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Trentino Marketing: ''No a forti promozioni di alcune aree: rischio sovra-esposizione. Troppi turisti non sono un valore aggiunto''. Intanto a Braies si pensa ai ''numeri chiusi''

A Pasqua 14 persone, compreso un bimbo di 4 mesi, sono finite nel lago di Braies per farsi dei selfie. Un turismo "mordi e fuggi" che impone riflessioni sul modello di sviluppo. L'amministratore delegato di Trentino Marketing: "Individuare limiti di accesso non è facile come pianificare la visita a un museo, ma la ratio è comune: un miglior afflusso per una maggiore sicurezza e una fruizione più slow e più di qualità"

Di Luca Andreazza - 26 aprile 2022 - 06:01

TRENTO. "La promozione può portare benefici ma le dinamiche sono molto delicate perché la sovra-esposizione può portare a risultati contrari rispetto a quelli desiderati". A dirlo Maurizio Rossini, amministratore delegato di Trentino Marketing. "Non proponiamo campagne specifiche, per esempio, sul Lagorai oppure sul lago di Tovel: paesaggi incantevoli che però rischiano di andare in difficoltà tanto sul profilo ambientale quanto sull'esperienza del turista in caso di un flusso eccessivo di persone".

 

Il week-end di Pasqua è stato caratterizzato dagli incidenti al lago di Braies: 14 persone, compreso un bambino di 4 mesi, in appena due giorni sono finite in acqua per un pugno di selfie e perché i turisti si sono avventurati sul ghiaccio in evidente disgelo. La superficie ha avuto un cedimento e la macchina dei soccorsi è dovuta intervenire con una complessa e rischiosa operazione di salvataggio. 

 

La questione di fondo rimane quale tipo di sviluppo territoriale vogliamo per la nostra provincia? Nel 2018, tra giugno e settembre, hanno visitato il lago di Braies 1.215.540 persone, con una media di 12.694 persone in agosto e una giornata picco di 17.874 il 16 agosto. Può essere sostenibile? Tanto si è lavorato anche in Trentino per cambiare la visione della montagna, per passare da un'idea di località forse più adatta agli anziani in fuga dalla canicola a zone di divertimento a portata di tutti. 

 

In Trentino (fonte dati Ispat - comparto alberghiero e extralberghiero, escluso seconde case e alloggi privati) si è passati da 806.066 arrivi e 6.130.825 presenze nel 1986 a 1.242.549 arrivi e 7.309.926 presenze nel 2000, poi 1.520.114 arrivi e 7.906.029 presenze nel 2010, per finire a 2.254.547 arrivi e 9.741.006 presenze nel 2019, una crescita abbastanza costante fino all'ultima estate prima di Covid e il conseguente calo (Qui articolo) con segnali di ripresa dal 2021 (Qui articolo).

 

Un turismo che è aumentato e che si traduce in più persone anche impreparate all'ambiente montano e alle escursioni con inevitabili chiamate ai soccorsi e pressione sul sistema per distanze calcolate male, tempistiche valutate in modo errato e abbigliamento non adatto: "Per impreparazione ci fanno fare il 'servizio taxi' ma dovrebbero ricordarsi che qualcuno può avere reali necessità, aveva spiegato Walter Cainelli, presidente del soccorso alpino, a Il Dolomiti (Qui articolo).

 

Un turismo di massa, un flusso "mordi e fuggi" che impone riflessioni sull'organizzazione del comparto; un'idea di sviluppo che deve tenere conto anche della forza a promozione e sulla comunicazione di quei luoghi che possono diventare un simbolo a uso e consumo dei social. Campagne marketing, influencer e serie televisive giocano un ruolo sempre più importante sulla conoscibilità e sulla reputazione di una località.

