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Terremoto a Cantina Toblino, il direttore conferma le dimissioni irrevocabili e lasciano anche 7 consiglieri: ''Chiediamo chiarezza sulle strategie future''

Intanto l'attuale presidente di Cantina Toblino scrive per rassicurare i soci: "Questa crisi del consiglio non pregiudicherà le attività di vendemmia che proseguiranno come da previsioni. Inoltre, l’operatività della direzione verrà garantita fino a fine ottobre 2022 per assicurare il corretto svolgimento della raccolta delle uve". Ma il settore è in fibrillazione: qualche abbandono anche a Roverè della Luna e alla Vivallis di Nogaredo, i rumors danno in partenza pure il management direzionale dalla sociale di Mori

Di Nereo Pederzolli e Luca Andreazza - 09 agosto 2022 - 19:12

MADRUZZO. Terremoto ai vertici della Cantina Toblino: lascia il direttore e si sono dimessi anche sette consiglieri del Cda. “Questa crisi del consiglio non pregiudicherà le attività di vendemmia - scrive il presidente Federico Sommadossi in una lettera scritta ai soci - che proseguiranno come da previsioni. Inoltre, l’operatività della direzione verrà garantita fino a fine ottobre 2022 per assicurare il corretto svolgimento della raccolta delle uve”. 

 

Anche tra le cantine sociali del Trentino certo non manca il ribollir, nonostante nei tini la fermentazione dei mosti inizierà solo tra qualche settimana. Confusione e incognite, tra dimissioni "ermetiche" - quella clamorosa di Carlo De Biasi, direttore della Toblino, seguita ieri sera dall’uscita di 7 consiglieri su 15 dal Cda - qualche abbandono per scelte imprenditoriali in quel di Roverè della Luna - altre ancora per motivi privati - come alla Vivallis di Nogaredo, senza tralasciare i rumors che danno in partenza pure il management direzionale dalla sociale di Mori.

 

Tutte cantine legate a Cavit, che in qualche modo e maniera avevano impostato (tentato?) strategie innovative di tutela dei rispettivi territori. Mettendo forse in discussione - specialmente la Toblino - il ruolo del colosso di Ravina, quel consorzio di secondo grado che poco tutela l’autonomia dei variegati territori.

 

Confusione che potrebbe stimolare nuove strategie di cooperazione vitivinicola. Costringendo la politica agronomica trentina a rispettare identità, ma soprattutto a impostare il futuro del vino con una regia, una visione ancora troppo nebulosa. Impossibile entrare nel merito delle singole cantine cooperative. La limpidezza per ora appartiene solo ai vini già pronti. Insomma, c’è del torbido o è solo una fase per ripensare il presente, azzerare tensioni o personalismi per poi ripartire con slancio? L’interrogativo attende risposte.

 

Specialmente in riva al lago dove anche Attila s’era rilassato, sostando sullo specchio d’acqua di Toblino. La cantina omonima è da qualche tempo al centro di polemiche, più o meno sopite, alcune anche con risvolti giudiziari (il licenziamento in tronco di due suoi storici enologi, reintegrati dopo sentenza del giudice del lavoro) mentre di pari passo (parallelamente) Toblino s’aggiudicava premi (più volte i Tre Bicchieri del Gambero Rosso) e gli apprezzamenti della critica enologica più esigente.

 

Con il direttore Carlo De Biasi che dopo sei anni si dimette spontaneamente, senza dare precise spiegazioni, il motivo che lo ha portato ad una scelta sicuramente pesante per la comunità vitivinicola della valle dei laghi. Il suo riserbo risale almeno di qualche mese, quando De Biasi ha "glissato" - davanti ai soci e alla stampa - la posizione sua e della cooperativa rispetto ai licenziamenti assurti alle cronache e poi rientrati.

 

Bisogna comunque ribadire che De Biasi, agronomo di Trento, aveva inizialmente rinnovato la Toblino, nuove linee di vini, bottiglie ben vestite, griffe per enoteche esclusive. L’ormai ex direttore aveva sfruttato le sue esperienze decennali nelle aziende di Zonin, coinvolgendo suoi fidati consulenti, strateghi di marketing, ma anche un wine-maker d’alto livello, Luca D’Attoma, ritenuto tra i più preparati enologi nel settore delle procedure biologiche biodinamiche, collaboratore di blasonate aziende, pure di case spumantistiche.

 

Toblino potenzia frattanto la sua osteria enoteca, rilanciando l’offerta gastronomica della struttura incastonata tra botti e "caneve" dove riposa il raro, pregiatissimo suo Vino Santo. E ancora: assume inoltre un "brand ambassador" - procedura insolita per una cantina sociale trentina - anche se quest’ultimo sembra ora intenzionato a lasciare l’incarico.

 

Gestione travagliata? Bocche cucite, anche se a plateali risultati apparentemente inconfutabili, nel contempo nascono alcune incomprensioni e personalismi. Non solo tra i tecnici della cantina, ma specialmente tra i soci, viticoltori conferenti che mettevano in dubbio il legame tra i riscontri della promozione mediatica e il compenso delle uve conferite.

 

Malumori, astio, indifferenze, il Consiglio d’Amministrazione praticamente spaccato, diviso tra i fedeli a Bruno Lutterotti, ex presidente, e quelli del subentrato, Federico Sommadossi. Talmente in contrapposizione che ieri sera (lunedì 8 agosto), alla vigilia del primo incontro prevendemmiale, 7 componenti dimissionari, ulteriore uscita di scena, scelta che potrebbe preludere ad altri abbandoni eccellenti. La cooperativa affida a un suo storico dirigente, Bruno Lutterotti, alcune precisazioni dopo il passo indietro compiuto nelle scorse ore.

