Misteriose chiavette usb e i sospetti di evasione e abusi edilizi: nell’Alto Garda 300 alloggi turistici “fantasma”. L’inchiesta de Il Dolomiti
Grazie a un software statunitense e a un grande lavoro di ricerca l’Apt Garda Dolomiti è entrata in possesso delle informazioni che riguardano 1.700 appartamenti turistici, con nomi e cognomi di chi li gestisce. Il problema è che non tutti sembrerebbero in regola, chi ha visto i dati parla di “palesi incongruenze”, mentre alcuni sindaci dichiarano persino di non esserne a conoscenza altri invece stanno pensando di consegnare il materiale alla guardia di finanza

RIVA DEL GARDA. Cercare casa in Trentino è tutt’altro che facile. In alcuni comuni a forte vocazione turistica, o che possono contare sugli universitari, trovare un appartamento a prezzi accessibili diventa un’impresa. Sono tanti i fattori che possono incidere sul prezzo degli affitti ma a “drogare” il mercato immobiliare trentino contribuiscono in maniera determinante i cosiddetti alloggi turistici.
Una delle comunità più colpite dal caro affitti è quella dell’Alto Garda. In questa zona, che punta molto sul turismo, si può parlare di una vera e propria “emergenza casa”, perché gli affitti sono incredibilmente alti. Nel giro di 4 anni le nuove case costruite nelle zone più pregiate di Riva sono passate da 3.200 a 3.800 euro al metro quadro. Come già anticipato questi aumenti sono legati allo sfruttamento di un numero considerevole di appartamenti per scopi turistici.
Non è un mistero che nella “Busa” siano in molti ad aver investito in questa attività molto remunerativa. D’altra parte fare affari con i turisti conviene, si incassa di più e non si hanno quasi mai contrattempi. Il problema è che non tutti sono in regola. Fino a questo momento però nessuno poteva fare una stima di quanti fossero gli irregolari. Qualcuno ha rotto questo equilibrio scoperchiando un vaso di pandora con conseguenze imprevedibili.
Per capire meglio però bisogna fare un passo indietro. A fine marzo l’Apt Garda Dolomiti ha organizzato un incontro dove hanno partecipato buona parte dei sindaci della zona e i rappresentanti di alcune categorie economiche del settore ricettivo. A questo incontro sono state consegnate delle chiavette usb dove sono stati caricati i dati che riguardano gli appartamenti turistici che vengono affittati nei comuni di: Riva del Garda, Arco, Nago-Torbole, Tenno, Ledro, Dro e Drena.
Il punto è che sono emerse delle discrepanze importanti fra gli alloggi registrati con il cosiddetto codice Cipat e quelle che sono le case realmente affittate ai turisti. Il codice Cipat è un dispositivo pensato dalla Provincia nell’ottica di far emergere il mercato sommerso e che tutti i proprietari in regola dovrebbero avere ed esporre (anche online). Commentando i dati contenuti in queste chiavette usb alcuni fra amministratori e rappresentanti delle categorie economiche hanno parlato di “palesi incongruenze”.
La questione è così scottante che certi sindaci stanno pensando di consegnare il materiale alla guardia di finanza, altri negano persino di aver ritirato la chiavetta. Fra questi la prima cittadina di Riva del Garda, Cristina Santi, che pur sottolineando di avere il sospetto che i dati raccolti possano violare la normativa sulla privacy, afferma di non essere in possesso della chiavetta usb. Ma cosa c’è sulle chiavette che sono state consegnate? Ci sono nomi e cognomi di chi affitta, gli indirizzi e persino i prezzi degli appartamenti turistici. Inoltre è specificato per quali non risultano riscontri in merito al codice Cipat.
Ora, non è chiaro quanto il software statunitense sia affidabile ma il lavoro fatto dall’Apt Garda Dolomiti (anche incrociando i dati delle varie piattaforme come Air B&B) è mastodontico. “Abbiamo voluto fare il punto della situazione sulla nostra zona di competenza”, sottolinea Oskar Schwazer direttore dell’Apt Garda Dolomiti. “Diciamo che la grande maggioranza dei locatari sono risultati in regola – prosegue – altri sembrerebbe di no, perché non abbiamo trovato tutti i dati richiesti. Il nostro obiettivo non è sicuramente quello di sostituirci ai finanzieri ma è necessario garantire un’ospitalità di qualità e proteggere tutti quelli che rispettano le regole”. I sospetti sarebbero parzialmente confermati pure da una recente operazione della guardia di finanza che nella zona di Nago-Torbole ha sanzionato i proprietari di alcuni alloggi che non erano in regola.
