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| 03 ago 2023 | 11:26

“Retribuzioni più basse del Nord-est e troppi precari (soprattutto giovani e donne) tra i nuovi assunti”: il punto sul mercato del lavoro in Trentino di Cigl, Cisl e Uil

I sindacati hanno analizzato il mercato del lavoro in Trentino sulla base dei dati dell'osservatorio dell'Agenzia del lavoro riferiti a maggio e ai primi cinque mesi dell'anno: il saldo occupazione è positivo ma in Trentino, dicono le sigle sindacali, le retribuzioni restano troppo basse

Foto d'archivio

TRENTO. Nel mercato del lavoro trentino la questione centrale resta quella della qualità dell'occupazione. A dirlo sono Cigl, Cisl e Uil, analizzando i dati dell'osservatorio dell'Agenzia del lavoro riferiti a maggio e ai primi cinque mesi dell'anno. Dati che parlano di un saldo occupazionale comunque positivo, nonostante il calo nelle assunzioni, ma che secondo i sindacati sottolineano come le retribuzioni sul territorio provinciale rimangano troppo basse, mentre la percentuale di precariato “è ancora elevata tra le nuove assunzioni”.

 

Un andamento insomma, dicono le sigle: “In chiaro/scuro della dinamica occupazionale in Trentino. Cigl, Cisl e Uil colgono gli aspetti positivi, come la crescita delle stabilizzazioni e la dinamica del saldo tra assunzioni e cessazioni, ma non nascondono le preoccupazioni per le criticità che emergono dallo studio. Il saldo positivo – riportano Maurizio Zabbeni, Lorenzo Pomini e Walter Largher, responsabili delle politiche del lavoro rispettivamente per Cigl, Cisl e Uil – dimostra la tenuta del nostro tessuto economico pur in un generale quadro di rallentamento, che si riflette nella riduzione delle assunzioni. Positivo è anche il dato sulle stabilizzazioni, mentre resta ancora eccessivo il ricorso a forme contrattuali precarie per le nuove assunzioni”.

 

Come detto, però, per i sindacati l'elemento di maggiore criticità resta la qualità dell'occupazione: “Sul nostro territorio – scrivono – le retribuzioni sono le più basse del Nord-Est e questo è un dato negativo, così come esiste un problema di precarietà soprattutto per giovani e donne. È importante investire in politiche del lavoro che facilitino l'inserimento lavorativo di giovani e donne, che favoriscano l'incontro tra domanda e offerta di lavoro e che potenzino la formazione soprattutto per la riqualificazione dei disoccupati. Detto ciò è innegabile che la qualità del lavoro si leghi anche alla competitività e all'innovazione delle nostre imprese”.

 

Per questo, concludono Zabbeni, Pomini e Largher: “Insistiamo su politiche industriali che sostengono gli investimenti per rendere più competitivo, innovativo e produttivo il tessuto produttivo locale, per intercettare le opportunità dell'innovazione tecnologica, digitale, della transizione ecologica nella sua ampia declinazione. Restiamo convinti che su questo fronte vi siano ancora enormi spazi di miglioramento, a partire dalla selettività degli incentivi pubblici alle aziende”.

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