 

Un'azienda da 16 milioni di fatturato, circa 700 conferitori, 900 ettari a catasto e 80 mila quintali di conferito si trova un Cda quasi dimezzato e un direttore ai titoli di coda, il quale ha confermato l'irrevocabilità delle proprie dimissioni. "La Cantina Toblino, come il Trentino in generale, deve puntare sull'alta qualità, non può giocare la carta della quantità. Questa realtà - spiega Lutterotti - ha enormi potenzialità per continuare a rafforzare un marchio e un'etichetta ormai riconosciuta, oltre che assolvere alla mission di valorizzare il territorio". 

 

Più di qualcosa si è spezzato all'interno del Cda. "Si è inceppato qualcosa - aggiunge Lutterotti - con il cambio di presidenza, anche nei rapporti con il direttore. Un impegno di 6 anni che ha portato ottimi risultati e si sarebbe dovuti entrare in una nuova fase. Le dimissioni di De Biasi ci preoccupano inevitabilmente ma in generale ormai da qualche mese si va avanti a colpi di maggioranza e di minoranza, ma le scelte devono essere aziendali: c'è bisogno di serenità e di unità". 

 

Ben 7 consiglieri hanno evidenziato la volontà di dimettersi dal Cda, come risultato delle divergenze esistenti tra le varie sensibilità che lo compongono. Una situazione innescata anche dal cambio di presidenza e vice presidenza del 9 febbraio scorso, che non ha aiutato a migliorare i rapporti tra i consiglieri in carica. Il direttore aveva già deciso di terminare il suo rapporto di lavoro il 31 luglio, a seguito della chiusura del bilancio 2021/2022 e, nel consiglio di ieri sera, ha confermato l’irrevocabilità delle sue dimissioni, dando però la disponibilità a svolgere un ruolo di servizio fino a fine ottobre.

 

La maggioranza del Cda rimasto in carica, attualmente operativo con 8 consiglieri, ha espresso piena fiducia e supporto al direttore De Biasi per il periodo rimanente, e ha avuto modo di ringraziarlo sentitamente per il lavoro fatto in questi anni. "Auguriamo le migliori fortune per il proseguo della carriera a De Biasi. L'azienda è sana e non ci sono preoccupazione sul fronte della tenuta e le attività sono garantite. Finita la vendemmia - evidenzia Lutterotti - auspichiamo però che vengano convocate le elezioni: per il bene della Cantina, le cooperative e i soci devono fare una scelta. Ci aspettiamo poi un segnale chiaro a conferma del progetto avviato negli ultimi anni oppure un legittimo cambio di rotta". 

 

Tutto questo con il raccolto alle porte. Partirà proprio domattina, uve bianche per la spumantistica, inizio ferragostano, ma non insolito. Basti pensare che Michelangelo Mariani, storico del Concilio di Trento, scrive che "nella conca di Toblino si vendemmiava già a fine luglio". Torniamo a questa torrida estate, calda non solo per il clima, con queste dispute interne tra alcune importanti cantine sociali, senza tralasciare la mai sopita contrapposizione tra cooperazione e i vignaioli, le iniziative promozionali del vino, con lo spumante classico che occupa la scena a scapito di vini (bianchi) che dovrebbero avere maggiore visibilità indipendentemente dalle quantità, dai volumi di vendemmia e dunque di altrettante proposte nazionali.

 

Un solo esempio: Nosiola? Scompare dalle carte dei vini; stesso discorso per il Marzemino, praticamente un relitto enoico. Si salva il Teroldego Rotaliano, quello di alcuni piccoli vignaioli, vino insidiato da roboanti proposte prezzo/qualità operate nella Gdo (supermercati) da strutture cooperative con sinergiche operazioni di stampo internazionale.

 

Tutto il Trentino è improntato al sostengo della Doc Trento o meglio: del Trentodoc. Basti pensare che una sessantina di aziende aderiscono all’Istituto di tutela Trentodoc, mentre qualche decina rispettano solo la Doc territoriale Trento. Bollicine in gran spolvero, spumante classico sul podio nazionale, mentre per trovare un "vino tranquillo di gran fascino fatto in Trentino", bisogna purtroppo scorrere l’elenco delle posizioni di centro/fondo classifica.

 

Ecco le dimissioni dei direttori delle cantine sociali ora al centro della cronaca potrebbero essere uno stimolo al dibattito, a chiarire, a rendere il Trentino vitivinicolo meno confuso. Ripartire, riprogettando. Con una visione. Che manca.

 

Intanto l'attuale numero uno rassicura la base sociale. "Il nuovo cda, in carica da quando sono presidente - conclude nella lettera ai soci il presidente Sommadossi – aveva confermato la totalità dei progetti in corso, con una accelerazione su lavori necessari in cantina e con una maggior attenzione alla programmazione e all’uso delle risorse. Ma questo non è bastato per mantenere in carica consiglieri e direttore. L’attuale cda sottolinea come l’attenzione della Cantina vada ora rivolta alla vendemmia, il momento più importante dell'anno per questo tipo di impresa. Per questo si inizierà già stasera con le serate prevendemmiali, dove si incontreranno i soci per spiegare nel dettaglio l’organizzazione della raccolta, così come è sempre accaduto. Al suo termine l’obiettivo sarà quello di condividere con la propria base sociale le scelte politiche e strategiche per il futuro. La Federazione Trentina della Cooperazione, in questa fase di transizione, proseguirà nell’offrire sostegno tecnico alla Cantina attraverso i propri uffici, per supportare al meglio la continuità delle attività gestionali". 

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