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Mancanza di stagionali nel turismo, i sindacati: ''E’ il ritardo nei sostegni ai lavoratori a favorire la fuga degli addetti. In Alto Adige stanziati 85 milioni in 2 anni''

Un altro nodo è l’assenza di politiche di condizionalità correlate ai sostegni. I sindacati Cgil, Cisl e Uil: "Servono politiche attive, incentivi all’occupazione femminile e un contratto collettivo territoriale di settore"

Di L.A. - 01 giugno 2021 - 10:37

TRENTO. "E' stato il ritardo della Giunta provinciale nel predisporre aiuti diretti ai lavoratori stagionali e alle loro famiglie a spingere inevitabilmente molti di questi verso altri settori". Queste le parole di Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil). "Puntare il dito contro i sostegni economici per giustificare le difficoltà nel reperire manodopera per il turismo trentino vuol dire non leggere correttamente la realtà".

 

L'estate è alle porte ma gli operatori economici impegnati nel settore del turismo sono in difficoltà nel reperire gli addetti. "Non arriva il personale dalla Romania", evidenzia il presidente dell'Azienda per il turismo val di Fassa; "Ridurre il cuneo fiscale - dice Paolo Turrini, presidente dell'associazione ristoratori d'area - attualmente circa l'80% dei ristoranti e degli esercizi pubblici nell'Alto Garda e Ledro cerca di completare gli staff". 

 

Nelle scorse settimane è partita la raccolta delle candidature per lavorare nel settore turistico del Trentino. Un'iniziativa frutto di un protocollo di intesa che vede coinvolti Agenzia del Lavoro in collaborazione con AsatConfesercentiConfcommercioEnte bilaterale del turismoCiglCisl Uil (Qui articolo). ''Pochi iscritti - spiega Gianni Battaiola, presidente di Asat - per la raccolta delle candidature in Provincia. Pressione di Fedelaberghi e parlamentari per sbloccare il decreto flussi'' (Qui articolo).

 

Negli scorsi giorni la Provincia ha poi deliberato un intervento straordinario da 18 milioni per i lavoratori stagionali messi in difficoltà dalla crisi Covid.  "Il problema - aggiungono Grosselli, Bezzi e Alotti - non sono i sussidi economici per gli stagionali, quanto il ritardo con cui sono arrivati, la loro esiguità e l’assenza di misure di condizionalità. E’ questa la ragione che ha spinto diversi lavoratori e lavoratrici a cercare occupazione in altri settori. In Alto Adige sono già state attivate oltre 9 mila assunzioni per un totale di ben 22 mila addetti già in forze per la stagione estiva. La Provincia di Bolzano, in aggiunta a misure strutturali di contrasto alla povertà già più ricche di quelle nazionali e trentine, ha deliberato nel 2020 aiuti alle famiglie e lavoratori per 30 milioni di euro, a cui sono stati aggiunti altri 55 milioni nel 2021".

 

L'intervento di piazza Dante si propone di sostenere i lavoratori trentini dei settori del turismo, degli stabilimenti termali, degli impianti a fune e, nelle aree del territorio provinciale a prevalente vocazione turistica, del commercio, occupati con contratto di lavoro a tempo determinato, intermittente a tempo determinato o in somministrazione per almeno 30 giorni nel periodo dal 1 dicembre 2019 al 18 maggio 2021, che a causa della pandemia non hanno potuto lavorare, o hanno lavorato meno di 90 giorni, in qualsiasi settore, nella stagione invernale 2020/2021 (1 novembre 2020-30 aprile 2021).

 

Questi lavoratori è riconosciuto un sostegno una tantum, il cui importo è definito in delibera è di 800 euro, 1.000 euro o 1.500 euro, in base al numero di giornate lavorate tra novembre 2020 e aprile 2021, con incremento del 10% nel caso il beneficiario abbia 1 o 2 persone fiscalmente a carico, del 15% nel caso abbia più di tre persone fiscalmente a carico. 

 

"Il problema dei sostegni in relazione alla difficoltà di reperire personale per alberghi e strutture ricettive è mal posto – insistono  Grosselli, Bezzi e Alotti -. In Trentino la parte più consistente dei sostegni economici riguarda da sempre le famiglie con figli. Per il resto, come abbiamo denunciato più volte, è stato il ritardo della Giunta provinciale nel mettere in atto aiuti diretti ai lavoratori stagionali e alle loro famiglie a spingere inevitabilmente molti di questi verso altri settori”.

 

Altra questione per i sindacati è poi l’assenza di politiche di condizionalità correlate ai sostegni. “Misure che avrebbero permesso non solo di tenere agganciati i lavoratori, facilitando la rioccupazione delle persone ma avrebbero anche qualificato l’offerta”, proseguono i tre segretari. “Si è scelto invece di caricare Agenzia del lavoro delle incombenze burocratiche del sostegno al reddito degli stagionali, senza adeguare gli organici dei centri per l’impiego, mettendo in difficoltà le strutture che oggi dovrebbero occuparsi di politiche attive e di incontro tra domanda e offerta”.

 

Le parti sociali tornano poi al tema dei sostegni economici. In Trentino le misure più consistenti sono, da sempre, rivolte ai nuclei familiari. "E ridurle sarebbe assurdo visto il problema demografico che la nostra comunità e quindi anche il sistema economico deve affrontare davanti all’invecchiamento progressivo della popolazione attiva. La strada sarebbe quella di permettere di dedurre il reddito medio del lavoro femminile. In questo modo si eviterebbero forme di le donne non rinuncerebbero a lavorare sapendo di poter contare su misure di aiuto che facilitano la conciliazione. Lo chiediamo da anni. Sono stati fatti dei passi avanti alzando la soglia di deduzione, ma sono ancora insufficienti. Bisogna più che raddoppiare le deduzioni attuali per dare efficacia ad un intervento che promuova l’occupazione femminile".

 

Altro punto critico che marca la differenza tra Trentino e Alto Adige è il contratto integrativo di settore che permette ai lavoratori del turismo altoatesini di avere retribuzioni più alte. “Le cifre che porta per esempio il vicepresidente di Confcommercio Trentino sono solo teoriche. Sappiamo tutti che i contratti sono spesso aggirati, che si lavora più ore, che gli straordinari non vengono riconosciuti e che molti contratti sono stagionali. Serve arrivare alla definizione di un contratto integrativo provinciale, e all'allungamento della disoccupazione per i mesi di non lavoro. Quest’ultimo è un progetto nato all'interno del Fondo di Solidarietà Trentino e che condividono sindacati e parti datoriali. Sarà d’aiuto anche il ripristino del reddito di attivazione che punta ad incentivare il ricollocamento rapido dei disoccupati”.

 

L’insieme di queste soluzioni resta per Cgil, Cisl e Uil l’unica strada per risolvere in modo strutturale il problema della carenza di manodopera stagionale. "Finché non ci saranno salari e ammortizzatori adeguati la gente si rivolgerà agli altri comparti produttivi, come avvenuto in questi mesi con il manifatturiero. Siamo pronti a confrontarci subito con le imprese per trovare una strada condivisa che consenta di gestire nel modo migliore le transizioni del mercato del lavoro”, concludono Grosselli, Bezzi e Alotti.

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