 

"La comunicazione incisiva - dice Rossini - può portare numerosi aspetti positivi ma il confine con il potenziale svantaggio è molto sottile. Serve consapevolezza negli addetti ai lavori che ci sono dei rischi, come quello della sovra-esposizione. Se una campagna porta i risultati sperati, si genera voglia di conoscere un luogo e ci può essere l'effetto boomerang della sovra-frequentazione: si intacca la sostenibilità di un'area, si mette a rischio l'ambiente e l'esperienza dell'escursionista può non incontrare le aspettative con quindi una perdita di valore".

 

Serve, per così dire, il coraggio di compiere un passo indietro. "Noi per esempio non prevediamo campagne di marketing ad hoc o troppo forti soprattutto in determinati periodi - continua l'amministratore delegato della macchina provinciale del turismo - per promuovere il Lagorai, il lago di Tovel, tanti altri laghetti alpini presenti in Trentino o particolari zone. Luoghi bellissimi e unici che però abbiamo la responsabilità di non mettere in difficoltà per il rischio di un'eccessiva frequentazione che potrebbe compromettere un equilibrio delicato. Dopo intervenire per correggere il meccanismo o gestire un flusso troppo elevato a dinamica in corso diventa complesso e può portare malcontento nei turisti e negli operatori".

 

Intanto si ipotizzano limitazioni e restrizioni per provare a bilanciare e frenare un'eccessiva presenza di turisti. Misure non nuove e già parzialmente sperimentate in passato in Trentino, in Alto Adige e nel Bellunese. A Braies da luglio a settembre si arriva solo con mezzi pubblici, a piedi, in bici o con una prenotazione di parcheggio. Stalli esauriti? I conducenti dei veicoli privati saranno invitati a girare le ruote. 

 

"La sensibilità in questa direzione è sicuramente maggiore rispetto al passato. Ci sono stati ragionamenti e sperimentazioni - aggiunge Rossini - per affrontare questo tema. Individuare limiti di accesso non è facile come pianificare la visita a un museo, ma evidentemente la ratio è comune. Un miglior afflusso per una maggiore sicurezza e una fruizione più slow e più di qualità. Non è semplice da risolvere ma serve un approfondimento della comunità per una soluzione percorribile. Ma è chiaro che va affrontato questo argomento".

 

Le persone finite nel lago rappresentano un campanello d'allarme, che non può limitarsi all'area finita al centro dell'attenzione quanto tutte le zone di montagna. L'assessora provinciale dell'Alto Adige, Hochgruber Kuenzer, ha parlato della necessità di promuovere un'educazione ambientale (Qui articolo), mentre il sindaco di Braies, Friedrich Mittermair, ha evidenziato a Il Dolomiti che i divieti non sono stati rispettati e ''c'era chi aveva tacchi e gonna, vengono in montagna ma pensano di essere in spiaggia'' (Qui articolo).

 

"L'informazione è naturalmente fondamentale - spiega Rossini - Trentino Marketing e le Aziende per il turismo d'ambito raccontano il territorio ma forniscono anche le raccomandazioni necessarie per rendere il turista più consapevole dell'esperienza. Poi c'è una grandissima attenzione degli operatori, pronti a suggerimenti e consigli per una fruizione ottimale e sicura dei luoghi, per esempio, sulla base della preparazione e della giornata: l'approccio alla montagna e la scelta dei percorsi può cambiare se si è in famiglia oppure in coppia". 

 

Se si decide di affrontare percorsi più impegnativi, diventa necessario attivare ulteriori fonti di informazione: la montagna cambia di giorno in giorno e un'indicazione che forniamo è quella di sentire una guida o contattare il rifugio per avere l'esatta fotografia della situazione e delle possibilità difficoltà che si possono incontrare durante l'uscita. Una sorta di accompagnamento all'ambiente, poi naturalmente la base importante è quella della responsabilità personale, la conoscenza dei propri limiti e della propria preparazione nell'approcciarsi a un contesto montano, magari per la prima volta", conclude Rossini.

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