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Buon compleanno Euro: a 20 anni dalla sua introduzione, ecco perché la moneta unica ha salvato l'Italia

Dagli altissimi tassi d'interesse sul debito all'inflazione a doppia cifra fino ai rischi relativi alla speculazione e al cambio di valuta: nel 20esimo anniversario della moneta unica in Italia il professore ordinario di Economia pubblica all'Università di Trento Gianfranco Cerea e l'ex rettore dell'ateneo trentino Paolo Collini spiegano in pillole a il Dolomiti perché l'euro ha salvato l'Italia

Di Filippo Schwachtje - 01 gennaio 2022 - 05:01

TRENTO. “I benefici che l'euro ha portato all'Italia sono come l'aria che respiriamo: quando sono già in atto non ce ne accorgiamo, ma senza non riusciremo ad andare avanti”. E' con questa metafora che l'ex rettore dell'Università di Trento, nonché professore di Economia aziendale, Paolo Collini spiega l'importanza dell'euro per il nostro Paese nel 20esimo anniversario dell'arrivo della moneta unica in Italia. Per l'occasione il Dolomiti ha discusso della questione anche con il professore ordinario di Economia pubblica all'Università di Trento Gianfranco Cerea, per spiegare in pillole come l'introduzione della moneta unica ha salvato l'Italia.

 

“Prima dell'entrata in vigore dell'euro – spiega Cerea – l'Italia era in grandi difficoltà. Il debito pubblico era altissimo ma il problema principale era costituito dalla spesa per gli interessi sul debito stesso, una cifra che superava addirittura la spesa complessiva per il personale della pubblica amministrazione nel nostro Paese”. Con l'arrivo della moneta unica però, sottolinea il professore: “I tassi d'interesse sul debito sono scesi di molto e anche se oggi ci ritroviamo con un debito parecchio maggiore, la spesa per gli interessi è scesa, permettendo a famiglie ed imprese di accedere più facilmente a mutui e prestiti”.

 

Insomma, nonostante le prescrizioni contenute nel Patto di stabilità (spesso al centro delle critiche di chi si oppone alla moneta unica), rispetto a 20 anni fa oggi abbiamo un debito più alto, sottolinea Collini: “Anche per quanto riguarda il rapporto con il Pil. Dobbiamo però tenere in considerazione che abbiamo fatto deficit pagando tassi d'interesse molto bassi grazie ancora una volta alla Banca centrale europea. Si smentisce così chi dice che i trattati europei ci hanno impedito di spendere: il nostro debito è cresciuto e siamo in grado di sostenerlo solo perché è in euro. Basta tornare indietro di qualche anno e vedere a che livello erano prima i nostri tassi d'interesse: almeno 10 punti percentuali sopra a quelli che vediamo oggi. E anche in questo caso si tratta di un onere che poi a cascata finisce per impattare sull'economia del Paese”.

 

Secondo l'ex rettore dell'Università di Trento: “E' difficile formulare ipotesi dopo 20 anni, ma se oggi avessimo la lira gli speculatori scommetterebbero sul nostro default. Pensiamo poi alle crisi passate nel corso degli anni, pensiamo alla grande crisi del 2008, dove un'Italia senza euro sarebbe stata spazzata via. Ricordiamoci che prima dell'introduzione della moneta unica ogni tanto a livello politico anche nel nostro Paese si vagheggiava la possibilità di un default: nel '92 la lira si svalutò del 30-35% dopo che il governo dichiarò che non avrebbe pagato i debiti di un ente statale (l'Efim). Nel giro di sole poche ore nei mercati finanziari aveva già iniziato a circolare la voce di un imminente fallimento e questa situazione portò al famoso prelievo forzoso sui conti bancari. Questa per esempio è una delle situazioni che con l'euro abbiamo radicalmente cambiato, visto che con la moneta unica non esiste più per gli investitori stranieri il rischio di cambio e con i bassi tassi d'interesse si riduce di molto anche il rischio legato all'insostenibilità del debito”.

