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| 05 giu 2022 | 06:01

Dalla transizione ecologica alla Green economy, Illy a Il Dolomiti: ''Le imprese del Trentino Alto Adige orientate da anni su questa strada''

Il numero uno di Illycaffè e co-presidente di Regenerative society foundation, Andrea Illy a Il Dolomiti: "La Green economy porterà un boom economico per 50 anni e ci sarà una montagna di posti di lavoro. Si deve passare a un modello rigenerativo della produzione, anche in agricoltura: se si continua a seguire il vecchio sistema ci si schianta contro un muro"

TRENTO. "Le piccole e medie imprese sono quelle più responsabili e il Trentino Alto Adige mostra una vivacità particolare sul tema della sostenibilità". Queste le parole a Il Dolomiti di Andrea Illypresidente di Illycaffè e co-presidente di Regenerative society foundation. "L'obiettivo ultimo di un'azienda è la sopravvivenza ma le aziende a conduzione familiare vogliono lasciare ai posteri anche qualcosa di bello, sano e pulito: un tessuto economico rigenerativo ante litteram, proprio questa caratteristica rende l'Italia un Paese leader in Europa nella transizione energetica".

 

Cos’è l’economia rigenerativa? "Un nuovo modello che riutilizza le risorse e non produce residui - spiega Illy - un sistema che rigenera la biosfera per perseguire il benessere dell'uomo. In questo momento affrontiamo crisi a più livelli, quella climatica e quella sanitaria, ma a monte c'è quella ecologica perché ci sono correlazioni forti tra la qualità dell'ambiente, la salvaguardia della biodiversità e la saluta. La transizione ci deve portare verso un modello nuovo: il sistema passato e presente, estrattivo e lineare che esaurisce le risorse naturali e produce residui che si accumulano nell'ambiente con effetti devastanti sul cambiamento climatico è infatti strutturalmente insostenibile e superato, ormai obsoleto".

 

Ma i settori produttivi sono in sofferenza, la ripartenza rischia di subire pesanti rallentamenti e ancora si avvertono gli effetti dell'emergenza Covid tra lockdown e limitazioni, mentre si sono inserite le ripercussioni causate dall'aggressione militare della Russia con l'invasione dell'Ucraina ormai oltre 100 giorni fa. "Gli effetti incidono lungo tre direttrici", dice Illy. "La prima è sulla generale sensazione di incertezza che diminuisce i consumi, il Pil e gli investimenti. Poi c'è un'infiammata inflazionistica per il blocco di import/export dell'energia e dell'alimentare. C'è inoltre il versante della globalizzazione, qui sembra assodato che il mondo si stia dividendo in due grandi blocchi a guida rispettivamente degli Stati Uniti e della Cina. Non è più il contesto che abbiamo conosciuto negli ultimi 30 anni e questi cambiamenti economici e geopolitici sono dirompenti".

 

E in questo contesto c'è la necessità di trovare un nuovo paradigma, un nuovo modello di sviluppo e di accelerare nella transizione energetica. "Questa è già in corso con il passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. Ma ci sono altre due transizioni da portare avanti di pari passo. La transizione agroecologica: un'agricoltura non convenzionale, gentile e virtuosa per arricchire il terreno, renderlo solido e fertile. La saturazione dei terreni e le troppe proteine animali aggravano l’insostenibilità ambientale. Oltre il 50% dell’agricoltura mondiale è rappresentato da solo tre coltivazioni: riso, mais, grano. Ma esistono ben 4.000 piante edibili. Questa strategia deve essere abbinata alla riforestazione di riserva ai margini di campi".

 

Alle incertezze legate alla pandemia, si è aggiunta infatti la forte salita dei prezzi delle materie prime. Praticamente tutti i settori si trovano alle prese con la gestione della crescita del costo dell’elettricità e del gas naturale, così come delle altre commodities (Qui articolo). Una situazione che colpisce l'intera filiera produttiva, come raccontato a Il Dolomiti da Torrefazione Bontadi o il Pastificio Felicetti, attente comunque alla sostenibilità come dimostra la storia di queste realtà.

 

E qui c'è la terza strada, con l'approccio socio economico rigenerativo e circolare. "Il momento è complicato - evidenzia Illy - le aziende affrontano un aumento dei costi mai visto a questo livello. Il caffè crudo costa più del doppio rispetto a un anno fa, questo è solo in parte dettato dal blocco dei trasporti causato da Covid. Incidono molto le calamità legate al clima, come gelate e siccità. In generale tutte le imprese sono chiamate a una transizione industriale, i processi di produzione devono essere equilibrati, non possono lasciare residui e non possono inquinare. E' un altro modello di sviluppo".

