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Coronavirus, crollano le assunzioni (-14.200) e gli occupati diminuiscono di 3200 unità. Ma la Pat è positiva: "L'economia trentina è reattiva"

Nel 35esimo Rapporto sull'occupazione in provincia di Trento si registrano dei segnali di speranza, in un quadro comunque molto compromesso dall'emergenza sanitaria. Così almeno sostiene l'assessore allo Sviluppo economico Achille Spinelli

Pubblicato il - 04 febbraio 2021 - 13:21

TRENTO. “Il Covid ha segnato il mercato del lavoro ma l'economia trentina è reattiva”. È ottimista, l'assessore alla Sviluppo economico della Provincia di Trento Achille Spinelli. Il quadro emerso dal 35º rapporto sull'occupazione in Trentino dimostra infatti le difficoltà che anche l'economia provinciale ha dovuto affrontare nel 2020, con dei segnali che però fanno ben sperare in vista del futuro, le cui tinte, prevedono gli esperti, sono molto scure.

 

“In un anno segnato, nei momenti più bui, dalla chiusura delle attività produttive ritenute non essenziali e dalle forti limitazioni agli spostamenti delle persone – ha aggiunto Spinelli – il mercato del lavoro nazionale e provinciale ne è uscito fortemente compromesso. Il Trentino ha però offerto segnali importanti di ripresa quando la pandemia ha permesso la riapertura delle attività. Ripensare le politiche del lavoro in un contesto inedito come quello attuale, risulta essere la sfida che la pubblica amministrazione e le organizzazione private sono chiamate ad affrontare per fronteggiare la pandemia e la post-pandemia”.

 

Ma qual è il quadro dell'occupazione in Trentino dopo l'anno appena trascorso? Economia e lavoro, anche in Trentino, hanno risentito degli effetti del Covid. Gli occupati, infatti, hanno registrato un calo di 3200 unità, mentre il numero di disoccupati medi è rimasto sostanzialmente stabile (-200). Il tasso di occupazione è calato di 1,1 punti percentuali, al 67,3%, quello di disoccupazione, invece, è rimasto fermo al 5,2% - è al 5,4% nel Nord Est, al 9% in Italia.

 

La stessa domanda di lavoro delle imprese trentine dà un'inversione di tendenza rispetto agli anni scorsi. Il contraccolpo si sente soprattutto nei settori del secondario e del terziario, ad eccezione dell'agricoltura. Complessivamente, rispetto al periodo gennaio-settembre del 2019 si contano oltre 14.200 assunzioni in meno, per una variazione negativa del 12%.

 

“Lo scenario attuale del nostro mercato del lavoro – sottolinea il presidente di Agenzia del Lavoro Riccardo Salomone – è fatto di ombre e di qualche luce. Dobbiamo essere pronti per la fine delle misure emergenziali e accompagnare i cambiamenti che arriveranno. Per governare le transizioni del mercato del lavoro servono nuovi investimenti, sul personale pubblico e su strategie operative in materia di formazione e politiche attive. Vanno potenziati i servizi, con nuovi contenuti, con la rete e un forte investimento sulle infrastrutture digitali”.

 

La fotografia dei principali indicatori economici, nondimeno, restituisce al contempo un quadro caratterizzato da importanti segnali di speranza, soprattutto se raffrontato al contesto nazionale. Il Trentino presenta un tasso di attività pari al 71,1%, largamente superiore rispetto alla media nazionale del 63,9%, così come il tasso di occupazione, al 67,3% in Trentino di contro al 58% nazionale. Il tasso di disoccupazione registrato nei primi 9 mesi del 2020 è pari a quello del 2019 (al 5,2% contro il 9% nazionale), quando la pandemia non era ancora emersa.

 

Il dato migliore rimane la capacità di risposta del settore economico avvenuta nel terzo trimestre del 2020, che ha consentito alla provincia di Trento di recuperare in parte il calo registrato nel mercato del lavoro dovuto al lockdown e alla prima ondata pandemica.

 

Sul fronte delle imprese, l'andamento generale nel primo semestre dell'anno evidenzia dei cali intorno alle 2 cifre per produzione, fatturato, ore lavorate e ordinativi totali. Nel terzo trimestre, da giugno a settembre, si registra un significativo recupero, nonché dei segnali di crescita per alcuni indicatori, come l'occupazione e il fatturato complessivo. I comparti che hanno concorso maggiormente a questa ripresa sono le costruzioni e il commercio all'ingrosso, che registrano variazioni positive su base annua.

