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| 01 set 2022 | 18:51

Trento provincia più sportiva d'Italia? Ora però con l'aumento dei costi le palestre rischiano di chiudere. Confcommercio: ''Già numerose strutture in difficoltà''

Sono molte, anche nel settore sportivo, le realtà che stanno vivendo con particolare preoccupazione l'avvicinarsi della stagione autunnale ed invernale che renderà necessario l'incremento della spesa di luce e riscaldamento all'interno delle strutture sportive

Foto archivio
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di Redazione

TRENTO. Titolari di palestre, centri sportivi e personal trainer. E' allarme anche per il mondo dello sport che si trova a fare i conti con il caro energia. “Il rischio concreto è di compromettere diverse  attività con conseguenti gravi ripercussioni anche sui lavoratori che operano professionalmente, non come meri volontari, nel settore: dall'amministrazione, ai dipendenti istruttori fino ai personal trainer, diverse sono le figure lavorative che, grazie alle imprese del comparto, consentono di generare reddito per le famiglie” ha riportato in una nota Confcommercio del Trentino.

 

Sono molte, anche nel settore sportivo, le realtà che stanno vivendo con particolare preoccupazione l'avvicinarsi della stagione autunnale ed invernale che renderà necessario l'incremento della spesa di luce e riscaldamento all'interno delle strutture sportive. 
Gli importi che hanno già dovuto affrontare i titolari, rispetto allo stesso periodo del 2021, sono già più che raddoppiati ed in alcuni casi triplicati. Da non dimenticare che le palestre, inoltre, provengono da un periodo di pesanti restrizioni dovute da misure anti-Covid che ha costretto a forzate e lunghe chiusure.

 

Difficile ancora quantificare il maxi-rialzo, purtroppo, che sarà determinato, oltre che dalla luce, anche dai costi del riscaldamento che servirà alle strutture per accogliere i clienti, ma il rischio ormai evidente è che lo stesso possa incidere pesantemente sulla sostenibilità delle imprese con necessari tagli e ripercussioni anche sui livelli occupazionali. Non è da escludere, nella peggiore delle ipotesi – spiega in una nota Confcommercio - che alcune strutture possano essere costrette a chiudere o sospendere le attività, circostanza che può avere un effetto deflagrante: crisi delle imprese sportive, calo dei livelli occupazionali e, non per ultima, diminuzione della pratica sportiva, spesso esercitata anche in stretta correlazione alla prevenzione o alla cura di diverse patologie. 

 

“Dover pensare di andare ad incidere sul cliente della struttura, aumentando i costi a carico dello stesso e delle famiglie, per dover esclusivamente far fronte al rialzo esorbitante dei prezzi dell'energia, appare paradossale ed ingiusto, sia per noi imprenditori sia per i nostri clienti” spiegano gli imprenditori ed i professionisti sportivi di Confcommercio. 

 

Trento, da ultima statistica Istat, è in testa quale provincia più sportiva d'Italia, primato al quale contribuiscono i tanti imprenditori e liberi professionisti del settore che consentono una diffusione di eccellenza della pratica sportiva in strutture rese competitive grazie agli investimenti dei privati, sotto l'aspetto organizzativo, funzionale, dei macchinari e delle attrezzature utilizzate. 

 

Stiamo parlando di attività importanti non solo riguardanti la preparazione sportiva ed atletica o il semplice benessere fisico ma anche della riabilitazione fisico-motoria e, pertanto, alla prevenzione e cura di diverse patologie, una su tutte l'obesità. 

 

“Inutile sottolineare ancora, pertanto, l'indiretto risparmio per la spesa sanitaria e pubblica alla quale contribuiscono le imprese del comparto sport. La situazione attuale – spiegano i rappresentanti di Confesercenti -  non mette a rischio, pertanto, solo l'economia delle imprese sportive e dei lavoratori, ma rischia di avere rilevanti ripercussioni sulla salute causa l'abbandono, o per i costi elevati della pratica o per la chiusura di molte strutture

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