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| 14 gen 2023 | 19:15

Scarpe, la Cina resta capofila mondiale anche se ha prodotto 1,5miliardi di paia in meno. Crescono Vietnam, Pakistan e Turchia

Il punto è stato fatto durante l'inaugurazione della 98esima edizione di Expo Riva Schuh & Gardabags dal dal presidente del comitato scientifico Enrico Cietta. Gli elementi di criticità futuri potrebbero essere rappresentati dalla discontinuità della filiera produttiva cinese, così come dalla bassa crescita economica mondiale che ormai tutti gli organismi internazionali si aspettano

di Redazione

RIVA DEL GARDA. La 98esima edizione di Expo Riva Schuh & Gardabags si è aperta sabato 14 gennaio 2023 dimostrandosi già un successo per i numeri legati alla partecipazione degli oltre 1100 espositori (il 10% in più rispetto a giugno 2022) provenienti da oltre 40 Paesi (il 44% europei e il 56% extra Ue) e compratori giunti da oltre 100 nazioni. Durante l'inaugurazione il presidente di Riva del Garda Fiere e Congressi Pellegrini ha spiegato che ''la percezione è chiara: siamo ormai all’uscita del lungo tunnel in cui la pandemia ci ha gettato. Se nella scorsa edizione avevamo già intravisto la luce, oggi possiamo dire che il mercato delle calzature e della pelletteria è in piena accelerazione e abbiamo la sensazione che possa tornare ai massimi livelli entro il 2024''.

 

Al riguardo molto interessante è stata l'analisi fatta dal presidente del comitato scientifico di Expo Riva Schuh & Gardabags, Enrico Cietta che ha fatto proprio il punto sul settore: ''L’incertezza in cui abbiamo vissuto negli ultimi due anni, causata dalla pandemia, ci accompagnerà anche per il prossimo biennio, ma sarà di segno diverso e metterà a tema nuove problematiche con cui il settore calzature dovrà confrontarsi''. 
 
L’analisi di Cietta ha preso il via dai dati registrati dal mercato internazionale nell’ultimo triennio. La produzione mondiale in volume si è attestata nel 2021 sulle 22.211 milioni di paia, dopo essere scesa a 20.475 milioni di paia in tempo di Covid, rimanendo ancora lontana dalle 24.279 milioni del 2019. Una fotografia del settore in cui non sono mutate solo le cifre, ma anche alcuni equilibri. La Cina, pur rimanendo capofila internazionale, ha registrato una perdita di produzione pari a 1,5 miliardi di paia e una perdita di 1,8 miliardi di paia esportate. Un decremento iniziato ancor prima del fenomeno pandemico e che delinea una situazione tesa a delocalizzare porzioni di produzione così come a destinarne una buona parte al mercato interno.
 
Un movimento che ha permesso ad altri paesi asiatici di migliorare le proprie performance. Il Vietnam, infatti, ricopre oggi una quota di produzione mondiale in volume del 6,1% (nel 2017 era del 4,7%); il Pakistan registra un 2,3% (1,7% nel 2017); le Filippine 0,8% (contro lo 0,2% del 2017). In crescita anche l’India, che segna +191 milioni di paia andando a conquistarsi l’11,7% di quota di mercato, e la Turchia +147 milioni di paia (2,5%) la quale ha tratto enorme vantaggio dalla vicinanza con il mercato europeo e dalla possibilità di rappresentare una valida alternativa per superare i problemi legati alla logistica.
 
Questo rinnovato panorama internazionale dovrà confrontarsi con le incertezze del prossimo biennio. I punti di criticità, secondo Cietta, potrebbero essere rappresentati dalla discontinuità della filiera produttiva cinese, così come dalla bassa crescita economica mondiale che ormai tutti gli organismi internazionali si aspettano. Segnali di ottimismo, ma pur sempre di incertezza, si ritrovano invece nella forte selezione delle aziende avvenuta in questi anni, che consegna oggi un paesaggio produttivo più solido e stabile, oltre alla differenziazione delle fonti di approvvigionamento, aspetto ormai consolidato.

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