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| 10 giu 2022 | 12:46

Salario minimo, gli artigiani trentini dicono ''no'': ''Il delicato equilibrio fra retribuzione, tutele e competitività delle imprese già garantito dalla contrattazione collettiva''

Il dibattito è aperto sul concetto di salario minimo garantito dopo che in Europa è stata elaborata una direttiva che, però, non crea alcun vincolo per l'Italia come chiarito dal commissario europeo per il Lavoro. Marco Segatta: ''Nell’artigianato e nelle piccole imprese la contrattazione collettiva oltre a determinare salari rispettosi è anche lo strumento che ha consentito di individuare soluzioni su misura per le esigenze organizzative e di flessibilità di imprese appartenenti a settori e con mercati spesso estremamente diversi fra di loro''

TRENTO. ''La determinazione del salario deve continuare ad essere affrontata dalla contrattazione collettiva, per non compromettere il delicato equilibrio fra retribuzione, tutele contrattuali e competitività delle imprese che in Italia è garantito da oltre 70 anni da una contrattazione di qualità, estremamente diffusa, con un livello di copertura che non ha nessun altro Paese europeo''. Questa la posizione dell'Associazione artigiani del Trentino rispetto al dibattito apertosi negli ultimi giorni sul concetto di ''salario minimo garantito''.

 

Un dibattito che, come purtroppo accade in Italia sempre più spesso da qualche anno a questa parte, è già scaduto nella demagogia più spiccia, preda dei partiti populisti di destra e sinistra che affidano a colpi di slogan e semplificazioni ogni questione. Innanzitutto va detto che l'accordo raggiunto tra il Consiglio dell’Unione Europea, il Parlamento Europeo e la Commissione sulla direttiva che prevede il salario minimo non è vincolante. Il commissario europeo per il Lavoro Nicolas Schmit ha infatti detto chiaramente che l’Europa non imporrà un salario minimo all’Italia, anche se si è detto molto fiducioso che ''il governo italiano e le parti sociali raggiungano un buon accordo per rafforzare la contrattazione collettiva, soprattutto per coloro che non sono ben tutelati''. 

 

La palla, quindi, è in mano all'Italia, alla sua politica e alle sue associazioni di categoria ed è chiaro a tutti che non si potrà inserire un salario minimo su scala europea se poi il sistema di tassazione del lavoro non sarà parificato su scala europea (per semplificare: non si possono fissare soglie identiche di ''paga'' oraria se poi in un Paese il datore di lavoro deve pagare il 2, 3, 10 percento in più rispetto ai suoi omologhi di altri Stati). E poi c'è anche un ''problema'' culturale: è giusto che il pubblico intervenga in maniera così impattante anche sulla contrattazione di lavoro? In un Paese dove si chiede a gran voce di deregolamentare e non creare ulteriori vincoli il presidente dell’Associazione Artigiani Trentino Marco Segatta si dice critico su interventi pubblici vincolanti in materia salariale.

 

L’introduzione di un salario minimo legale – sottolinea – è improponibile poiché, nel caso in cui fosse inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi ne provocherebbe la disapplicazione e, nel caso in cui fosse più alto, si creerebbe uno squilibrio nella rinegoziazione degli aumenti salariali con incrementi del costo del lavoro non giustificati dall’andamento dell’azienda o del settore”. “La contrattazione collettiva – continua  il presidente – garantisce già condizioni e strumenti per sostenere i redditi e individuare modalità per migliorare la produttività. La fissazione ex lege del salario sminuirebbe il ruolo svolto dalla negoziazione tra le parti sociali per l’individuazione di trattamenti economici congrui e coerenti, rischiando di colpire anche le tutele collettive e i sistemi di welfare integrativi. Un patrimonio che in questa fase difficile sta offrendo un utile supporto ai lavoratori ed alle imprese, soprattutto in quei territori dove il welfare pubblico è carente se non assente del tutto”.

 

Nell’artigianato e nelle piccole imprese – aggiunge Segatta – la contrattazione collettiva definita dalle Organizzazioni più rappresentative, come la Confartigianato, oltre a determinare salari rispettosi dell’articolo 36 della Costituzione, è anche lo strumento che ha consentito di individuare soluzioni su misura per le esigenze organizzative e di flessibilità di imprese appartenenti a settori e con mercati spesso estremamente diversi fra di loro , assicurando, nel contempo, importanti tutele collettive ai lavoratori, anche attraverso il proprio consolidato sistema di bilateralità”.

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