando la palla all'assessore Roberto Stanchina, si interroga sul ruolo dell'amministrazione pubblica e dice questo: “Deve promuovere la costruzione di tavoli 'in-comune' e assumersene la regia”. Un lancio che Stanchina prende al volo, spiegando che la disponibilità del Comune di Trento è nota e riconosciuta.

 

“Noi spingiamo per favorirte uno sguardo esterno, per arricchirsi anche delle tante buone pratiche che ci sono altrove. Uno sguardo – sottolinea – che deve guardare non solo alle altre Regioni italiane ma anche e soprattutto porsi in chiave europea”.

 

“A Trento ci sono 400 aziende agricole – spiega Stanchina – ma non tutte bio. E credo sia importante sapersi confrontare con tutti, fare rete nel rispetto della diversità portando valore aggiunto”.

 

Il giro di tavolo è finito, rimane qualche appunto, qualche replica dei relatori. Qualche piccola osservazione critica a fronte di una descrizione fin troppo positiva della situazione locale. “L'istituto di San Michele – osserva Micheletti – è un potenziale enorme ma sul tema bio è refrattario, fa molta difficoltà su questo argomento”.

 

Uno stimolo, quest'ultimo, raccolto anche dalla platea. Ad assistere in prima fila c'è Carlo Alessandrini, storico presidente delle Acli ed ex componente del Consiglio di amministrazione dell'Istituto: “Io ci o provato spesso a concentrare l'attenzione di San Michele su questo tema – ammette – ma non sono mai stato ascoltato”.

 

Alessandrini poi, nel proseguo del suo intervento, spiega che la questione della sostenibilità in agricoltura è fondamentale: “Se i cinesi aumentassero di un solo chilogrammo all'anno il loro consumo di carne – informa gli astanti – non basterebbero nemmeno tutte le produzioni agricole del Canada per il foraggio degli animali da macellare”. Un'osservazione che ha reso bene l'idea.

 

Ma Alessandrini tocca anche ilo tema della genetica, chiedendo di non demonizzare gli studi che vengono fatti: “Mi spaventa la vulgata antiscientifica che si respira nel nostro Paese – afferma – e non mi spiego la contrarietà alle modificazioni che migliorano la genetica delle piante se queste non portano conseguenze esterne”.

 

Il dibattito è poi continuato, con interventi di agricoltori, di famiglie che fanno parte dei Gruppi di acquisto solidale, di semplici cittadini e di persone impegnate a costruire quella “lobby” che ha tutta l'intenzione di pesare sulle scelte produttive in agricoltura. “Perché solo in questo modo si ottengono i cambiamenti”, hanno ricordato in più occasioni i relatori. 

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