 

Il comparto più colpito, d'altra parte, è invece quello del turismo, con una forte flessione degli arrivi e delle presenze nelle strutture alberghiere ed extralberghiere, sia nella stagione invernale (con cali dal 20 al 21%), sia in quella estiva (con cali tra il -27 e il -30%). Discorso analogo vale per i pubblici esercizi come i bar e i ristoranti, investiti dalle disposizioni restrittive riguardanti la circolazione e gli assembramenti. A livello generale, il Rapporto sull'occupazione sembra indicare che la crisi economica indotta dalla prima ondata non abbia scalfito le imprese a livello strutturale e che la riapertura delle attività abbia rappresentato una boccata d'ossigeno decisiva.

 

Sul fronte forza lavoro, invece, il Rapporto segnala che nei primi 9 mesi del 2020 si è ampliata notevolmente la platea di soggetti inattivi. Gli occupati sono scesi dell'1,3%, mentre, anche in relazione alle limitazioni imposte alla mobilità delle persone, i disoccupati hanno registrato una flessione nel primo semestre, tornando a crescere a partire dal terzo.

 

La dinamica delle assunzioni nei primi 9 mesi del 2020 conferma nei primi 2 mesi dell'anno una leggera crescita. Allo scoppio della pandemia e con l'introduzione del primo lockdown le assunzioni hanno subito un picco negativo, che ad aprile ha raggiunto il -77,5%. La contrazione è dovuta in larga parte alla mancata attivazione dei contratti stagionali nel settore turistico. Nel terzo trimestre del 2020, la domanda di lavoro delle imprese è tornata a crescere. L'aumento delle assunzioni è stato dovuto alla riapertura del comparto turistico nei mesi di luglio ed agosto.

 

Complessivamente, nei 9 mesi del 2020 si contano oltre 14.200 assunzioni in meno, per una variazione negativa del 12%. La crisi del Covid si è fatta sentire in particolar modo su donne e lavoratori stranieri, in virtù del blocco delle frontiere e della mancata attivazione di contratti stagionali nei pubblici esercizi e nel turismo. Anche le assunzioni a tempo indeterminato sono calate, a causa delle maggiore prudenza delle imprese ad assumere persone in forma stabile in un periodo dominato dall'incertezza.

 

Gli occupati dipendenti sono calati dell'1,7%, con una flessione leggermente più marcata per le donne. Hanno risentito maggiormente di questa situazione i soggetti più giovani e quelli con dei contratti a tempo determinato. Le perdite sono concentrare nel terziario, che cede posizioni occupazionali, specie nel comparto dei pubblici esercizi.

 

Le richieste di impiego, già moderatamente in crescita rispetto ai primi due mesi dell'anno, hanno registrato un significativo balzo, compreso tra il 16% e il 25% tra marzo e maggio. A giugno ha poi registrato un rallentamento nei ritmi di crescita, scendo al 6,9% nel mese di settembre.

 

Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, la tenuta occupazione è stata garantita attraverso il blocco dei licenziamenti e la possibilità di ricorrere alla cassa integrazione per Covid-19 concessa ai dipendenti di quasi tutte le aziende. Durante i primi 9 mesi del 2020, le ore di cassa integrazione autorizzate sono state 13.763.594, pari al +1.419%, valore mai riscontrato in passato.

 

Nel Rapporto, vi è infine un dato sugli aiuti all'economia. “In questi mesi abbiamo cercato di sostenere l'economia del territorio nella convinzione che ci dobbiamo preparare per la ripresa e che non possiamo perdere imprese, perché altrimenti non ci sono più neppure i posti di lavoro”. Le misure sono state concordate con la task force dedicata proprio alla ripresa, attivata per scongiurare il collasso finanziario delle imprese trentine immettendo nuova liquidità a costo 0.

 

“Nonostante alcuni ritardi, in poco meno di 10 mesi, sono stati concessi notevoli volumi di risorse – ha concluso Spinelli – alla data del 16 gennaio sono state erogate linee di finanziamenti Ripresa Trentino per un importo complessivo pari a oltre 435 milioni di euro e per 3829 beneficiari. Il solo gruppo Cassa centrale banca in questi mesi ha concesso 14.958 moratorie per circa 2,32 milioni di euro. Vi è ancora possibilità di fare domanda, la Provincia ha stanziato oltre 4 milioni per la copertura degli interessi. A queste risorse se ne aggiungono altre. Tra queste ricordo gli aiuti a fondo perduto per 52 milioni di euro a beneficio di 15.400 operatori economici, oltre alle misure specifiche per settori particolarmente colpiti come turismo, trasporto e pubblici esercizi”.

 

 

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