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Costi insostenibili per produrre il latte, gli allevatori: “Lavoriamo in perdita”. Il Patt: “Bolzano ha stanziato 15 milioni, la Giunta Fugatti per ora nulla”

In Trentino ogni anno si producono circa 150 milioni di litri di latte, ma il settore è in difficoltà per l’aumento dei costi di energia e materie prime. Se in Alto Adige sono stati stanziati aiuti per 15 milioni di euro gli strumenti del Trentino rischiano di essere inadeguati. Il Patt contro la Giunta Fugatti: “In questi anni si è preferito tagliare sui contributi, ora bisogna difendere i nostri allevatori”

Di Tiziano Grottolo - 25 aprile 2022 - 06:01

TRENTO. “Non possiamo scaricare i costi sui consumatori ma così arriviamo a lavorare in perdita”, a parlare è Giacomo Broch, presidente della Federazione provinciale allevatori, che evidenzia le difficoltà affrontate dal settore alla luce dell’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime.

 

A soffrire i rincari sono in particolare stalle e latterie, aziende energivore con costi di gestione molto alti che si riflettono soprattutto in bolletta. “In questi giorni stiamo cercando di quantificare gli aumenti – prosegue Broch – ma per rendersi conto della situazione basti pensare che Latte Trento (azienda che da sola produce oltre il 30% del latte trentino ndr), ad agosto, per la bolletta del gas pagava circa 45mila euro ma a dicembre la cifra è salita a 300mila euro”.

 

Il settore era già stato messo a dura prova durante la pandemia, con i lockdown infatti molte attività come bar, alberghi e ristoranti erano rimasti chiusi e così la domanda era calata. Come se non bastasse in quest’ultimo periodo le materie prime hanno registrato rincari che si aggirano intorno al 45%. “È un momento difficile – sottolinea il presidente degli allevatori – perché i produttori si devono sobbarcare l’aumento dei costi. Allo stesso tempo è impensabile aumentare i prezzi, il latte non può arrivare a 2 euro al litro, in pochi potrebbero permetterselo”.

 

Per far fronte alla situazione la Provincia di Bolzano è corsa ai ripari e di fronte agli elevati costi di produzione, in relazione al basso prezzo del latte e al forte aumento dei costi dei mangimi e dell’energia, ha messo mano al bilancio. Lo scorso 22 aprile l’assessore all’agricoltura, Arnold Schuler, ha convocando il cosiddetto “Tavolo del latte” durante il quale il presidente della Provincia, Arno Kompascher, ha discusso le possibili soluzioni insieme all’Unione Agricoltori Sudtirolesi e ai rappresentanti del settore lattiero-caseario.

 

“Da un lato – ha detto Schuler – sono necessari finanziamenti immediati per poter ammortizzare l’aumento dei costi, dall’altro c’è bisogno di adottare misure a medio e lungo termine per migliorare gli introiti degli agricoltori sulla produzione”. Detto fatto, la Provincia di Bolzano ha stanziato 15 milioni di euro: “Con un numero minimo di tre mucche da latte, saranno pagati 300 euro per le prime 30 mucche da latte entro la fine di quest’anno” ha dichiarato Kompatscher. Un sostegno analogo sarà fornito anche alle aziende produttrici di latte caprino.

 

Ma la Giunta Fugatti cosa sta facendo per sostenere il settore Trentino?”. A domandarselo sono i consiglieri del Partito Autonomista, Michele Dallapiccola e Paola Demagri, che nei mesi scorsi avevano provato (senza successo) a impegnare la maggioranza ad attivare un piano straordinario di promozione del settore lattiero-caseario, con l’obiettivo di incentivare le vendite e contrastare l’aumento dei costi di produzione. “Le marginalità d’impresa del settore sono sempre più basse – ricordano i consiglieri autonomisti – e la politica leghista non è esente da colpe. A questa maggioranza, va imputata una grande responsabilità, i cosiddetti contributi settoriali, nati per sostenere il comparto, sono sempre più difficili da ottenere e nel tempo sono stati persino ridotti”.

 

Eppure si tratta di un settore strategico per il Trentino dove ogni anno si producono circa 150 milioni di litri di latte, che arrivano da meno di 30mila vacche (circa un terzo di quelle presenti in Alto Adige). “È necessario intervenire al più presto – sostiene Dallapiccola – le aziende trentine vanno sostenute in questo momento di difficoltà, come sta avvenendo nella Provincia di Bolzano che difende i suoi allevatori”.

 

Per la verità, nel 2019, la maggioranza leghista aveva creato un meccanismo mutualistico “per la stabilizzazione del reddito delle imprese zootecniche” passato alle cronache come “Fondo Ist Latte”. Questo fondo può essere attivato quando le imprese accusano delle drastiche riduzioni del reddito. Il rischio però è che questo strumento venga attivato quando ormai sarà troppo tardi.

 

“Probabilmente potrà essere funzionale nel lungo termine – afferma il presidente degli allevatori – perché si tratta di un fondo che sarà operativo tra molti mesi. I bilanci di quest’anno saranno chiusi nel 2023 e solo allora si potrà accedere ai risarcimenti, ma nell’attesa molte aziende rischiano di chiudere per questo i contributi servono subito. Qui non si parla solo della sopravvivenza di un’azienda ma di un modello, laddove scompare la zootecnica scompare un territorio e si danneggia anche l’indotto, in primis il turismo”.

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