Ad ogni modo il software utilizzato dall’Apt ha analizzato l’andamento del mercato per 12 mesi scoprendo che gli appartamenti per turisti che vengono affittati nell’Alto Garda e Ledro sono più di 1.700, mentre nell’ultima comunicazione della Provincia (gennaio 2021) quelli regolarmente dotati di codice Cipat erano circa 1400, ergo c’è una differenza di circa 300 alloggi. Questo non significa che tutti siano abusivi ma dovrebbe quantomeno far suonare qualche campanello d’allarme.
Sempre secondo quanto rilevato dall’Apt Garda Dolomiti sono invece un’ottantina gli appartamenti turistici “fantasma” che non figurano fra quelli iscritti al registro provinciale Dtu, anche se dalle tabelle di cui Il Dolomiti è venuto in possesso potrebbero essere molti di più. I privati che offrono alloggi a scopo turistico infatti, devono dichiararne le caratteristiche nell’apposito registro che serve anche per comunicare la tassa di soggiorno. Chi non è iscritto a questi registri potrebbe almeno in linea teorica evadere la tassa di soggiorno.
Per farsi un’idea del valore economico di questi alloggi si può dire che alcuni di questi vengono affittati per oltre 600 euro al giorno, questo almeno il dato rilevato dal software statunitense. “Per il futuro servono regole chiare – riprende Schwazer – perché c’è il rischio che questo diventi un problema sociale, con i residenti che fanno fatica a trovare appartamenti e pure chi cerca personale per la stagione è in difficoltà dal momento che non si trovano alloggi per i dipendenti”.
Anche l’indicatore sui pernottamenti negli appartamenti turistici sembrerebbe dimostrare che qualcosa non torna. Il consigliere comunale del Partito Democratico Alessio Zanoni ha fatto alcuni calcoli in proposito notando che i pernottamenti a Riva del Garda sono stati 45.405 a fronte di soli 1.488 posti letto dichiarati. Ciò significherebbe che il singolo letto è stato occupato per appena 30 giorni l’anno ma questo valore è palesemente sottostimato. I numeri delle presenze alberghiere per esempio mostrano come nel 2021 i pernottamenti siano stati 864.565 su 6.232 posti letto, in altre parole l’occupazione media annua è stata di 138 giorni. Questa discrepanza fra alloggi turistici e camere d’albergo non ha ragion d’essere, perché i due indicatori procedono all’unisono.
Per avanzare delle ipotesi sulla reale entità degli alloggi per turisti Zanoni non ha fatto altro che applicare l’occupazione annua degli alberghi ai posti letto dichiarati per gli appartamenti turistici: “Con questo raffronto si può supporre che le presenze negli appartamenti siano circa 205mila e non 45mila come emerge dai dati dell’Apt”. In altre parole, se questi calcoli si rivelassero esatti, al Comune di Riva (ogni anno) verrebbero a mancare circa 91mila euro, derivanti dal mancato incasso della tassa di soggiorno. Moltiplicando la cifra per gli altri Comuni l’evasione diventerebbe veramente importante.
“Non solo si tolgono appartamenti a residenti e lavoratori – commenta Zanoni – ma tutto ciò potrebbe essere sintomo di una forte evasione fiscale. Inoltre ci potrebbero essere problemi anche di natura edilizia perché trasformare un ufficio, una cantina o una stube in un alloggio turistico senza i dovuti permessi configura un abuso edilizio. Con la nuova legge il controllo spetta ai Comuni pertanto l’amministrazione deve attivarsi, chiudere un occhio potrebbe provocare un danno erariale che ricadrebbe interamente sulla comunità che è già costretta a convivere con affitti esorbitanti che impediscono alle fasce più deboli di trovare una casa”, conclude il consigliere Dem.














