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Per il turismo un 2021 migliore del 2020 ma che resta da profondo rosso. Due anni di Covid da passo indietro di 30 anni per un settore ancora alla ricerca della ripartenza

Nel 2021 sono state registrare 12 milioni di presenze, un andamento migliore rispetto a 12 mesi prima ma i valori sono distanti dal 2019 con arrivi e presenze in flessione del 30%. Praticamente tutte le zone in sofferenza in attesa della vera e propria ripartenza

Di Luca Andreazza - 04 aprile 2022 - 13:38

TRENTO. Meglio del 2020, i dodici mesi dell'anno scorso hanno fatto registrare segni "più" nel comparto del turismo ma per il Trentino appare difficile dire che sia andata bene. L'andamento positivo è certamente importante ma difficile che ci sia soddisfazione nel settore. Un 2021 che si attesta a circa 12 milioni di presenze e il confronto con il 2019 (anno da record) che fotografa una situazione comunque difficile: 24 mesi in sostanza da anni '80 e '90, altre epoche e settore sempre vicino all'anno zero e in attesa della vera ripartenza.

A causa dell'esplosione dell'emergenza Covid e, tolto una timida ripresa nella stagione estiva, il 2020 ha fatto segnare un passo indietro di 30 anni nel turismo (Qui articolo); un settore che è rimasto al palo per tutto l'inverno con il blackout dell'inverno. Le restrizioni e le limitazioni hanno condizionato i flussi fino a giugno del 2021. Poi le graduali riaperture hanno permesso di avviare nuovamente i motori del comparto (Qui articolo).

E se nel 2020 c'è stato un tracollo a 11.701.138 presenze tra alberghiero e extralberghiero, i pernottamenti sono saliti a circa 12 milioni, con una prevalenza marcata del mercato interno (68,7%). Un risultato in crescita ma la sofferenza delle categorie è ben comprensibile: il confronto con il 2019 è ancora durissimo. I dati sono, infatti, in forte contrazione: arrivi a -34% e presenze a -35,2%. Cambia poco, pochissimo, se si aggiungono le seconde case e gli alloggi privati, il totale si attesta a -34,2% negli arrivi e 31,2% nelle presenze.

Le presenze italiane nel 2021 sono superiori al 2020 per i mesi da aprile a novembre e in dicembre ritornano su valori di poco inferiori al 2019. Le presenze straniere mostrano una lenta ripresa solo a partire dal mese di agosto 2021. L’andamento del movimento turistico alberghiero ed extralberghiero a livello territoriale confrontato con i risultati dell’anno 2019 conferma la contrazione in tutti gli ambiti turistici, con variazioni che vanno da un -20,1% nella zona del Garda trentino, Ledro e Comano al -54,8% per la val di Sole.

A incidere sul 2021 è stata naturalmente la chiusura degli impianti per fronteggiare l'emergenza Covid. Il 2020 fino a febbraio (due mesi con crescite a doppia cifra), quando è stato decretato il lockdown, era a livelli più che interessanti con buone sensazioni su marzo. Da lì la caduta verticale e una ripresa estiva, poi ancora il semaforo rosso all'inverno. 

La dinamica delle presenze mostra, infatti, valori in netto calo nei mesi di gennaio, febbraio e marzo; ecco la ripresa da aprile in concomitanza con l’allentamento delle restrizioni imposte per l’emergenza sanitaria. E' agosto a confermarsi il mese con il più alto numero di pernottamenti e il suo peso relativo sull’anno aumenta di 4,3 punti (dal 27,9% al 32,2%) a causa delle consistenze anomale del movimento negli altri mesi.

Il confronto con il 2020 presenta comunque in generale valori in crescita sia per gli arrivi (8,3%) che per le presenze (2,1%). Il settore alberghiero registra un aumento negli arrivi del 2,9% e un calo nelle presenze del 6,2%. Nell’extralberghiero si osservano valori molto positivi, con l’aumento del 24,1% negli arrivi e del 23,2% nelle presenze.

 

Le presenze alberghiere rappresentano il 65,8% del totale dei pernottamenti rilevati nel complesso delle strutture ricettive (escludendo alloggi privati e seconde case). I pernottamenti registrati nel corso del 2021 sono circa 12 milioni, con una netta prevalenza di turisti italiani (68,7%). Risultano in crescita rispetto all’anno precedente entrambe le componenti - italiana e straniera - anche se gli italiani evidenziano una ripresa più decisa (+2,9%).

 

Le presenze italiane crescono del 2,9% rispetto all’anno 2020. Le principali regioni di provenienza si confermano essere Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Toscana. In sostanziale tenuta le presenze straniere (+0,3%). I flussi maggiori sono rappresentati da turisti tedeschi, olandesi, austriaci, polacchi e cechi. 

 

Insomma, il 2021 è andato meglio del 2020 e nel 2022 gli impianti sono rimasti aperti e questo rappresenta una boccata d'ossigeno che, però, non può bastare per un comparto ancora in difficoltà e adesso alle prese anche con la congiuntura economica tra il caro bollette, i costi delle materie prime e le spese fisse che lasciano il settore nell'incertezza in attesa della vera e propria ripartenza.

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