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Tim, il rinnovo contrattuale non si sblocca. Lavoratori in piazza. Uil: "Grande distanza fra le parti"

La grande distanza riguarda i temi della normativa, degli orari di lavoro, del part-time, delle flessibilità e della classificazione professionale. Tancredi: "Necessario un rinnovo del contratto serio per il perno dell'innovazione. I dirigenti hanno ricevuto il premio di risultato, mentre i lavoratori sono a bocca asciutta"

Di Luca Andreazza - 19 gennaio 2017 - 12:06

TRENTO. "Preso atto della perdurante distanza tra la piattaforma presentata da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, confermiamo la mobilitazione per il rinnovo del contratto nazionale delle telecomunicazioni previsto per mercoledì 1 febbraio", spiega Alan Tancredi, segretario di Uilcom Uil. 

 

Dopo le agitazioni di martedì 29 novembre e martedì 13 dicembre, i lavoratori della Tim sono pronti a far sentire nuovamente la propria voce mercoledì 1 febbraio. "Ribadiamo - prosegue Tancredi - la grande distanza sui temi della normativa, degli orari di lavoro, del part-time, delle flessibilità, della classificazione professionale, così come la netta contrarietà alle proposte avanzate da Asstel sul superamento degli automatismi (gli scatti d'anzianità, ndr) e sull'introduzione di soglie di accesso per il pagamento degli elementi di garanzia".

 

Oltre al contratto integrativo stracciato unilateralmente lo scorso 1 febbraio, i dipendenti della Tim sono in attesa da oltre due anni del rinnovo del contratto di settore: il riferimento principale per le retribuzioni, l'inquadramento professionale, l'orario di lavoro e le relazioni sindacali. Il contratto integrativo invece avrebbe il compito di affinare e migliorare a livello aziendale e territoriale le principali materie che regolano il rapporto di lavoro. "Nell'attuale panorama - dice il segretario Uilcom Uil - i lavoratori pagano pesantemente le scelte fallimentari del management aziendali: Tim rappresenta in questa fattispecie l'emblema negativo di tutte le privatizzazioni, che da questo modello sono poi progressivamente derivate". 

 

Tim avrebbe inoltrato a tutte le organizzazioni sindacali un avviso in cui disdetterebbe gli accordi collettivi integrativi per adottare i controlli a distanza, l'obbligo di fruizione dei permessi e ferie entro l'anno e la conseguente imposizione aziendali di permessi eventualmente non programmati dal lavoratore, mentre quelli non usufruiti non saranno più nella disponibilità del dipendente. Gli istituti toccati sono diversi e variano dall'obbligo della pausa pranzo di un'ora (e non più da mezz'ora a un'ora) e il posticipo dell'orario di uscita alla sostituzione della maggiorazione per le festività con permessi retribuiti.

 

Un nodo del contendere è anche il premio di risultato per obiettivi raggiunti, regolarmente incassato dal management, quando ai lavoratori invece non sarebbe arrivata l'ultima tranche. Tim si è giustificata che le disdette sono esclusivamente dei dettagli tecnici per salvaguardare il perimetro organizzativo, mantenere gli attuali livelli occupazionali e preparare il campo alla trattativa con i sindacati.

 

Nel periodo 2011-2015 Tim, leader del mercato, ha registrato una forte contrazione a causa delle difficoltà economiche del paese e all'inasprimento della concorrenza fra gli operatori. Tuttavia, riferisce di aver mantenuto la leadership nello sviluppo infrastrutturale e nella digitalizzazione dell'Italia mediante la previsione di investire nel triennio 2016-2018 oltre 12 milioni di euro.

 

Per questo i vertici aziendali avrebbero intrapreso un processo di riorganizzazione avviando iniziative volte a favorire l'equilibrio economico e la competitività mediante una strategia commerciale più efficacie. "Un tema fondamentale - continua la Uil - del modello contrattuale è inoltre l'assenza del protocollo d'intesa fra le confederazioni sindacali e Confindustria. Queste grandi vertenze mettono a rischio posti di lavoro nel comparto customer care e in quello della rete, così come la dispersione di professionalità fondamentali per l'innovazione e lo sviluppo".

 

"Un rinnovo di contratto - conclude Tancredi - per un settore che è il perno dell'innovazione del Paese deve basarsi su adeguate basi economiche, su un sistema bilaterale della formazione in grado di sostenere l'occupabilità e la rioccupabilità all'interno del comparto e su un sistema di welfare avanzato".

 

 

 

 

 

 

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