 

L'inflazione è un altro degli aspetti che l'arrivo della moneta europea ha contribuito a tenere sotto controllo nel nostro Paese, dice il professor Cerea: “Prima dell'euro l'inflazione poteva arrivare anche al 20%, con la conseguente forte perdita dei risparmi dei cittadini. L'obiettivo oggi in Europa è del 3%, ma siamo regolarmente al di sotto di questa soglia”. A pesare sull'opinione di molti italiani nei confronti della moneta unica, sottolinea il professore di UniTn, è stata in larga parte una percezione errata nel cambio con la lira. “Nell'immaginario collettivo – dice Cerea – la gente sosteneva che il cambio di 1 euro con 2mila lire fosse troppo gravoso. In realtà però quello che è accaduto è che in molti non hanno fatto i conti correttamente e che il governo non ha vigilato attentamente sui prezzi nelle varie attività”.

 

Secondo Cerea in poche parole: “All'interno di molti bar, ristoranti e via dicendo i prezzi sono stati raddoppiati. Se un bene costava 10mila lire in molti casi invece di essere venduto a 5 euro veniva esposto a 10. Una dinamica che è stata riscontrata, per esempio, anche nelle donazioni all'interno delle chiese, dove i fedeli in molti casi dopo il cambio lasciavano 2 euro invece di 2mila lire. I vantaggi che l'euro ha portato al nostro Paese sono immensi, pensiamo solo a cosa vorrebbe dire comprare una casa con un mutuo al 10% e non al 3%, alla facilità con cui oggi è possibile esportare con una moneta unica e alle possibilità offerte dal mercato unico. L'euro ha poi garantito concretezza alla dimensione europea: ormai al mondo ci sono alcune grandi potenze economiche, pensiamo agli Stati Uniti o alla Cina ma anche ad altri stati estremamente popolosi come l'India, nei confronti dei quali un'Europa divisa in stati singoli è fragile. Con l'euro si è fatta massa critica, facendo del Vecchio continente un attore mondiale”.

 

Un attore che grazie agli strumenti della Bce, dice Collini: “E' stato poi in grado di rendere molto meno probabile il rischio di default dovuto alla speculazione internazionale. Grazie allo strumento di stabilità dei tassi della Banca centrale europea messo in piedi proprio da Mario Draghi, la Bce ha fatto capire agli speculatori che sarebbe scesa in campo se a finire nella bufera fosse stato un Paese con i conti in ordine e che rispetta i vincoli”. Il ritorno alla moneta unica insomma, conclude Cerea: “E' irrealizzabile oggi oltre che controproducente. L'Italia non è il Regno Unito che ha dalla sua una serie di relazioni a livello mondiale, anche se l'impatto della Brexit si è fatto sentire fortissimo anche Oltremanica, dove è mancato addirittura il carburante”.

 

Forse si poteva anche pensare all'epoca – spiega Collini – di decidere di non entrare nell'euro, anche se io personalmente non sarei stato di questa opinione, ma una decisione del genere avrebbe in sostanza condannato l'Italia all'irrilevanza sullo scenario mondiale, esponendoci agli enormi rischi determinati prima dalla crisi del 2008 e ora da quella relativa al Covid-19. L'euro ci è 'costato' qualcosa in certi momenti in termini di qualche libertà (come per esempio la possibilità di svalutare la moneta), ma è stato una sorta di assicurazione che in occasione delle grandi crisi degli ultimi anni ci ha permesso di cadere in piedi, anche se un po' acciaccati”. E proprio con la crisi pandemica, conclude l'ex rettore dell'Università di Trento: “L'Europa ora ha fatto un nuovo passo avanti: con l'arrivo del Covid-19 non c'è stato nessun 'colpevole', nessuna contrapposizione (come avvenuto invece con la crisi del debito sovrano). Il virus ha toccato tutti e nessun Paese europeo poteva uscirne senza l'intervento dell'Unione: con il Next generation per la prima volta l'Europa emette dei titoli in euro garantiti dal bilancio europeo. Ci sono ancora tante cose da sistemare e la prossima sfida sarà quella relativa ad una politica fiscale comune. E' vero, l'Europa cammina lenta, ma stiamo facendo dei passi in avanti". 

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