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Poste, alt alla chiusura degli uffici periferici e alla consegna a giorni alterni. Cisl: "Grave carenza di personale, stop straordinari per un mese"

Il nuovo amministratore delegato di Poste Italiane ha bloccato il piano industriale per approfondire e valutare le azioni. La priorità è il contratto collettivo scaduto nel 2012

Di Luca Andreazza - 17 giugno 2017 - 18:58

TRENTO. Le criticità legate agli uffici decentrati e ai servizi dalle Poste, come il recapito a giorni alterni, subiscono una battuta d'arresto: la priorità è il rinnovo del contratto collettivo, scaduto nel 2012. Questo quanto è emerso dall'incontro tra i sindacati confederati e Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste.

 

La trattativa prosegue per delineare, già nelle prossime settimane, le nuove strategie contenute nel piano industriale: "I risparmi postali tradizionali - spiega Catia Pancin, segretaria di Slp-Cisl - sono al momento soggetti ad una verifica complessiva che potrebbe portare anche ad una inversione di tendenza della linea di azione dell’Azienda".

 

L'amministratore delegato ha ammesso che il recapito a giorni alterni non avrebbe prodotto i risultati sperati e quindi il passo di lato delle Poste per approfondire meglio il quadro complessivo degli interventi pianificati. 

 

In Trentino la consegna della posta a giorni alterni sarebbe dovuta partire in settembre, "ma probabilmente - commenta la Cisl - i tempi saranno ancora più lunghi: questa frenata è un buon risultato. Ora cerchiamo di trovare una nuova soluzione nella prospettiva di mantenere la qualità del servizio e migliorare la prospettiva futura dell'azienda" 

 

Il piano industriale prevede inoltre la chiusura di molti uffici periferici in tutta Italia: il nuovo amministratore, anche in questo caso, vuole riprendere in mano la questione per non disperdere il ruolo di presidio del territorio delle Poste

 

"I sindacati - ammette la segretaria - riconoscono la disponibilità al dialogo di Del Fante, soprattutto se si confronta questo approccio, costruttivo, con quello del vecchio amministratore delegato, quando il livello di relazioni industriali era decisamente insufficiente e conflittuale".

 

In attesa di riprendere anche la discussione sul rinnovo del contratto, i 'temi caldi' sul tavolo sono però diversi, dai gravi problemi gestionali alle pressioni commerciali, dalla carenza degli organici alle reiterate violazioni dei diritti delle persone, dalla mancanza di politiche attive del lavoro alla necessità di una risposta ai colleghi part-time, senza dimenticare i lavoratori che attendono da anni un trasferimento.

 

"Le criticità da fronteggiare sono ormai croniche - dichiara la segretaria - in particolare la carenza di personale non è più tollerabile. Molti uffici si aprono solo grazie al grande senso di responsabilità dei lavoratori che, oltre a dover gestire una clientela sempre più insoddisfatta, devono fare i conti con le crescenti richieste commerciali".  

 

Anche per questo motivo la Cisl ha proclamato lo sciopero delle prestazioni straordinarie e aggiuntive (in riferimento al tempo di lavoro aggiuntivo all'orario normale di lavoro) fino al 10 luglio.

 

"Siamo consapevoli - commenta il sindacato - di arrecare dei disagi alla clientela di Poste, ma siamo altrettanto convinti che stiamo lottando per un servizio essenziale per i cittadini del Trentino: le condizioni degli uffici postali in Provincia sono da troppo tempo in condizioni precarie. Poste deve ritrovare la propria identità".

Tra i punti messi in luce dal sindacato anche quello delle nuove assunzioni: "La capillarità dell'offerta - conclude Pancin - va sostenuta e merita un rafforzamento delle prestazioni al servizio del cittadino trentino, creando un turnover corretto tra pensionamenti e nuove risorse: rtra il 2018 e il 2022 il 40% del personale potrà andare in quiescenza. Salviamo Poste dall’incapacità aziendale locale di progettare un’azienda postale adeguata a esigenze, ricchezza, complessità e peculiarità orografica del nostro territorio".

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