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| 19 mag 2021 | 16:37

Pubblico impiego, i sindacati all'attacco della Pat: ''Mancano ancora troppe risposte e tutto è fermo: valutiamo anche azioni legali''

I temi sono quelli del rinnovo dei contratti e delle assunzioni, smart-working, nuovi sistemi di classificazione, revisione degli ordinamenti professionali e welfare. Cgil, Cisl e Uil: "A Roma le risorse sono state stanziate, mentre a Bolzano il contratto è già stato rinnovato. Invece in Trentino non si muove ancora nulla"

di Redazione

TRENTO. "Mancano ancora troppe risposte". Dicono Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Marcella Tomasi (Uil Fpl Enti Locali). "Agiremo tutte le iniziative possibili a partire dalla mobilitazione del personale, ma valuteremo eventuali azioni legali sulla legittimità della gestione delle innumerevoli deleghe di funzioni statali se queste vengono esercitate, sulla gestione del personale, in difformità a quanto avviene dal resto dell'Italia".

 

I temi sono quelli del rinnovo dei contratti e delle assunzioni, smart-working, nuovi sistemi di classificazione, revisione degli ordinamenti professionali e welfare. "A livello nazionale - spiegano Cgil, Cisl e Uil - il Patto per l’innovazione e la coesione sociale del 10 marzo, tra i primi atti del governo Draghi, ha dato un chiaro segnale politico per la valorizzazione e l’innovazione della pubblica amministrazione, che cancella i pregiudizi verso i dipendenti pubblici. Qui tutto è fermo e non si riesce a portare avanti un confronto".

 

A Roma le risorse sono state stanziate, mentre a Bolzano il contratto è già stato rinnovato. "Invece il Trentino, pur in una fase di movimentazione di risorse senza precedenti tra statali e locali, sceglie di non rinnovare i contratti scaduti il 31 dicembre 2018 e continua a non onorare il Protocollo del 10 gennaio 2020, sottoscritto da Fugatti e dai sindacati confederali - proseguono Diaspro, Pallanch e Tomasi - necessaria una programmazione dei fabbisogni in tutti i settori pubblici per rafforzare i servizi e rendere stabile e di qualità il lavoro pubblico".

 

I sindacati evidenziano la necessità di stanziare risorse specifiche per la revisione degli ordinamenti professionali, come da impegno assunto nel Protocollo locale di gennaio 2020.

 

"Il Patto nazionale va in questa direzione e quindi anche in Trentino servono risorse aggiuntive per poter pianificare il futuro. Sul tavolo appena insediato registriamo tuttavia molte resistenze dell’Apran che non consentono serie prospettive di lavoro, per una pubblica amministrazione che deve necessariamente riformarsi a partire alla valorizzazione delle competenze, delle professionalità e dei saperi richiesti per l’erogazione di servizi pubblici avanzati e di qualità, al passo con gli accresciuti bisogni di cittadini e imprese. Ricordiamo che il tavolo tecnico in Apran è costituito sulla base di precisi impegni del contratto collettivo 2016/2018 e su delibera di Giunta: obiettivo delle parti è analizzare le criticità dell’attuale sistema e di formulare proposte supportate dalla quantificazione degli oneri connessi. Per questo abbiamo invitato Apran, Pat, Consorzio dei Comuni e Upipa a proseguire nel confronto senza pregiudiziali e riserve".

 

"L'emergenza Covid ha dimostrato che solo il sistema pubblico può garantire i diritti universali a partire dal bene primario della salute. Serve un sistema per rinnovare i contratti scaduti, compresi quelli della sanità privata e del terzo settore. E' necessario anche istituire subito un tavolo di confronto strutturale coi sindacati sul Piano Strategico 2021/2025. Il settore delle Apsp è fortemente mutato nella qualità e specificità dei servizi oltre che nelle competenze necessarie per assistere gli anziani ospiti. Serve agire anche in questo caso", concludono Diaspro, Pallanch e Tomasi.

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