 

Nel corso del panel "Cambiare il modello di sviluppo per la transizione ecologica passando dalle parole ai fatti" al Festival dell'Economia di Trento, Jeffrey Sachs (professor and director center for suistanable development Columbia university and co-chair di Regenerative society foundation) ha spiegato che "Abbiamo perso tempo, siamo in ritardo di 50 anni. Dobbiamo aiutare i paesi in via di sviluppo con un patto verde, attraverso le banche nazionali di investimento. La crisi climatica peggiora e manca cooperazione. Serve un’etica della solidarietà e della responsabilità", mentre Paolo Vineis (professore imperial college Londra): "L’Africa sarà decisiva perché se seguirà un’economia estrattiva peggiorerà la situazione globale: dobbiamo portare anche un’agricoltura di filiera" (Qui articolo).

 

Per Illy la forza vincente dell’economia rigenerativa è la capacità di coniugarsi "con le nostre tasche": "Riteniamo che le aziende siano i principali motori: tutto ciò che ci circonda è un'impresa, le uniche che hanno massa critica di capitali, di conoscenze, di ricerca, di innovazione, di investimenti e di forza lavoro per innescare e completare la transizione: possono cambiare il mondo. Il tessuto economico - continua Illy - conosce che le minacce sono crescenti tra nuove norme e richieste pressanti in materia sostenibilità dei consumatori e degli investitori. Il modello rigenerativo è un importante fattore di creazione di valore economico per le aziende di tutti i settori, che possono così diminuire i propri rischi operativi, acquisire un vantaggio reputazionale, ridurre i costi, aumentare le proprie quote di mercato e diminuire il costo del denaro con conseguenze positive sui margini".

 

L'aspirazione della Regenerative Society Foundation è che tutte le attività economiche possano essere organizzate in modo da avere un impatto ambientale e sociale positivo e, a questo scopo, la fondazione si propone di mettere le esperienze virtuose delle aziende fondatrici a disposizione di altre impreseper aiutarle sulla strada di aumentare l'impatto rigenerativo.

 

"C'è naturalmente l'interesse a cambiare modello ma questo significa modificare tecnologia, produzione e struttura di un'azienda. Cambia un po' tutto e per questo la nostra fondazione è un punto di riferimento di esperienze e competenze per accompagnare questo processo. Un gruppo di imprenditori che da anni crede in questo sviluppo tecnologico e scientifico che ruota attorno a tutti i settori, compreso gli ambiti della comunicazione. La sostenibilità deve essere raggiunto a livello precompetitivo e non quando è tardi".

 

E un ruolo ancora maggiore può essere giocato da una caratteristica italiana, le Pmi. "Sono più responsabili e rappresentano un modello rigenerativo ante litteram. Qui in Trentino e in Alto Adige ci sono tante aziende già molto avanti, molto vivaci: aziende che hanno dato per scontato che un modello sostenibile fosse quello più corretto. Queste realtà possono aumentare ulteriormente la leadership dell'Italia nella transizione ecologica. Gli esempi sono tanti e penso a Rubner: perché fare le abitazioni in cemento quando si sono possono costruire in legno, più belle e più sostenibili?". 

 

Ma il mercato del lavoro, non solo trentino, presenta luci e ombre. A fronte di una ripresa si registrano criticità pesanti inasprite da due anni di pandemia. Da un lato gli effetti negativi sull'occupazione delle fasce più giovani della popolazione (in particolare le donne) e dall'altro interi settori che si trovano in una situazione di emergenza perché non riescono più a trovare personale e vanno a sbattere contro un popolazione sempre più formata e con aspettative, anche economiche, elevate (Qui articolo). Tra le cause che vengono indicate, anche il reddito di cittadinanza (Qui articolo).

 

La via d'uscita dalla crisi, per l'imprenditore, è la transizione ecologica. "La Green economy è un innesco per il boom economico per i prossimi 50 anni: ci sarà una fase espansiva e dinamica che creerà una montagna di posti di lavoro. La rivoluzione digitale è stata, per così dire, una facoltà ma non una necessità vitale per le imprese. L'It ha portato efficacia e efficienza, ma non abbraccia il 100% del Pil. La transizione invece cambia il modello di sviluppo e incide in qualsiasi strato delle attività umane. E cambiamento è una ragione di vita, delle imprese, ma in primis per la vita umana sul pianeta che rischiamo di compromettere definitivamente perché se andiamo avanti sul vecchio modello siamo destinati a schiantarci contro un muro", conclude Illy.

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