Siccità, temperature alte e nubifragi, dimezzata la produzione di miele in Italia: si registra un -20% in Trentino Alto Adige
Le fioriture estive sono state bruciate dal caldo o sono state distrutte dalla grandine, mentre le api hanno dovuto allungare i voli per trovare un po’ di nutrimento. Il risultato è un taglio di quasi della metà del miele. Una produzione che si attesta a 13 milioni di chili, tra le più basse del decennio

TRENTO. Dimezzata la produzione di miele in Italia e il Trentino Alto Adige registra un calo del 20%. Questo quanto emerge dai dati elaborati da Coldiretti. Il risultato è una produzione che si attesta intorno ai 13 milioni di chili, tra le più basse del decennio.
A incidere gli eventi estremi, la siccità che ha caratterizzato quest'estate e le violente perturbazioni che si sono scaricate sul territorio: le fioriture estive sono state bruciate dal caldo o sono state distrutte dalla grandine, mentre le api hanno dovuto allungare i voli per trovare un po’ di nutrimento. Il risultato è un taglio di quasi della metà del miele.
Il calo va dal -15% della Calabria al -60% delle Marche. Poi -50% per Lazio, Sardegna, Umbria, Abruzzo e Valle d’Aosta; -40% in Toscana, Sicilia e Molise; -35% in Emilia Romagna e Puglia; Veneto e Piemonte hanno perso il 30% della produzione; -25% in Lombardia e Friuli Venezia Giulia; -20% in Trentino Alto Adige, mentre Calabria e Campania limitano i danni con una perdita del 15%. Un taglio dell'80% invece per la Basilicata.

Una situazione, spiega Coldiretti, sulla quale hanno pesato in modo particolare le alte temperature e la mancanza di acqua con fioriture anticipate che hanno costretto gli apicoltori a partire prima verso le aree montane e a portare razioni di soccorso negli alveari già nei primi giorni di agosto. In Puglia – continua Coldiretti – sono state abbeverate artificialmente le api per non farle morire, con secchi d’acqua e galleggianti di sughero e polistirolo in modo che si dissetino senza affogare.
Oltre al clima, gli apicoltori devono fare fronte anche all’esplosione dei costi per le tensioni internazionali generate dalla guerra in Ucraina: dai vasetti di vetro alle etichette, dai cartoni al gasolio. "In Italia - prosegue Coldiretti - si consuma circa mezzo chilo di miele a testa all’anno, sotto la media europea che è di 600 grammi ma un terzo rispetto alla Germania. Il Bel Paese però vince in biodiversità con più di 60 varietà da quelli Dop come il Miele della Lunigiana, il Miele delle Dolomiti Bellunesi e il miele Varesino, fino a quelli speciali in barrique o aromatizzati, dal tiglio agli agrumi, dall’eucalipto all’acacia.
Un patrimonio messo a rischio dalle importazioni dall’estero cresciute di quasi il 18% nei primi cinque mesi del 2022 e l’anno scorso – evidenzia Coldiretti – hanno raggiunto i 24 milioni di chili di cui più della metà (14 milioni di chili) da Ungheria, Romania e Ucraina con quasi 2 vasetti su 3 pieni in pratica di prodotto straniero, spiega l’analisi di Coldiretti su dati Istat.
"Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero occorre – consiglia la Coldiretti – verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm a differenza di quanto avviene per esempio in Cina, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria. La parola Italia deve essere presente per legge sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il prodotto provenga da più Paesi dell’unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione 'miscela di mieli originari della Ue' indicando il nome dei Paesi; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta 'miscela di mieli non originari della Ue' con il nome dei Paesi, mentre se si tratta di un mix va scritto 'miscela di mieli originari e non originari della Ue', anche qui con l’indicazione dei nomi dei Paesi".
Secondo le elaborazioni sui dati del rapporto dell’Osservatorio nazionale miele in Italia ci sono 1,5 milioni di alveari curati da circa 73mila apicoltori dei quali oltre 2 su 3 sono hobbisti che producono per l’autoconsumo. In crescita la presenza di giovani con le aziende apicole condotte da under 35 che sono aumentate del 17% negli ultimi cinque anni secondo un’analisi Coldiretti su dati Unioncamere.












