“In 3 anni potere d'acquisto -15%: è come avere oltre 2 mensilità in meno ogni anno”. Inflazione al 9,3%, i sindacati attaccano: “La Giunta resta immobile”
Sulla base dei dati relativi all'inflazione, per Cigl, Cisl e Uil è urgente “intervenire per spingere i rinnovi contrattuali e politica dei redditi per non rischiare emergenza sociale nelle fasce più deboli”. Di fronte alla situazione economica attuale però, per i sindacati “la Giunta resta immobile”

TRENTO. “Si può prevedere che l'inflazione nel triennio 2021-2023 in Provincia si attesterà oltre il 15% cumulato, visto che l'Istat da già come acquisito un incremento dei prezzi del 5,4% su quest'anno”. Una prospettiva futura, quella denunciata da Cigl, Cisl e Uil del Trentino, che si scontra però con “l'immobilismo della Giunta”, dicono i sindacati, mentre sarebbe urgente in questa fase intervenire per “spingere rinnovi contrattuali e politica dei redditi, per non rischiare un'emergenza sociale nelle fasce più deboli”.
In particolare, come riportato dal segretario provinciale della Cigl Andrea Grosselli, si può ipotizzare che l'inflazione cumulata sul triennio vada addirittura verso il 18%, andando di fatto a 'sottrarre' ai lavoratori oltre due mensilità ogni anno se non si rinnovano i contratti e se non si garantiscono aumenti adeguati. “E' come – aggiunge Grosselli – perdere in un sol colpo larghe fette del welfare provinciale se non si indicizzano queste misure al costo della vita. Insomma, si diventa tutti più poveri”.
Il dato di partenza di Cigl, Cisl e Uil è quello relativo all'inflazione di febbraio in Trentino, quando l'aumento dei prezzi si è attestato al 9,3%, pur decelerando rispetto al 10% del mese precedente, con un andamento di nuovo più sostenuto rispetto al trend nazionale. “A trainare la crescita sono soprattutto i beni di prima necessità – dicono i sindacati – alimentari e largo consumo”. Cigl, Cisl e Uil invitano quindi a non abbassare la guardia, puntando come detto il dito contro “l'immobilismo della Giunta Provinciale,che fino ad oggi non ha messo in campo nessuna azione né sul fronte contrattuale, non stanziando le risorse per il rinnovo dei contratti delle Autonomie locali, scuola e sanità, né per adeguare strutturalmente le misure di sostegno alle famiglie e del welfare provinciale.
“L'aumento dei prezzi – dicono i segretari Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti – si concentra su beni non comprimibili e dunque colpisce le famiglie più fragili a reddito fisso. Da mesi sollecitiamo la Giunta ad aprire un confronto per definire una politica dei redditi che dia sostegno alle componenti più esposte della nostra comunità. Ad oggi non è ancora stato aperto nessun confronto né l'esecutivo ha messo in atto misure strutturali in questa direzione se si esclude il parziale adeguamento Icef all'inflazione per assegno unico e il bonus bollette di 180 euro, del tutto insufficiente”.
Per le tre confederazioni però, Piazza Dante non si è mossa nemmeno sul piano dei rinnovi contrattuali: “Con questo atteggiamento – dicono i tre segretari – la Giunta non solo non apre il confronto per il rinnovo contrattuale di 45mila dipendenti pubblici tra enti locali, scuola e sanità, ma di fatto legittima anche le imprese a restare ferme con il risultato che i contratti non si rinnovano e le lavoratrici ed i lavoratori vedono calare a picco la loro capacità di spesa”. Una situazione, come anticipato, che per i sindacati rischia di avere un impatto pesantissimo sulla tenuta sociale della nostra comunità e che ne compromette anche la capacità di attrazione di nuova manodopera.
“Se le retribuzioni non sono adeguate al costo della vita sul nostro territorio – dicono Grosselli, Bezzi e Alotti – è difficile pensare che lavoratrici e lavoratori, anche con competenze, arrivino in Trentino. Piuttosto il combinato disposto tra basse retribuzioni e alto costo della vita porterà molti a cercare occasioni lavorative fuori dai confini provinciali”.












