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| 02 mar 2022 | 16:32

Lavoro, assunzioni crescono nel 2021 ma rispetto al periodo pre-Covid calano i contratti stabili. I sindacati: "La Pat ignora i dati guardando il bicchiere mezzo pieno"

Nel sottolineare i dati (positivi) sul fronte lavorativo in Trentino l'assessore Spinelli, dice il segretario della Cgil Andrea Grosselli: "Omette di fare un confronto sulla qualità delle assunzioni registrate nel 2021 rispetto al 2019: abbiamo registrato un calo di circa il 14% per quanto riguarda contratti e trasformazioni a tempo indeterminato"

TRENTO. Nel 2021 crescono le assunzioni in Trentino ma Cigl, Cisl e Uil avvertono: “Registriamo un calo del 13,9% per quanto riguarda assunzioni e trasformazioni a tempo indeterminato rispetto al 2019, in termini assoluti si parla di circa 2.500 contratti in meno, mentre le trasformazioni da tempo determinato a contratto stabile si sono ridotte del 28%”. Insomma, spiega il segretario generale della Cigl Andrea Grosselli: “All'interno dell'attuale andamento positivo c'è un problema preoccupante e di cui soffrono di più, come sempre, giovani e donne: l'Amministrazione provinciale dovrebbe rilevarlo e partire da questo dato per trovare una soluzione”.

 

In una nota infatti la Pat ha parlato oggi di una domanda di lavoro “più alta che nel periodo pre-pandemico” e di “assunzioni in crescita nel 2021” in Trentino, ribadendo che i dati provenienti dai Centri per l'impiego relativi alla domanda di lavoro nel 2021 “sono positivi”. Secondo la Provincia infatti rispetto al dicembre 2020, la crescita delle assunzioni è stata di 15.803 unità, pari addirittura ad un +270,5%: “Una crescita in parte attesa – ha sottolineato l'assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli – soprattutto in alcuni settori, in seguito al progressivo venir meno delle limitazioni dovute alla pandemia, grazie alla diffusione dei vaccini. Meno scontato che la domanda di lavoro sia cresciuta, su base annua, anche rispetto al 2019, quindi all’ultimo anno free-Covid. A fine 2021 registriamo infatti un + 1.108 occupati, pari ad una crescita percentuale dello 0,7%. Rispetto al 2020, l’aumento si fa naturalmente molto più evidente, con un +26,4%. Sono segnali importanti, che ora dobbiamo impegnarci a consolidare, anche al netto delle nuove tensioni che purtroppo vediamo emergere nel panorama internazionale”.

 

L'assessore Spinelli però, dice Grosselli: “Omette di fare un confronto sulla qualità delle assunzioni registrate nel 2021 rispetto al 2019, gli unici due anni che, escludendo il 2020, forniscono dati raffrontabili. I numeri dicono che nel 2021 abbiamo avuto 162mila assunzioni contro le le 161mila del 2019 ma, dal nostro punto di vista, registriamo un calo di circa il 14% per quanto riguarda contratti e trasformazioni a tempo indeterminato e dell'11,9% sull'apprendistato. Che l'assessore dimentichi di rivelare come preoccupante questo dato ci spiace, anche perché agli Stati generali del lavoro in questi mesi, fra i tanti temi trattati, uno dei più dibattuti è stata proprio la qualità della domanda di lavoro delle nostre imprese, la stabilità e il miglioramento delle condizioni dei lavoratori che è in grado di creare e della loro capacità di sostenere le retribuzioni”.

 

Insomma secondo il segretario Spinelli “avrebbe fatto bene a partire da questo dato, che è molto preoccupante” seguendo quanto già fatto negli scorsi giorni dal premier Mario Draghi che “in Parlamento ha ricordato come il problema all'interno del mercato del lavoro italiano sia proprio la creazione di posti di lavoro precari mentre i numeri dei contratti stabili sono molto distanti da quello del 2019”. Portando avanti un confronto su base annua tra 2020 2021, la Pat riporta come le assunzioni siano cresciute lo scorso anno di 33.938 unità (+26,4%): “La domanda di lavoro delle imprese – si legge nella nota di Piazza Dante – a parte un leggero calo in agricoltura, cresce a doppia cifra decimale sia nel secondario che nel settore terziario”. Positivo nel 2021 è anche il saldo occupazionale: “Alle 162.266 assunzioni corrispondono, infatti, 144.533 cessazioni lavorative, con le prime che prevalgono sulle seconde per 17.733 unità. Un saldo così positivo si spiega oltre che per l’aumento delle assunzioni, anche per un corrispettivo calo delle uscite lavorative (diminuite rispetto al 2020 di 1.424 unità e dell’1%)”.

 

Parlando del rapporto tra 2021 e 2019 poi, sottolinea la Provincia: “La domanda di lavoro delle imprese trentine nel 2021, come detto, supera anche quella rilevata nel periodo pre-pandemico di due anni prima. Rispetto al 2019 si contano 1.108 assunzioni in più per una variazione del +0,7%. Le assunzioni calano solo in agricoltura - di due punti percentuali - e seppur di soli due decimi nel terziario. Il calo nel terziario sarebbe stato più severo senza il forte aumento riscontrato in alcuni servizi, in particolare nel comparto dell’istruzione (per effetto delle sospensioni dal lavoro causate dal Covid e dalla corrispettiva assunzione di personale supplente). Nel commercio, in particolare nei pubblici esercizi, la pandemia ha comunque inciso fortemente, e nonostante la ripresa registrata nel 2021 si registra una flessione dei fabbisogni di personale rispetto al periodo pre-Covid di quasi 3.000 unità. La crescita del 2021 si deve così ai comparti del secondario e in particolare al manifatturiero le cui assunzioni a distanza di 24 mesi crescono di 1.741 unità e del 14,7%”.

 

“Esiste un problema di qualità dell’occupazione ed è grave che la Provincia e l’assessore al lavoro, Spinelli, ignorino questi dati limitandosi solo a vedere il bicchiere mezzo pieno – fanno notare da Cgil, Cisl e Uil Maurizio Zabbeni, Lorenzo Pomini e Gianni Tomasi -. I numeri parlano chiaro, se letti in modo completo: solo il 7,68% delle nuove assunzioni è un contratto stabile, era l’8,31% nel 2019. E addirittura l’8,53% nel 2020 nell’anno che ha visto precipitare il nostro nostro Pil di 9 punti percentuali. Oggi in piena ripresa si fa ricorso prevalentemente a lavoro precario”.

 

Il dato generale, ribadisce Grosselli: “E' sì positivo, si parla di un +0,7%, ma non sappiamo se in futuro il trend che ha visto la diminuzione dei contratti stabili possa invertirsi. La preoccupazione che abbiamo è che l'incertezza del quadro internazionale influisca sui tassi di crescita e sulla propensione delle imprese ad investire nel lavoro stabile: bisogna invertire questa tendenza attraverso politiche mirate, disincentivando il lavoro precario. Se la questione è stata affrontata da Draghi in Parlamento allora può farlo anche Spinelli: si tratta di un fenomeno preoccupante che va rilevato ed affrontato dall'Amministrazione provinciale”.

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