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Un nuovo stabilimento e 30 assunzioni. Il Pastificio Felicetti guarda avanti e punta a garantire futuro alle prossime generazioni

E' stato siglato un patto tra Provincia di Trento e Trentino Sviluppo, in sintonia con il comune di Molina di Fiemme, per il nuovo stabilimento. Dal canto suo i Felicetti investiranno oltre 25 milioni di euro, coinvolgendo centri di ricerca – Università di Trento e Fondazione Mach

Di Nereo Pederzolli - 30 maggio 2017 - 19:22

VAL DI FIEMME – Impastano farina con il cielo delle Dolomiti da oltre un secolo, orgogliosamente radicati alla comunità di Predazzo e a tutta la val di Fiemme. Imprenditori capaci quanto caparbi, che con la loro ‘pasta dolomitica’ hanno conquistato il palato dei consumatori più esigenti, quelli del Buon Paese, ma anche ‘gourmet’ di aree lontane, tra cuochi star televisive (Carlo Cracco è il neo testimonial, dopo Davide Scabin e una serie di blasonati chef, da Niederkofler a Ghezzi, da Scarello a Uliassi ) e autentici maestri della gastronomia, Gualtiero Marchesi compreso.

 

Del resto i Felicetti sono unanimemente riconosciuti non solo per l’originalità delle loro produzioni, ma anche per l’autorevolezza imprenditoriale, per aver ‘sdoganato’ la pasta secca nell’alta ristorazione. Meriti e marcati. Talmente in crescita ( 35 milioni di euro il fatturato annuo ) che lo storico opificio di Predazzo, nonostante struttura ultrarazionale e tra le più tecnologicamente avanzate, rischia di frenare il consolidamento sui mercati più esigenti, vicini e lontani.

 

Così Felicetti s’allarga. Lo fa senza snaturare le sue radici, anzi: le rafforza. Puntando su aree industriali adeguate quanto rigorosamente ‘fiemmazze’. Così, dopo attenti sopralluoghi in una valle che certo non concede deroghe all’impatto urbanistico, è stata individuata un’enclave libero a Molina di Fiemme. Dove sorgerà il nuovo polo produttivo, senza comunque nulla togliere alla struttura della ‘casa madre’ di Predazzo.

 

Stabilimento d’avanguardia, che sarà realizzato entro i prossimo triennio. In tal senso è stato siglato un patto tra Provincia di Trento ( che mette a disposizione la superficie edificabile) e Trentino Sviluppo, in sintonia con il comune di Molina di Fiemme. Dal canto suo i Felicetti investiranno oltre 25 milioni di euro, coinvolgendo centri di ricerca – Università di Trento e Fondazione Mach – per elevare ulteriormente qualità e legami territoriali, aumentando pure l’ occupazione, con l’assunzione di una trentina di addetti che si aggiungono ai 60 attualmente occupati a Predazzo.

 

"E’ un piano di sviluppo che guarda oltre l’attualità e punta a garantire futuro alle prossime generazioni, non solo quelle della mia famiglia, ma di tutta Fiemme  – sottolinea con orgoglio Riccardo FelicettiSicurezza produttiva, respiro alle aziende della ‘filiera pasta’, per essere ancora più competitivi".

 

Il nuovo stabilimento occuperà oltre 16 mila metri quadrati, sempre con l’Avisio e le Dolomiti di Fiemme nell’indole, per diffondere un marchio qualitativo autenticamente trentino. Felicetti esporta quasi il 60% della sua produzione, formati di pasta da semola dei migliori cereali in purezza, i cosiddetti ‘Monograno’ (tra i primi a produrre Kamut, ma anche Matt ) diventati dei ‘cult’ tra i cultori: come ad esempio le ‘Pacòte’, nome fonetico che richiama amichevoli scambi augurali, ma anche certe tipologie di pasta campana, dove paccheri e spaghetti sono da secoli prodotti identitari. Poi – sull’esempio delle cantine che dedicano il vino di punta a padri fondatori – ecco il Valentino, nome del patriarca aziendale, ottanta e più primavere alle spalle, ancora entusiasta ‘supervisore’: ovvero spaghetti di grano varietà Senatore Raffaele Cappelli, colture biologiche, di uno dei grani di maggior pregio tra quelli custoditi dalla memoria cerealicola italiana.

 

"Ma non mancheranno ulteriori piacevoli sorprese… sempre con le Dolomiti come ingrediente " - spiega un Riccardo Felicetti decisamente soddisfatto a margine dell’ importante intesa siglata con i responsabili della Provincia di Trento – "stiamo sperimentando acque surgive d’alta quota, sorgenti del Latemar, vicino le fonti che già consentono di dar forma alle farine che selezioniamo tra agricoltori di fiducia. Acque davvero pure, leggere.. ma di questo parleremo prossimamente. Magari all’inaugurazione del nuovo stabilimento di Molina".

 

Sede quanto meno appropriata anche nel nome. A Molina di Fiemme, per continuare ad impastare farine con le Dolomiti 

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